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Pathosformel e Teatro Sotterraneo: la Fies Factory al Palladium

Recensione del secondo appuntamento con la residenza artistica. Gli ultimi due gruppi presentati emozionano e divertono con i loro spettacoli: "La timidezza delle ossa" e "Post-it"

Pathosformel - la timidezza delle osse Non so se per caso o volutamente, comunque il telo, con la sua particolare capacità di nascondere, è stato il fattore cardine (nella sua condizione drammaturgica e non scenografica) del secondo appuntamento di Fies Factory One al Teatro Palladium.

Per i giovanissimi Pathosformel (Daniel Blanga Gubbay, Francesca Bucciero e Paola Villani), vincitori di una menzione speciale agli ultimi Premi Ubu e primo gruppo a esibirsi ieri (19 aprile), il telo bianco è l’elemento minimo di un particolare linguaggio artistico che vede nella performance dal vivo la creazione di un’opera d’arte in divenire.
La timidezza delle ossa pone il pubblico di fronte a uno schermo illuminante (anche la fonte di luce è celata), dietro il telo bianco operano i due performer, non li vediamo, è visibile solo il risultato della pressione dei loro corpi sul telo. Una musica volutamente monotona e angosciante accompagna le variazioni minime che appaiono sullo schermo bianco, all’inizio sono degli spigoli che premono sul telo, non ci è permesso vedere altro, poi lentamente, con un ritmo registrato, iniziamo a riconoscere qualcosa. Comincia a essere visibile una mappatura ossea che spinge dietro il telo. Riconosciamo mani, vertebre, toraci che premono per liberarsi da quell’imballaggio. Capiamo anche che sono in due: un uomo e una donna. In una sequenza coreografica articolata tra pieni e vuoti, con la musica che inizia a riempirsi di rumori e scariche elettriche, i corpi si ammassano, la carne è compressa, i due scheletri si abbracciano, si divincolano, forse si amano, comunque lottano, senza riuscirci, per venire al di qua del telo, o almeno per mostrarsi, per determinare la propria esistenza.
Durante i 30 minuti della performance assistiamo a una sperimentazione di altissimo livello capace di combinare un efficace uso della musica elettronica, un atletismo circense (basti pensare che gli artisti hanno costruito dietro al telo una struttura, nascosta dagli sguardi del pubblico, sulla quale si arrampicano per passare da un angolo all’altro del quadrato) e una sensibilità nella creazione del pathos emotivo, il risultato è una delicata ed emozionante poesia del corpo.

Teatro Sotterraneo - Post it Anche in Post-it, ultimo lavoro di Teatro Sotterraneo, gruppo toscano formato da 5 elementi (4 performer: Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri e un dramaturg: Daniele Villa), il telo è un elemento primario. Questa volta però i teli servono a costruire un cubo nero, mancante della quarta parete, è all’interno di questo volume che il collettivo per 55 minuti gioca il suo assurdo teatro.
Nei tre lati e negli angoli del cubo, da numerose feritoie cominciano a entrare e uscire i performer, hanno un portamento e un abbigliamento neutro, da Jeans e maglietta, non tradiscono la minima emozione, il minimo tentativo di ricerca psicologica. Capiamo infatti sin dalle prime serie di entrate e uscite dal cubo di trovarci di fronte a una ricerca del surreale, se un performer mette da dentro il cubo la testa fuori, dall’altro lato, a delineare una continuità impossibile dei corpi, rientra la testa di un altro performer, si creano così degli spiazzamenti visivi e logici che non possono non portare alla risata.
Il cubo di Teatro Sotterraneo è uno scrigno di idee e sorprese, è questo forse il tratto più indicativo di questo gruppo, la capacità di spezzare la comprensione del pubblico impedendogli di prevedere l’invenzione successiva. Le serie di azioni, che in alcuni casi sfiorano il nonsense dell’happening, non rispettano mai una prassi narrativa e scardinano anche quelle che sono le relazioni logiche alla base delle vita di tutti i giorni. Questa linea di sviluppo è rispettata anche quando nel discorso scenico la parola comincia ad avere un ruolo importante quanto quello delle azioni. Secondo questo schema anche concetti come l’ontologica antinomia vita-morte si svuotano di mero realismo per approdare nel surreale, ecco che ad un ipotetico funerale è il morto a suggerire all’amico vivo il discorso da pronunciare, discorso che più volte si inceppa senza arrivare mai al finale ed è sempre secondo questo schema che i vivi e i morti si scambiano i ruoli.

visto il 19 aprile 2009
Teatro Palladium
Roma

Prossime date a Roma per Teatro Sotterraneo e Pathosformel:

18 maggio Teatro Valle (Rassegna vincitori del Bando Nuove Creatività Eti)
Pathosformel – La più piccola distanza [Leggi la recensione]
28 maggio Teatro Valle (Rassegna vincitori del Bando Nuove Creatività Eti)
Teatro Sotterraneo – La Cosa 1 [Leggi la recensione]
Leggi anche la recensione relativa alla prima serata (Sonia Brunelli, Dewey Dell, Francesca Grilli)

Leggi anche l’articolo sul progetto di residenza Fies Factory

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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