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Dalla vita al romanzo

Come abbiamo già visto in queste pagine, la vita e l’esperienza sono una fonte inesauribile di storie e sicuramente una materia in grado di suscitare l’interesse sia dell’autore che del lettore.

Come abbiamo già visto in queste pagine, la vita e l’esperienza sono una fonte inesauribile di storie e sicuramente una materia in grado di suscitare l’interesse sia dell’autore che del lettore. Tuttavia come ha sottolineato la poetessa e romanziera George Eliot (pseudonimo di Mary Ann Evans) occorre tutta l’abilità dello scrittore per trasformare una sequenza di eventi in una narrazione coerente e significativa.

Qual è il modo migliore di narrare una storia? Poiché il metro deve essere l’interesse del pubblico, devono esservi parecchi o molti buoni modi piuttosto che uno eccellente. Infatti ci interessiamo alle storie che la vita ci presenta in vari ordini e forme di presentazione (…).

I modi di narrare una storia basati su questi processi di vita esteriore e interiore derivano la loro efficacia dalla superiore abilità delle immagini e delle raffigurazioni di catturare l’attenzione – o si potrebbe dire con precisione più essenziale, del fatto che le nostre prime e più forti impressioni, le nostre convinzioni più intime, sono semplicemente immagini più o meno unite a sensazioni. Questi sono gli strumenti rudimentali del pensiero. Onde non v’è da sorprendersi che la poesia primitiva abbia preso questa strada, narrare un’azione audace, una gloriosa conquista, senza curarsi di cosa veniva prima. Il desiderio di una narrazione ordinata nasce da una riflessione più tardiva. La presenza del fantoccio nella scatola colpisce tutti i bambini: è il ragazzino più riflessivo, il filosofo in miniatura, che vuol saper come ci è entrato.

Le sole storie che la vita ci presenta ordinatamente sono la nostra autobiografia o la carriera dei nostri compagni dell’infanzia in poi o forse dei nostri figli.

Ma occorre una grande arte per trasformare in una narrazione coerente e strettamente rilevante le carriere che possiamo raccontare dall’inizio.*

George Eliot, da Pagine di taccuino, 1872-78.

Rosa