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Linee di sviluppo: dalle cause agli effetti

Fate attenzione al modo in cui la storia si sviluppa.

Tornando all’esempio riportato nel seguente link, all’inizio si conosce soltanto l’età del personaggio, ma questo basta a sollevare delle domande di tipo causale. Che cosa fa un ragazzino di 12 anni? A questa domanda si possono trovare parecchie risposte, tutte ugualmente utili per la storia, ma in quel caso la scelta è quella di fare da babysitter. Quale imprevisto può capitare? Questa è una domanda cruciale, perché ci permette di individuare le difficoltà e le complicazioni che possono movimentare la vicenda. Si tratta anche di una domanda che va a toccare implicitamente gli effetti dell’azione, ed è preferibile porla in modo tale da ottenere delle risposte negative. Dopotutto non si può parlare di “storia”, se va tutto liscio.
Dopo aver stabilito che il bambino continua a piangere, è seguita un’altra domanda relativa agli effetti: come farlo smettere? Ebbene, a ogni possibile soluzione, la risposta è sempre stata che non avrebbe funzionato. Il motivo è semplice: la storia sarebbe finita nel momento in cui il bambino avesse smesso di piangere. Lo scopo era quello di scoprire il motivo per cui il bambino piangeva, ma dal momento che nessuno ha proposto dei suggerimenti originali si è preferito insistere sul fatto che il bambino non accenni a smettere.
A quel punto avremmo potuto porre delle domandi causali più sofisticate. Per esempio, perché non limitarsi a mettere a letto il piccolo, chiudere la porta della camera e lasciarlo strillare? La risposta poteva essere che i piccoli babysitter non se la sentivano di lasciarlo solo, perché una volta anche a loro è capitato di rimanere chiusi al buio in una stanza. O più semplicemente, perché non sopportano i bambini che piangono.