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Prima scrivere

Suggerimenti alla scrittura come comunicazione

Questo libro nasce come spin-off di una tesi di dottorato in sociologia della comunicazione. È un libro anomalo e originale, che può essere una guida per i giovani studenti che cercano un buon rapporto con la propria scrittura. Per imparare a usarla per comunicare con se stessi e con gli altri. Per imparare ad affidarsi alla scrittura, per non diffidarne, per capire che la scrittura può diventare importante per loro quando meno se lo aspettano.
Interviste a: Eraldo Affinati, Aldo Busi, Andrea Camilleri, Antonella Cilento, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Silvio Perrella, Antonio Tabucchi, Tiziano
Terzani.
L’autore. È Raffaele Palumbo, laureato in Sociologia all’Università di Napoli, attualmente direttore di “Controradio” (radio toscana del network di RadioPopolare) nonché docente di Sociologia della Comunicazione all’Università di Firenze.
L’argomento è molto complesso, ma Palumbo lo sintetizza cosi: “Sono convinto che in Italia ci voglia una seconda alfabetizzazione di massa. Abbiamo imparato a leggere; dobbiamo imparare a scrivere. Gli italiani conoscono la scrittura come io conosco l’inglese: uso parole in modo inconsapevole, non so gestirle, vado un po’ a caso. Linguisticamente gli italiani sono come quelle persone che, tenute lontane dal banchetto, arrivano all’improvviso e divorano insieme i dolci e gli antipasti”.
C’è ancora, dice Palumbo, l’idea che occorra usare parole difficili; e ripete, ridendo, una frase che si sente ogni tanto: “Guarda quanto parla bene quello: non si capisce niente!”. “Pensiamo”, continua, “che la scrittura sia un dono dell’aldilà; che lo scrittore sia chiuso in camera con una candela e un bicchiere di whisky, e goda di un bene divino. Invece bisogna guardare la scrittura con un occhio laico. Non tutti possono diventare scrittori, ma possiamo insegnare la tecnica e i metodi della scrittura”.
Palumbo concepisce la scrittura come la pietra angolare della società, come “il perno della civiltà moderna”. Dietro il suo desiderio di slegare la scrittura dal mondo accademico e clericale c’è una volontà democratica: la voglia di costruire, attraverso la comunicazione, la comunità.

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