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Senza rallentare l'azione

Le opere teatrali e cinematografiche contengono ambienti riprodotti visivamente e mostrano circostanze che aiutano moltissimo a chiarire la natura dei personaggi e il senso di ciò che dicono.

Al contrario, il narratore dovrebbe ogni volta far ricorso alla descrizione: per esempio una stanza, che in scena si vede già com’è.
I personaggi poi appaiono con un determinato aspetto, si sente il tono delle loro parole, si comprendono i loro stati d’animo.
Il narratore deve servirsi di varie tecniche descrittive che gli permettano di trasmettere tutto questo ai lettori, ma per farlo rischia di rallentare lo svolgersi dell’azione. Come evitarlo? Distribuendo il punto id vista in maniera equilibrata. Da un lato c’è il suo sguardo su una vicenda che conosce bene, perchè la sta raccontando.Dall’altro può arricchire la visuale della scena con quella degli stessi personaggi, che la vivono sulla loro pelle.
Un esempio di azione sviluppata attraverso il dialogo si ritrova nel romanzo “Il lamento di Portnoy” di Philip Roth (1933) dove la sostanza apparentemente banale della conversazione tra Alex e i genitori rivela invece moltissimo della personalità di ciascuno di essi e fa procedere l’azione in maniera brillante.
La concisione, l’incisività e la verve ironica dello scambio contribuiscono a definire la natura dei personaggi e le relazioni che fra essi si stabiliscono ma soprattutto a creare movimento. La conversazione acquista in poche righe un grande slancio e si evolve rapidamente: infatti, la situazione a cui approda il lettore alla fine del brano è molto diversa da quella di partenza.