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FRAMMENTO DELL'INTERVISTA A TERZANI

Tiziano Terzani: Lo scrivere è una dote, come il pitturare o il danzare. Detto questo sono d'accordo nel dire che il vero scrivere alla fine è il risultato della tua vita. Anche se è lo scrivere di un eremita, comunque riporta il risultato della sua vita. Alla fine i viaggi fisici sono questioni banali, visti all'interno di una vita intera. Viaggiare è molto di più che muoversi, puoi fare viaggi e rischiare la vita senza andare al fronte, andare lontano senza prendere aerei.

Cos’è dunque scrivere?

Per me scrivere è una pena terribile. Anche se io amo scrivere, ma quasi in una forma sadomasochista. È una sofferenza terribile. Perché sento che c’è uno scrivere che io non raggiungo,
soprattutto un ritmo, che per me conta da morire. Ti faccio una confessione che non ho mai fatto a nessuno. Sono stato uno dei primi che durante la guerra del Vietnam è stato dai Vietcong, ed
ero con il corrispondente di “Le Monde“. Quando siamo tornati da questi tre giorni di incredibili avventure, io ho sofferto da morire perché non riuscivo a trovare l’incipit, mentre il collega
di “Le Monde” aveva scritto in poche ore tre pezzi. Io non avevo cominciato! E questo perché la storia era così grande ed io ero così emozionato che non ero riuscito a trovare le prime dieci parole che assieme dicessero quello che volevo dire. Per me scrivere è sempre stato una grande sofferenza. E ancora oggi, che non ho l’assillo giornalistico, torno sull’inizio di un capitolo trenta volte, cambiando di continuo. In questo senso il computer è stato di grande aiuto, perché sento che c’è un ritmo ideale da qualche parte, che io debbo acchiappare, perché so che c’è. E i miei sforzi devono tendere in quella direzione.

Questo ha a che fare con quanto di misterioso c’è nella scrittura e dunque può diventare una scusa per non raccogliere le forze necessario a scrivere, o può funzionare come un’utopia che ha la sola funzione di farci muovere le gambe per camminare?

Ti racconto di quando stavo in Cina, senza biblioteche, e dunque mi davo da fare per costruirmi la mia biblioteca. Sono andato a Parigi e ho il fatto il giro delle librerie per comprare tutti i libri sulla Cina. Poi sono stato preso da un’angoscia incredibile
e ho lasciato tutti i libri lì. Mi sono accorto che tutto già era stato scritto e meglio di quanto potessi fare io. Per giunta guardi quei libri e ti rendi conto che erano un accumulo di grande sofferenza. Una sofferenza che tra l’altro anche tu conosci.

Eppure la sua vita ha coinciso con lo scrivere…

All’inizio c’è una grande incoscienza. Non sai di non sapere. Arrivi in Laos e dopo una settimana pensi di sapere tutto. Solo dopo due settimane smetti di essere un esperto. Quando sei giovane ti pare di capire tutto. Il dramma inizia dopo e tutto diventa molto più difficile. Se oggi andassi in Cina per rispondere alla domanda “dove va la Cina?”… solo quando ero giovane e coglione potevo permettermi di dire “dove va la Cina”, il maoismo, etc. etc.

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