Recensione di Sara Landolfo
E’ uno scenario quasi spoglio ad accogliere il pubblico sul palco del Teatro San Carlo, composto esclusivamente da una pedana e da lampadari di cristallo, sospesi nel vuoto e ognuno rinchiuso in una gabbia.
Improvvisamente, a scenario già aperto e con le luci di sala ancora accese, come resteranno per tutto il primo atto, entrano tutti i personaggi, in eleganti abiti sia antichi sia contemporanei, muovendosi o facendosi ammirare in posa come in una sfilata di moda.
Così prende il via La trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, nel particolarissimo adattamento di Antonio Latella.
Si tratta di una rilettura e soprattutto di una riscrittura dell’opera goldoniana, per mano dello stesso Latella e di Letizia Russo, di fronte alla quale pochi ostinati tradizionalisti storcono il naso, ma la gran parte del pubblico resta affascinata ed estremamente coinvolta.
Uno spettacolo recitato in ugual misura in lingua italiana e tedesca, da un cast di attori di entrambe le nazionalità, straordinari nell’espressività verbale in una lingua non propria e nell’uso del corpo, frutto di una preparazione a livelli acrobatici. Così espressivi da rendere quasi superflui i sopratitoli, pur necessari per non perdere il filo dell’intrecciata vicenda.
In realtà si dovrebbe parlare di tre spettacoli in uno, della durata complessiva di più di quattro ore, ognuno dedicato ad una delle tre opere della “Trilogia” ed ognuno caratterizzato da un registro completamente diverso.
La prima parte, quella più lunga e che introduce i vari protagonisti per mezzo di un’intensa e insieme brillante Anja Lais in veste di narratrice ( con tanto di punti, virgole e “brevi pause”!), racconta la smania di due famiglie per la villeggiatura, o meglio la “buffonata”, come viene chiamata in tutto il primo atto( una riscrittura in chiave contemporanea di Letizia Russo). E’ la parte caratterizzata da un registro più vivace e sopra le righe e dallo scontro di dame tra Giacinta( Lucia Perez Rios ) e Vittoria ( Elisabetta Valgoi), rappresentate come una sorta di moderne top model pronte a tutto per strappare più applausi della rivale in passerella. I loro uomini, che siano amanti, padri o fratelli, vengono presentati come vittime più o meno compiacenti di questo gioco al massacro, che fin qui non sembra poi così “tragico”.
La seconda parte, dedicata allo svolgersi effettivo della villeggiatura, è più classicamente fedele al testo goldoniano, pur nella ricchezza di invenzioni visive e coreografiche, ed anche i costumi qui tornano ad essere d’epoca. E’ la parte in cui si sviluppa il nucleo drammatico della storia, fatta di amori veri rifiutati o calpestati e amori di convenienza imposti o scelti sempre in nome del Dio Denaro. Ed è impressionante assistere a questa svolta interpretativa di tutti gli attori, che passando dal grottesco al drammatico non perdono un minimo di credibilità. Qui la Donna da fashion victim diventa vittima d’amore, e l’atto si chiude con una commovente interpretazione dei versi di Dante da parte di tutto il cast femminile.
La terza ed ultima parte,a cura di Antonio Latella, mostra le devastanti conseguenze economiche della Villeggiatura, tali da lasciare i personaggi nudi e inermi. Da segnalare l’interpretazione di Enrico Roccaforte, nel ruolo del Servo, che è l’unico ad avere ancora una funzione, a “servire ancora”, appunto.
In questa fase il testo ha sempre minor rilevanza e a rappresentare la decadenza e la vacuità del tutto sono i corpi degli attori, che appaiono e scompaiono da buchi nel pavimento, o vengono maneggiati come manichini ormai privati della vita e dell’anima. Per che cosa si è fatto tutto questo? “Per tutto, tranne che per amore!” grida uno dei personaggi. E lo spettacolo si chiude amaramente, mostrando come tutto ha un prezzo, anche l’ultima, finta illusione di una felicità possibile.
Da applauso tutti gli interpreti: oltre a quelli già citati, Marco Cacciola, Jennifer Frank, Nicole Kehrberger, Stefano Laguni, Giuseppe Lanino, Rosario Tedesco, Emilio Vacca, Birgit Walter, Michael Weber, Thomas Wittman.
Recensione di Sara Landolfo
in scena
13 e 14 giugno 2009
Teatro San Carlo - Napoli Teatro Festival
Napoli
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Si ringrazia Sara Landolfo per l’utile e brillante lavoro

Andrea Pocosgnich













