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Una struttura a triangoli

Nella maggior parte della narrativa, il triangolo è considerato la base di ogni rapporto umano e l'interesse non si incentra necessariamente su una singola triade di connessioni.

A seconda della complessità dell’opera è infatti possibile ricorrere a un numero più o meno esteso di triangoli di minore o maggiore importanza. Si può inserire nella trama un triangolo Principale che studi i rapporti tra i protagonisti; quindi, nella trama secondaria, un ulteriore triangolo che prenda invece in considerazione i rapporti tra i personaggi minori. Nei romanzi di Charles Dickens per esempio il lettore assiste all’assolversi di tutta una serie di rapporti a triangolo fra i personaggi minori. David Copperfield è sicuramente una delle sue opere più celebri e ci fornisce un valido esempio al riguardo.
I legami che il protagonista instaura con i personaggi di qualsiasi strato sociale lo portano ad affrontare triangolo dopo triangolo l’evolversi della storia, consentendo allo stesso tempo all’autore di presentare le condizioni inumane in cui erano costretti a vivere i bambini nell’Inghilterra dell’Ottocento. Dickens era molto attento a costruire questi triangoli fra personaggi, presentandoli fin dal livello di azione più semplice.
La regola principale da seguire quando si sviluppano relazioni di questo tipo fra i personaggi è che i triangoli non devono essere in contrasto l’uno con l’altro. E’ indispensabile procedere sulla base di un’organizzazione gerarchica per importanza: i personaggi principali devono avere un loro triangolo, quelli minori un altro, e così via.
I romanzieri russi si sono sempre districati con molta abilità in questo tipo di geometria narrativa, ma il più delle volte scrivendo opere di ampio respiro. Shakkespeare dal canto suo cercava per lo più di limitare a tre i rapporti a triangolo: uno principale e due secondari. Sempre sulla base di quella regola che vuole il tre come numero perfetto, questa scelta permette di raggiungere un perfetto equilibrio.

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