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Il dialogo e la narrazione

Esistono opere basate unicamente sui dialoghi, come i copioni teatrali e cinematografici.

Esistono opere basate unicamente sui dialoghi, come i copioni teatrali e cinematografici. Questi testi non devono essere letti dal pubblico, ma da coloro che devono portare quei dialoghi sulla scena teatrale o riprenderli per la realizzazione di un film. Sono dunque scritti per semplificare il lavoro degli attori e dell’altro personale coinvolto nella rappresentazione.
Il pubblico segue le azioni, la scenografia, il susseguirsi delle inquadrature, lasciandosi condizionare anche dalle emozioni suscitate da eventuali musiche di commento. Nei copioni sono inutili virgolette, descrizioni di luoghi, situazioni, persone e azioni, mentre invece si rendono assolutamente necessarie in un’opera narrativa. Al contrario, il romanziere non ha alcun limite di scrittura. Può anzi deve quando è necessario arricchire il dialogo con tutta una serie di elementi di contorno, i quali, comunque, vanno mantenuti entro certi limiti, per non soffocare la voce dei personaggi.
Un dialogo ben riuscito dimostra sempre equilibrio tra esposizione dell’autore e discorso diretto.
In narrativa si può ricorrere a una vasta gamma di accorgimenti e tra questi vi è il commento. Esso include tutte le azioni e situazioni avvenute prima dell’inizio di una determinata parte di dialogo e che sono la causa dell’attuale stato di cose. Insomma il commento del dialogo contiene informazioni necessarie a comprendere la trama. Non occorre che esso sia affidato interamente all’autore anzi tanto meglio se può mescolarsi agli stessi discorsi dei personaggi.
Il narratore può immedesimarsi nei suoi personaggi per mostrare ai lettori i loro pensieri. In altre parole può agire in prima persona nella storia e così anche nel dialogo.

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