Alcune volte leggendo i libri di Storia o vedendo vecchi film sicuramente abbiamo sperato di poter credere nell’esistenza di almeno un eroe in quelle guerre che hanno calpestato l’umanità. Ma sbagliavamo, la vita ce lo ha insegnato (anche se forse ancora non tutti hanno capito), non è vero, gli eroi non esistono e le figure storiche per quanto giganti possano apparire, sono invece piccolissime, come piccolissima è l’umanità di fronte alla guerra.
Sono antieroi i personaggi creati da Francesca Zanni per L’ ultima notte di pace e si ritrovano nello stesso spazio, ma in un tempo diverso. Due di loro aspettano lo scontro nella battaglia di Lepanto nel 1571, sono un cavaliere e un gesuita, tre sono quelli che a fine ‘700 si trovano a contrastare la discesa di Napoleone in Italia, uno è invece il soldato che dopo la battaglia di Caporetto rimane per un anno abbandonato nei boschi. La drammaturgia raccoglie questi brandelli di Storia e li trasforma in narrazione, li umanizza ponendoli, per una volta, sulla stessa linea di tempo, il tempo del teatro.
In una scenografia essenziale fatta solo di tre colonne, che si ripetono tre volte sul fondo (per ogni epoca storica), appaiono i soldati, illuminati con un tenue controluce, quasi nascendo e nascondendosi da e nella mente dell’autrice e quasi fossero veramente partoriti in teatro, per alcuni attimi iniziali, nudi si aggirano sul palco, sono i figli della guerra.
Anche se ognuno di loro abita il proprio tempo le ragioni che spingono all’odio sono le medesime, sia che la guerra venga fatta in nome di Cristo contro gli infedeli, sia quando a muoverla è l’utopia incarnata da Napoleone, sia che la guerra voglia dire cercare di sopravvivere cibandosi del corpo dei propri compagni dopo la sconfitta di Caporetto.
E’ una disfatta in tutti e tre gli esempi, non esiste vittoria, esiste solo la coscienza che qualunque guerra porterà un nuovo padrone con nuovi inutili sacrifici, esiste solo la consapevolezza che la vita poi non continua come prima.
Gli attori (Giorgio Colangeli, Vito Facciolla, Davide Nebbia, Ignazio Oliva, Rolando Ravello, Edoardo Rossi), tra emozioni vere e racconti storici, ben si immergono nelle situazioni, l’attenta regia ( della stessa autrice), quasi invisibile per pulizia, dosa i tempi dei dialoghi, difficilmente cede a ritmi e recitazioni banali e soprattutto esalta la poesia del testo. Perché in definitiva è di questo che stiamo parlando: di una drammaturgia di altissimo livello per capacità narrative, liriche e di composizione teatrale. Alcune volte i personaggi, nonostante siano così lontani temporalmente, percepiscono la propria vicinanza emotiva e quasi sembrano parlarsi, ascoltarsi in quella che sarà la loro Ultima notte di pace.
Visto alla prima del 19 marzo
In scena fino al 10 aprile 2009
Teatro Orologio – Sala Grande
Roma
Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

Andrea Pocosgnich








