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Internet, dove la brevità si impone

La comunicazione online, limitata dal piccolo spazio dello schermo, ci richiede di essere brevi.

La comunicazione online, limitata dal piccolo spazio dello schermo, ci richiede di essere brevi. Certo, possiamo scrollare, e quando l’argomento ci interessa lo facciamo volentieri, ma se il testo supera le cinque o sei pagine, la cosa diventa pesante. Per noi e per il nostro computer, che fa fatica a scaricarlo.
E’ un limite? Secondo Giorgio De Rienzo, professore di letteratura italiana all’università di Torino, Internet può essere invece una bella occasione di riscatto per la parola scritta.
In un suo recente articolo sulla rivista Telèma, De Rienzo sostiene che la semplificazione del linguaggio richiesta da Internet può essere addirittura salutare. “Semplificazione, si badi bene, non intesa come faciloneria ma come specificità e come pulizia di linguaggio, quasi come una rifondazione di uno strumento comunicativo fondamentale, di cui per superficialità e improvvisazione (e magari per eccesso di spettacolarità di invenzione) si è finito di smarrire il senso morale”.
E qui Di Rienzo ci invita a rifarci alla lezione di Manzoni, fautore di una lingua scritta fatta soprattutto di proprietà e chiarezza.
La semplicità e la chiarezza della comunicazione online, quindi, come antidoto al bla bla sciatto e senza fine del linguaggio televisivo.

Eliminare la zavorra per volare in alto
Se la brevità è un punto di arrivo, la prolissità è propria delle prime stesure, dei testi non ancora sottoposti a revisione. Ed è un bene che sia così. Perché la prolissità deriva dall’inseguirsi delle idee, dal desiderio di fissarle subito sulla carta, così come vengono, senza perdere il filo. Una volta finita la prima stesura, però, bisogna mettere ordine, valutare le nostre parole una per una ed essere impietosi nel tagliare tutta la zavorra. Solo così il nostro testo riuscirà a prendere il volo.

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