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Hamlet Circus: al Teatro Sala Uno è di scena Lafabbrica

La recensione dello spettacolo che ha debuttato il 19 maggio. La scrittura scenica colpisce solo visivamente, il lavoro sul testo e sulla recitazione non arriva. In scena fino al 24 maggio

Hamlet Circus - Lafabbrica

Affrontare Amleto oggi, come tutti i classici, può essere estremamente coraggioso, oppure estremamente inutile. Può essere un’operazione di coraggio se si tenta una riscrittura del mito shakespeariano, ovvero lasciare fuori dalla sala prove qualunque timore reverenziale nei confronti del testo per rigirarsi il mito tra le mani (come per i vari Shakespeare di Fortebraccio Teatro), oppure può essere un’operazione inutile se il testo non subisce un processo di lavorazione adeguato e allo spettatore non viene lasciato uno stralcio di nuova interpretazione (l’ultimo Macbeth di Lavia è un esempio). D’altronde ogni rilettura di un classico non dovrebbe illuminare una zona d’ombra o comunque rigenerare il significato del mito rispetto alla percezione del pubblico?

Con la giovane compagnia Lafabbrica che da ieri (19 maggio) porta in scena, al Teatro Sala Uno, Hamlet Circus, ci troviamo di fronte a un esempio di “ri-creazione” dell’Amleto riuscita solo in parte. La regista Fabiana Iacozzilli dimostra di volersi incamminare su questa strada e affida la “narrazione” a una compagnia di quattro circensi: la madre di Amleto è una ballerina di danza classica destinata a vivere sulle punte, Ofelia è una sorta di acrobata (con ironia si presenta al pubblico dicendo “io sono Ofelia e sono la più brava” per poi uscir di scena con un volteggio), il re, oltre ad essere costretto a guardare tutti dal basso all’alto (la regista ha scelto un attore affetto da nanismo), è muto, non ha battute, ma esiste in quanto connotato dall’azione con cui entra in scena, il playback di “Un amore così grande” di Claudio Villa, e poi c’è lui, Amleto, che nasconde il proprio viso dietro la maschera da clown.

La partitura fisico-visiva dello spettacolo è ben costruita, i momenti danzati o semi-acrobatici funzionano e riescono a catturare lo spettatore nel meccanismo circense, non mancano neanche attimi di ironia (geniale il finale ad esempio) o di costruzione totalmente scenica della drammaturgia. Da questo punto di vista rimangono sicuramente nella mente dello spettatore attento scene come quella del famoso “teatro nel teatro” quando per diverse decine di secondi gli attori seduti sulla grande “carrozzina-bara” non parlano, non si muovono, rimangono in silenzio per un tempo così lungo da far partire qualche applauso di nervosismo, per poi ridere e subito dopo piangere e solo alla fine con le battute di Amleto rivelare la celebre recita con cui il principe smaschera il re. Lo spettacolo è creato attraverso trovate come questa, tutte più o meno interessanti, ma non vi è equilibrio tra il lavoro fisico, grazie al quale gran parte del testo acquisisce una specificità visiva, e il lavoro sulla poesia shakespeariana e di conseguenza sulla recitazione. Un lavoro che poteva partire da varie considerazioni come l’intelligente assurdità con cui sono costruite alcune azioni o la possibilità di creare partiture vocali paradossali e ironiche. Invece si assiste a uno spettacolo a due velocità, con la partitura fisica molto ostentata e il lavoro sulla recitazione quasi inesistente. Questa considerazione ci riporta alle argomentazioni con cui avevo cominciato la recensione: l’obbiettivo finale del mettere in scena un classico come l’Amleto. Nella rilettura della Iacozzilli non troviamo purtroppo nulla di nuovo. Non c’è insomma la trasmissione di un significato preciso al pubblico: la chiave interpretativa è evidente unicamente nella forma e in definitiva rimane uno spettacolo che del circo ha solo le piroette.

Hamlet Circus
spettacolo vincitore del Festival “Premio Teatro” città di Aversa terza edizione
newcontaminateartfestival 2008 - Teatro L.AR.TE.S
con Elisa Bongiovanni, Giada Parlanti, Massimiliano Rodriquez, Francesco Zecca
regia Fabiana Iacozzilli
costumi Cecilia Blixt
collaborazione ai costumi Grazia Accardo
oggetti di scena a cura di Marco Canuto e Matteo Latino
disegno luci Dario Aggioli
assistente alla regia Matteo Latino

visto alla prima del 19 maggio
in scena fino al 24 maggio 2009
Teatro Sala Uno
Roma

Andrea Pocosgnich
andrpcs@gmail.com

Cliccando sulle immagini si accede alla fotogallery, foto di Emanuela Bongiovanni

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