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Dai mecenati di Colombo a oggi

Cristoforo Colombo scoprì l’America finanziato da Ferdinando e Isabella di Castiglia, nonché dagli ebrei preoccupati per l’editto di espulsione emanato dagli stessi sovrani, il cui effetto scattava proprio alla mezzanotte del 2 agosto 1492, data della storica partenza delle tre caravelle dal porto di Palos.

Entrambi i sostenitori dell’impresa del navigatore avevano ben chiare le possiblità nel Nuovo Mondo: risorse naturali, terre da colonizzare, manodopera a basso costo. La stessa considerazione vale per le esplorazioni del Pacifico che aprirono la strada agli imperi coloniali europei.

Il mondo insomma veniva scoperto per essere sfruttato a scopi economici. Perciò nei resoconti di viaggio dei grandi navigatori si poneva l’accento sugli aspetti più attraenti dei territori scoperti; nel contempo ci si dilungava sui pericoli delle traversate oceaniche per esaltare il coraggio e l’abilità con cui si era giunti nelle terre sconosciute, per ottenere riconoscimenti dai sovrani che mettevano a disposizioni i fondi.

Era una letteratura di tipo propagandistico, che mirava a ottenere ulteriori finanziamenti per gli autori, intenzionati a proseguire viaggi ed esplorazioni.

Nei secoli successivi il mare si affolla sempre di più e anche le vie terrestri diventano accessibili con la diffusione delle ferrovie. Perciò il viaggio non è più ristretto alle grandi spedizioni. Chiunque può intraprendere tragitti di ogni tipo. Ci si avvicina al significato odierno del viaggio come scelta e iniziativa personale. La letteratura ne tiene conto, suscitando nel pubblico il desiderio di provare in prima persona le nuove meraviglie della tecnica, dalla locomotiva al battello a vapore. Per questo nell’Ottocento si scrivono numerosi libri di viaggio.

Il successo di Jules Verne (1828-1905) prende il via come narrazione avventurosa di scoperte geografiche. Non a caso la serie dei suoi romanzi è detta Viaggi straordinari e si apre con Cinque settimane in pallone, storia di un volo in mongolfiera sul continente africano.

Oggi la letteratura di viaggio coincide spesso con l’avventura-spettacolo, con l’impresa “impossibile” creata ad hoc per un pubblico avido di emozioni forti, desideroso di identificarsi in un individuo dai tratti comuni. L’esplorazione autentica rimane un atto di intelligenza, una sfida a se stessi prima ancora che alla natura. Tornare al racconto di viaggio in senso puro significa dunque riscoprirne il contenuto reale, cioè in definitiva riaffermare il gusto della “scoperta”, nel senso più autentico di conoscenza.