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Come usare un clichè

Come sottolinea lo scrittore svizzero Peter Bichsel, l’alleanza fra autore e lettore si fonda anche su ciò che è tipico e facilmente riconoscibile.

Non sempre il clichè è una pratica da evitare in narrativa, anzi se usato con intelligenza diventa uno stimolo prezioso per l’immaginazione creativa. Come sottolinea lo scrittore svizzero Peter Bichsel, l’alleanza fra autore e lettore si fonda anche su ciò che è tipico e facilmente riconoscibile.

Il vero motivo per cui comincio sempre dal bar è …semplice. Si deve pur cominciare da qualche parte, e non posso iniziare con “Ho incontrato un tizio in un posto”. Suona troppo casuale. Se però scrivo: “per strada, all’incrocio tra viale Bockenheimer e via Brentano, ho incontrato per caso un uomo sulla cinquantina, col grado di istruzione tale che è stato bocciato al liceo serale, con interessi di tipo tecnico, la fronte stempiata, il bavero rialzato” , non ne risulta nessuna immagine. Non vedreste nulla se descrivo l’uomo in questo modo: quanto più la sua descrizione è esatta, tanto più risulta casuale.
Se invece scrivo “Incontrai un uomo” vi verrà una certa immagine. Se aggiungo “bocciato al liceo serale”, dovete già fare la prima modifica alla vostra immagine.
A questo punto vi immaginerete forse già un tipo trasandato e con la barba, ma io specifico che ha interessi di tipo tecnico e la fronte stempiata. Voi che leggete, ancora una volta, dovete fare una modifica. Con i miei dettagli non vi aiuto a costruirvi un’immagine, ma ve la distruggo in continuazione.
Perciò scelgo il clichè: un vecchio o un nonno o un bevitore, un vagabondo, un pastore di pecore, un contadino, un operaio. L’intesa tra scrittore e lettore non si stabilisce soltanto grazie a delle descrizioni precise, ma anche per mezzo di clichè, per il tramite di ciò che è tipico. Il massimo della raffinatezza e della dissimulazione lo trovo in Agatha Christie. Ecco come ha descritto una giovane donna: “aveva l’aspetto di un’atipica maestrina d’asilo”.
Il fatto che ricominci dal bar ha poi a che vedere col fatto che è lì che ho vissuto delle esperienze, inoltre è ancora lì che vivo. Tuttavia si tratta di un espediente letterario. Mi aspetto che il clichè “bar” metta in moto qualcosa. La storia si svolge sempre da qualche parte e non ho bisogno di farne una descrizione. Ognuno può pensare a un suo bar in base alle proprie esperienze. Appena vi ricordate del vostro bar, la mia storia diventa credibile, poiché l’immagine “bar” non deriva dalla mia esperienza, dall’esperienza dell’autore, ma dalla vostra, dall’esperienza del lettore.*

*Peter Bichsel, Il lettore, il narratore, traduzione di Giorgio Messori, Marcos Y Marcos, 1989.