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Intervista a J.T. Leroy

Autore di "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa".

Quanto sono lontani i paesaggi del tuo West Virginia dai colori, dai sapori di Roma che hai avuto modo di conoscere nel 2002?

Beh, nei miei libri mi sono limitato a scrivere del West Virginia. Con Roma potrei riempirne pile e pile…

 

Per te sono più importanti i libri o gli amici? E i libri sono amici?

Sono cose molto diverse, difficile dire qual è la più importante. Ho bisogno di scrivere per la mia sanità mentale, ma farei qualsiasi cosa per poter riuscire a smettere. Ma a quanto pare è una cosa che devo fare. Mi viene fuori dalla testa, è un processo benefico, sai, mi fa bene anche se a qualcuno può sembrare traumatico. Per quanto riguarda i miei amici… beh, alcuni di loro sono famosi e la gente ne parla, ma la maggior parte no. Da parte mia io faccio tesoro di loro allo stesso modo. Nemmeno riesco a dirti quanto. Mi sento benedetto dalla presenza di così tante brave persone nella mia vita, il genere di anime che soffiano la vita nel mondo.

 

Come vedi l’eventualità di scrivere un romanzo di pura fiction? Qualcosa in cui il pubblico non riesca a vedere nulla della tua vita?

Penso che gli scrittori abbiano una loro essenza, come i cuochi. Ho notato che tutti i piatti cucinati dalle persone hanno un guato che li contraddistingue, anche se usano spezie diverse, come una firma. E così è per gli scrittori: tu puoi dire ‘Questo l’ha scritto Caio, questo Sempronio’. Ognuno ha la sua essenza, il suo gusto per le cose che ritiene importanti. Personalmente non credo ci sia nulla come la scrittura autobiografica. Ricordo di aver letto qualcosa su questo esperimento: hanno preso degli studenti del terzo anno di Legge, li hanno condotti ad un processo simulato. Nel bel mezzo del processo, i ricercatori hanno simulato una rapina a mano armata. Nessuno sapeva che era una rapina finta, ed i ragazzi erano terrorizzati. I ricercatori hanno filmato tutto, così da avere un fatto, un riscontro oggettivo. E poi hanno raccolto le testimonianze di tutti i presenti. Nessuno è riuscito a descrivere le cose correttamente: come erano vestiti i rapinatori e così via. Ogni esperienza si è rivelata molto personale e soggettiva. Così, se mia madre avesse scritto un libro sarebbe stato molto, molto diverso, non trovi? Quello che davvero voglio dire è che la gran parte di ciò che la gente vive come esperienza è molto soggettivo ed è in gran parte metafora. Ed è il motivo per cui anche tutto quello che scrivo, anche se potrebbe non sembrare, è completamente fiction.

 

A cosa stai lavorando? Come sarà il prossimo libro di J.T. Leroy?

Torno a Sarah. C’è Sarah e c’è un bambino. Quasi come se tu prendessi Sarah e Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, ma devo dargli una sfoltita. E’ ancora troppo lunga.

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