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Seminari e scuole creative

Circolano racconti molto divertenti sulle scuole di scrittura creativa. Racconti molto vari. D’altra parte, gli esordienti rappresentano una ben particolare genia... Ne conosco diversi e vi assicuro che rappresentano una popolazione molto varia.

Per esempio? C’è il presuntuoso

che mi sottopone i propri scritti stando sul chi vive e, quando gli rispondiamo inviandogli

il nostro punto di vista e i nostri suggerimenti, risponde quasi minacciando (“vorrei sapere

chi siete voi per dire che…”); c’è il depresso cronico, incline a languidi abbandoni (“a

lungo, per me, scrivere ha rappresentato la vita. Ora non so che cosa farò…”). Insomma, vi

posso assicurare che la casistica è assai più varia di quanto si potrebbe immaginare e che,

come si dice, non si cessa di stupirsi.
Una scuola di scrittura creativa dovrebbe, dunque, porsi questo primo obiettivo: rilassare

gli animi.

Infatti, tolta quell’immancabile componente di partecipanti che si trovano sui banchi di una

scuola di scrittura creativa così come si troverebbero sui banchi di una scuola di cucina o

a un corso di piscicoltura, la maggior parte di coloro che si iscrivono a una scuola di

scrittura creativa ha una certa quantità di esperimenti di scrittura alle proprie spalle.

Detto in altre parole, una certa buona dose di manoscritti nel cassetto… Sarà

l’atteggiamento verso questi ultimi a fare la differenza. Così, quando qualche scrittore

esordiente mi chiede che cosa debba fare dei suoi manoscritti nel cassetto, ecco che, per

prima cosa, lo invito a prenderne le distanze. Gli esordienti sono sempre troppo

visceralmente attaccati a quanto hanno scritto e – vi assicuro – questo atteggiamento li

danneggia più di ogni altra cosa. A chi mi chiede un consiglio raccomando, dunque, la

capacità di guardare al proprio lavoro “dal di fuori”: dopotutto, se ciò che hai fatto non è

fatto bene, potrai rifarlo meglio, in seguito. Dopotutto, dico, è questo che interessa, o

no? Non è proprio imparare a migliorare la qualità della propria scrittura?
Per quello che ho visto, in una scuola di scrittura creativa, sia essa virtuale o comprenda,

invece, un certo numero di lezioni e incontri di laboratorio, è l’atteggiamento verso i

propri scritti a mutarsi. Si insegna all’aspirante scrittore che quello che ha fatto va

apprezzato e va migliorato. Ogni bocciatura prevede una possibilità, uno spiraglio almeno,

di revisione. D’altro canto, è importante che le osservazioni che verranno via via fatte,

trovino un fondamento oggettivo e non si limitino a banali indicazioni di gusto (il “non mi

piace” non serve a nessuno).
Insomma, in un seminario di scrittura creativa, uno di quelli che organizzo anche io, il

lavoro sui testi si fa in gruppo e il primo a imparare sono proprio io… in qual modo, si

chiederanno alcuni? Ebbene, cerco di dirvelo: quando si esce dall’ambito della grammatica e

della sintassi, che hanno regole abbastanza chiaramente circoscritte e applicabili, la

materia di insegnamento, quando si insegna scrittura creativa, è tutt’altro che una scienza

esatta. Il mio lavoro di conduttore di seminari è, dunque, non professorale. Io devo fare in

modo che le osservazioni che nascono dalla lettura collettiva dei testi e dai commenti che

ognuno di noi partecipanti al seminario avanza, esprime e circostanzia, vadano in una stessa

direzione e che, in ogni caso, avessero anche la temibilità dell’affondo e della

stroncatura, siano sempre costruttivi. Ovvero, che si traducano in effetti; che consentano a

ognuno di riprendere il proprio lavoro e rimettervi mano, migliorandolo sulla base dei

suggerimenti raccolti e dei punti di vista cui, forse, in precedenza non aveva pensato. Deve

esserci non competizione, ma lavoro collettivo. Un giorno, se qualcuno me lo chiederà, gli

spiegherò anche perché è meglio mettere al bando la competizione… Essa, casomai, può

venire dopo, quando si è fatto, insieme, un certo percorso seminariale e un certo numero di

esercitazioni.