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Pearl: originale creazione di Teatro Deluxe

E' in scena un interessante spettacolo al Teatro del csoa Forte Prenestino, fino a stasera 17 aprile. Storia di un'adolescente e di un affetto mancato

Pearl - Teatro Delux

Frequentare strade poco battute, conoscere giovani artisti inquieti che scalpitano per avere un po’ di spazio, andare a cercare nuove forme, nuovi approcci alla materia teatrale, anche se grezzi, anche se realizzati con poco, con quello che basta.

Teatro Deluxe l’ho conosciuta per caso sul “libro delle facce”, è una compagnia rinata nel 2007 (dopo la dipartita di alcuni protagonisti del progetto iniziale), Vera Michela Suprani (attrice e autrice) e Claudio Oliva (autore e regista) sono i due responsabili (in positivo) della rinascita del gruppo.

Nel 2008 al Kollatino Underground hanno presentato il loro primo lavoro, Pearl. Adesso lo spettacolo è in scena fino a stasera al teatro del csoa (centro sociale occupato e autogestito) Forte Prenestino.

Pearl più che una storia è un momento, è il racconto di una condizione di vita adolescenziale frantumata. Vera Michela Suprani entra in scena dopo un prologo senza attori nel quale attimi tristemente comici di un interno familiare vengono raccontati proiettando alcune diapositive, i personaggi sono delle bambole, ma parlano con voci umane, nel vuoto raccontano già un malessere fatto di inquietudini adolescenziali. Poi della scena si appropria una bambina, forse già troppo cresciuta, era lei una delle bambole, è lei che da anni è costretta a dividere il proprio padre con le donne da lui occasionalmente amate, è lei che si prepara ad andare o non andare al matrimonio del genitore con la sua ultima fiamma.

In scena solo un tappeto rosso circolare, una poltrona gonfiabile e una colonna con dei piccoli mezzi busti. La contrapposizione di sensazioni e sensibilità è una delle caratteristiche principali di questo lavoro, la scena non è propriamente la ricreazione della tipica camera di un’adolescente, c’è questa fuga visiva verso il surrealismo, però la storia che vi si racconta è quotidiana amministrazione dell’esistenza umana ed è proprio questo scarto ad essere interessante. Poi c’è anche il contrasto che nasce tra l’adolescenza, mutazione della mente e del corpo e la figura esile, ma già cresciuta dell’ attrice: un corpo da adulta che negli attimi della rappresentazione ritorna alla sua adolescenza, osando senza nascondersi, denudandosi.

Non c’è linearità nella drammaturgia, ci sono balzi temporali in cui la Suprani prima dialoga con il padre e poi diventa lei stessa una delle sue donne, le imita mettendosi una parrucca e ballando come farebbero loro, ne acquisisce i modelli, poi torna ad essere una bambina la cui unica richiesta è un grido d’aiuto a un padre che non ascolta.

Lo spettacolo, anche se, a mio avviso, potrebbe essere sviluppato ulteriormente (non mi pare duri più di 30-40 minuti) e curato in alcuni particolari, lascia ben sperare proprio per l’ estetica con cui il tema è rappresentato, per le contraddizioni che animano forma e contenuto di cui parlavo prima e in definitiva per la voglia di creare qualcosa che abbia una sua autonomia artistica e dunque una sua originalità

Regia: Claudio Oliva
Drammaturgia: Vera Michela Suprani e Claudio Oliva
Con: Vera Michela Suprani e Roberto Sacripanti
Disegno Luci: Marco Fumarola
Fonia: Giulia Di Vincenzo
Voci off: Valentina Cannizzaro e Claudio Oliva

Visto in occasione della prima
In scena il 16 e 17 aprile 2009
Teatro Forte – csoa Forte Prenestino
Roma

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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