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Rintra ‘u Cuòri: al Palladium i Sutta Scupa raccontano il mito di Sacco e Vanzetti

Recensione dello spettacolo prodotto dal Festival delle Colline Torinesi, in scena per due giorni al Teatro della fondazione Romaeuropa. La mise en scène, efficace e innovativa, racconta una storia purtroppo sempre attuale

Sutta Scupa - Rintra 'u Cuori

Arancio come il colore delle divise dei detenuti a Guantanamo, arancio quasi fosforescente, chimico, postmoderno. Se dovessi connotare cromaticamente Rintra ‘u Cuòri di Sutta Scupa andato in scena ieri sera (14 marzo) al Teatro Palladium, userei questo colore.

Più che la ricostruzione dell’accaduto reale, il teatro di Sutta scupa, sviscera il mito di Sacco e Vanzetti. La vicenda dei due italiani anarchici giustiziati nel ‘27 negli Stati Uniti non è ricostruita in modo documentaristico o politico, è l’umanità dei protagonisti ad essere evidenziata. In questo modo va visto anche l’incipit del dramma scritto e diretto da Giuseppe Massa, con i due protagonisti (interpretati dai bravissimi Emiliano Brioschi e Giovanni Prisco) che vendono patate e carne in un ipotetico mercatino americano, non sono lì a parlare di politica, solo lì per sbarcare il lunario; la politica, o meglio la lotta di classe, verrà fuori in seguito, quando i due saranno in carcere.

Due controluce bassi, posti all’altezza del palco, dipingono la scena di arancio e una ritmica dalle frequenze hardcore esplode dall’amplificazione, è una scena post moderna che racconta di qualcosa avvenuto negli anni ‘20. Simona Malato, stupefacente per tecnica e sensibilità artistica, diventa prima la moglie di Sacco che non vede il proprio uomo tornare a casa e poi una distaccata narratrice che invece racconta i fatti in maniera fredda: l’arresto dei due anarchici, i violenti interrogatori, il processo e poi i dialoghi tra i poliziotti che vengono descritti con delle bambole illuminate, tenute in braccio come fossero una fisarmonica e infatti la Malato le fa suonare dando ritmi e voci a ognuna di loro. Ma c’è posto anche per una partita di tennis tra il pubblico ministero e il giudice che diventa una discussione sulla colpevolezza degli accusati. E quando anche il pubblico ministero si decide, per i due non rimane che la sedia elettrica e il viaggio verso la morte diventa una via crucis nella quale i due saranno legati tra loro e dovranno portare il peso delle sedie che li uccideranno, per poi fuggire con la mente verso il mare e nuotare via.

La forza di Sutta Scupa sta nella capacità di mettere in scena il mito attraverso una forma teatrale tra le più innovative, di dare alla vicenda colori e connotazioni attuali, si veda il razzismo che sta strisciando sotto la pelle della nostra società, le violenze degli stati verso coloro che credono essere terroristi, la paura per chi ha idee diverse.
Peccato solamente che oggi sarà la seconda e ultima replica.

in scena il 14 e 15 marzo 2009
Teatro Palladium
Roma

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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