
Un vocalizzo è spesso il biglietto da visita di una voce.
A scanso di equivoci, cantare i nomi delle note è più semplice che vocalizzare.
Nel cantare un testo, le consonanti aiutano a proiettare i suoni e a “mistificare” molti errori di emissione.
Nel vocalizzo, invece, la voce risulta “nuda” !
Ogni cambiamento nella emissione, e così ogni se pur piccolo errore, è assolutamente percettibile.
Si tratta di “musica pura” lontana dalle forme teatrali del grande melodramma e, per questo, ancora più complessa perché mancante degli elementi scenici.
La tecnica del vocalizzo impone un controllo del fiato che deve fluire in maniera serena tra una nota ed un’altra eseguendo ogni frase musicale senza alcuna soluzione di continuità all’interno di essa.
Per evitare lo sgradevole effetto “oh –oh “ , il movimento tra una nota la successiva deve dare l’impressione paradossale che si canti “la stessa nota ad altezza diverse” !
Tutto ciò è molto complicato e, se siete ancora alle prime armi (cioè dopo solo alcuni anni di studio), non vi deve scoraggiare la difficoltà nel sostegno del fraseggio o una certa mancanza di omogeneità.
Esiste un’ampia letteratura di composizioni ad uso didattico inserita negli attuali programmi di esame di canto presso i conservatori e per la quale è richiesta l’esecuzione vocalizzata.
Altri vocalizzi sono veri e propri capolavori musicali che esigono non solo una tecnica perfetta, ma anche ampie competenze in ambito di stile e di interpretazione musicale.
Amo ricordare, il Vocalise di Rachmaninoff, il Vocalise en forme de Habanera di Ravel, Le rossignole et la rose di Saint-Saëns, l’Aria (Cantilena) da Bachianas Brasileiras N. 5.
Un invito all’ascolto : il CD “Vocalise” di Nathalie Dessay è un saggio di bravura in questo
repertorio per veri intenditori.

Mata Zerbo








