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Come il libro diventa pellicola

La trasposizione della letteratura nel cinema

Ci casco sempre…eppure lo so che non dovrei…è inutile succede sempre così: la tentazione è grande ma ancor più grande è la delusione. Ogni volta che esco dal cinema dopo aver visto un film tratto da un romanzo che ho letto mi sento derubata. No, non mi riferisco al prezzo del biglietto e nemmeno alla qualità del film, ma proprio a quella sensazione terribile di aver inevitabilmente sostituito le immagini che la lettura mi aveva suggerito con quelle proiettate sullo schermo. Leggere è immaginare liberamente e il difficile equilibrio tra detto e non detto accompagna il lettore in un mondo solo suo.

Il cinema è oggettivo nel suo imporre il viso dell’attore che la produzione ha scelto inutilmente bello ed è quasi aggressivo nell’immergerti in ambientazioni così diverse, e inevitabilmente meno suggestive, di quelle che la tua fantasia ti aveva permesso di “vedere”. Non so se il mio fastidio sia condiviso da altri, di certo le mie non sono osservazioni nuove. Celebri semiologi sostengono che la trasposizione cinematografica impoverisca il racconto, o per meglio dire, le capacità interpretative del fruitore. Di diverso avviso Armando Fumagalli in “I vestiti nuovi del narratore – L’adattamento da letteratura a cinema” Il castoro, commentato da Gianfranco Marrone su ttL del 9 ottobre 2004. Secondo Fumagalli sia cinema che letteratura si propongono di raccontare storie e lo fanno entrambi lasciando allo spettatore / lettore la libertà di interpretare e quindi di superare i limiti imposti dal mezzo comunicativo. Il film deve riuscire a mostrare pensieri e passioni mentre il libro deve suggerire effetti visivi. Sta di fatto che negli ultimi anni il rapporto tra cinema e letteratura sembra essere diventato sempre più stretto, forse a causa della mancanza cronica di idee. Tra un libro e una sceneggiatura però la differenza è abissale. In entrambi i casi si parte da un’ispirazione ma se nel libro la storia vien da sé lasciando che i personaggi vivano, nella sceneggiatura lo sviluppo della vicenda segue schemi molto rigidi. Non sarebbe possibile trasporre la letteratura nel cinema senza dare alla storia una struttura drammatica. Insomma un film dove non succede nulla in termini di azione ed evoluzione degli eventi non è un buon film. Il processo di riscrittura, passando da un libro a un film, è quindi inevitabile. E’ auspicabile che si crei un prodotto, quello cinematografico, diverso da quello letterario a cui è ispirato. E al lettore / spettatore non rimane che scegliere quale è la modalità preferibile per farsi raccontare una storia.

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