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Il monologo

Il monologo, un dialogo senza risposta

Il dialogo accende la narrativa perchè vi aggiunge una specie di colore in più o, meglio, ravviva la storia con una varietà di sfumature che le parti espositive e descrittive da sole non riescono a trasmettere ai lettori. Prima di decidere che storia scrivere, ci si dovrebbe domandare come parleranno i personaggi che la animeranno.
La condisione essenziale è che lo scambio avvenga tra più di un personaggio. Certo, può capitare anche nella vita reale che qualcuno si metta a parlare con se stesso, quindi a recitare un monologo, specialmente quando si subiscono emozioni così forti da non riuscire a reprimerle nei pensieri. La differenza più importante fra un monologo e un dialogo è che da quest’ultimo ci si aspetta una risposta. Anche da un discorso con se stessi, in narrativa, può derivare la medesima aspettativa. I monologhi devono rispondere a scopi particolari che sono gli stessi del dialogo.
Ancora una distinzione: ci può essere un monologo totale, nel quale il personaggio è solo e parla letteralmente con se stesso. Viene usato soprattutto in teatro per rivelare agli spettatori le riflessioni dei personaggi che non emergono dal dialogo.
Poi c’è il monologo di un personaggio alla presenza di un altro che ascolta senza intervenire. Questa soluzione è piuttosto frequente nei romanzi gialli, al momento della confessione finale.