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La "Relazione pubblica" metateatrale di Caterina Sagna al Teatro Palladium

Una serata di teatrodanza con ironia ma con una struttura drammaturgica poco convincente, recensione del 7 marzo 2009

Relazione Pubblica - Caterina Sagna

Per una sera sola, ieri (7 marzo), Roma ha avuto la possibilità di assistere al lavoro di una delle più importanti coreografe italiane, Caterina Sagna, che insieme alla sua compagnia ha portato in scena al Teatro Palladium, Relazione pubblica.
Il primo dato oggettivo da segnalare è il coraggio e l’intelligenza della Fondazione Romaeuropa nel portare la danza contemporanea all’interno di un programma che non si ferma alla sola prosa, ma, come ho spesso spiegato, si apre alla danza, alla musica e al cinema (vedremo infatti il Festival internazionale del cortometraggio a fine marzo e il Roma 3 Film Fest a fine maggio). Il tempo delle arti performative chiuse in compartimenti stagni è ormai finito da tempo.

E in questo senso va letto anche lo spettacolo di Caterina Sagna, accompagnata in questo viaggio dalla sorella Carlotta, perché la compagnia formata da danzatori eccellenti come Alessandro Bernardeschi, Claire Croizé, Lisa Gunstone, Antonio Montanile e Mauro Paccagnella, non si accontenta di esplorare i limiti fisici e musicali del corpo ma allarga il proprio spazio di ricerca proprio verso la recitazione e lo fa con un’ironia e una leggerezza che gli permette di prendersi gioco di tutta una serie di archetipi del teatro di ricerca e del teatrodanza.
Relazione pubblica mette in scena la storia di uno spettacolo in divenire, Amori di pietra, è dunque l’antico escamotage del metateatro a permettere alla Sagna di guardare il mondo della danza e dello spettacolo dal di fuori. A Daniela Bisconti viene affidato il compito di presentare un qualcosa che sta a metà tra la conferenza stampa e la prova aperta. Le due coreografe (Caterina e Carlotta) insieme ai danzatori parlano della nascita del fantomatico spettacolo basato sulla cultura orientale, tra gag (alcune più riuscite altre meno) e litigi vengono mostrate le coreografie di Amori di pietra. Le cose più interessanti, a mio avviso, si vedono però proprio quando l’ironia si inserisce nella danza, ovvero quando gli artisti mettono alla berlina tutta una serie di esercizi e di pensieri tipici del terzo teatro, quegli esercizi di cui abbondava negli anni ’70 qualunque gruppo post Grotowski e Barba. Ecco allora i danzatori intenti a passarsi le energie in cerchio oppure a urlare cercando risuonatori sparsi chissà dove.

Se nei momenti di danza la trasmissione delle emozioni al pubblico è istantanea e veritiera (bellissimo il passo a due tra Alessandro Bernardeschi e Mauro Paccagnella), nella costruzione della finzione di cui deve nutrirsi la struttura del teatro nel teatro lo spettacolo perde efficacia. L’espediente metateatrale dopo Pirandello probabilmente ha funzionato solo con The connection del Living Theatre e il pubblico odierno, formato da attenti ed esperti frequentatori, difficilmente può credere al fatto di assistere a una vera “prova”. Eppure la Sagna, seppur con grande ironia, va avanti su questa strada addirittura simulando lo spegnimento delle luci in sala, con tanto di goffa caduta alla quale non penso abbia potuto credere qualcuno.

Rimangono però gli attimi autentici in cui la compagnia si racconta mettendo a nudo la propria poetica artistica (la danza come archeologia dello spazio dice la Sagna), svelando con leggerezza quei momenti di creazione coreografica capaci di emozionare chiunque.

Visto il 7 marzo 2009
Teatro Palladium
Roma

La Compagnia Caterina Sagna sarà in scena anche il 4 aprile al Teatro Palladium di Roma con Sorelline

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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