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Furie de Sanghe: Fibre Parallele al Teatro Valle con il nuovo spettacolo

La recensione dopo il debutto del 21 maggio a I Teatri del Tempo Presente. Lo spettacolo che ha come sottotitolo "Emorragia cerebrale" convince per la cifra ironica e grottesca. E' un possibile scenario di una Bari desolata

Fure de sanghe - Fibre Parallele Non esiste famiglia, esistono tre persone che coabitano con difficoltà, ognuna difende il proprio territorio, dialogano in dialetto barese, più che altro si insultano, sono più vicini agli animali che agli uomini. Non esistono sentimenti, non c’è religione o speranza nel futuro. Nell’ultimo lavoro di Fibre Parallele, che ha debuttato in prima nazionale ieri sera (22 maggio) all’interno della rassegna I Teatri del Tempo Presente al Valle, la famiglia subendo un processo di stereotipizzazione e regressione ha vomitato via i valori su cui dovrebbe essere costituita e li ha sostituiti con la devozione per cose ben più materiali.

I tre abitanti di questo seminterrato di Bari sono chiusi ognuno nel proprio mondo: il padre (Corrado La Grasta) passa tutto il tempo a inebetirsi di fronte alla tv, il figlio (Riccardo Spagnolo), corpo smilzo e orecchie posticce, è un nullafacente perennemente drogato di gratta e vinci, la zia (Sara Bevilacqua) trascorre le giornate a prendersi cura di un capitone che vive in un acquario. A rompere gli equilibri ci pensa Felicetta (Licia Lanera), esce fuori da un sacco della spazzatura, quasi come anticipazione del suo futuro nella casa. Senza alcun timore, masticando un chewinggum, si mostra nei suoi pantaloncini rosa attillati e, in quanto fidanzata del ragazzo, è subito vittima dell’interrogatorio familiare, la zia ne controlla anche la qualità fisica, neanche fosse un cavallo le guarda i denti, le orecchie, le passa le mani tra i seni e le cosce.

E’ un teatro fatto di paradossi grotteschi quello della giovane compagnia Fibre Parallele, un teatro esagerato, che non nasconde l’utilizzo di parrucche, nasi e orecchie esplicitamente finte, ma allo stesso tempo fa uso di una vera anguilla, che tra l’altro a un certo punto dello spettacolo è schizzata fuori dall’acquario per poi essere prontamente recuperata, allo stesso modo gli stereotipi dei personaggi, attraverso voci e comportamenti, sono portati a un eccesso tale da provocare nel pubblico numerose risate amare. E’ proprio il rapporto con lo spettatore a essere pensato in maniera originale, non mi riferisco solo all’accensione delle luci sulla sala nel delicato monologo finale, con lo sguardo degli attori verso il pubblico analogo allo sguardo in macchina del cinema, ma penso proprio al linguaggio teatrale e ai tempi utilizzati nello spettacolo. Con un ritmo a “fisarmonica” dettato da momenti di pausa, in cui i passaggi cromatici delle luci fanno pensare a un passaggio di tempo, Fibre sospende continuamente l’aspettativa del pubblico e ci riesce senza farlo mai immedesimare completamente. Questo avviene non solo grazie alla teatralità esagerata che vuole essere una fotografia distorta, e dunque veritiera, del reale, ma anche grazie all’uso, in colonna sonora, di un tappeto vocale continuo fatto di rumori, borbottii, suoni viscerali, risuonatori gutturali, una partitura ritmico-musicale del corpo. D’altronde lo spettacolo, punto di arrivo del progetto Esercizi di Lingua Violenta, creato grazie al supporto del Kismet Teatro di Bari, del Teatro delle Albe e del Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito delle Nuove Creatività Eti, è anche uno spettacolo dei corpi, o meglio del corpo. E’ il corpo di Felicetta, ad essere al centro degli sguardi, ad essere toccato, gettato in terra, violentato oppure usato.

In una scena scarna che ha come elementi centrali la sdraio del padre, l’acquario della zia, un minuscolo sgabello di legno per il figlio e un soffitto ad arco tipico di alcune vecchie cantine o mansarde, in un anestetizzante bianco che contrasta con l’immagine reale di uno scantinato e con il sangue, protagonista improvviso dello show, si inserisce la personalissima cifra stilistica della compagnia barese. Assistiamo insomma a una scrittura (testuale e scenica) dirompente per aggressività, originalità e compiutezza da meritarsi il lungo applauso che il pubblico gli ha dedicato.

fibreparallele
Furie de sanghe
emorragia cerebrale
uno spettacolo di Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
con Sara Bevilacqua, Corrado Lagrasta, Licia Lanera, Riccardo Spagnulo
luci Pietro Matarrese
special art effects Leonardo Cruciano Workshop
assistente alla regia Rachele Roppo
tutor Vincent Longuemare, Marco Martinelli, Ermanna montanari, Ambra Senatore, Lucia Zotti

Visto il 21 maggio 2009, rassegna Teatri del Tempo Presente
Teatro Valle
Roma

Leggi anche la recensione di Mangiami l’anima e poi sputala.

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

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