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Mons Kallentoft "Il lato oscuro di noi svedesi"

Dopo Millenium un'altra donna di carattere in un noir scandinavo

Galeotto fu un tuffo. Un incidente che costringe un ragazzo di 14 anni diverse settimane a letto. Mons Kallentoft, classe ‘68 fino ad allora aveva pensato soltanto all’hockey e al calcio, a una carriera tutta sportiva, ma quella sosta forzata - allora non c’era ancora Internet, game boy film in dvd - gli svelò per la prima volta scrittori come Kafka e Dostoevskij che oggi stanno in sottofondo anche a “Sangue di mezz’inverno” (Nord, p. 445, euro 18,60) il suo giallo osannato dalla critica dove dipinge una tela con più voci. Protagonista una donna, Malin Fors, brillante detective con il debole dell’alcol che deve svolgere un’indagine a partire dal ritrovamento del cadavere di un uomo trovato impiccato nudo in una campagna svedese invernale e inquietante.

Anche lei come Stieg Larsson con Lisbeth Salander ha creato una protagonista femminile molto forte ma con molti difetti…

Sì, la mia idea era quella di creare un personaggio imperfetto, pieno di conflitti che le persone di solito tendono a nascondere, ma anche una giovane donna che ha più futuro davanti che passato, che vive dentro i problemi di ogni giorno.

Che ruolo ha oggi la donna in Svezia?

Importantissimo: la società svedese è la società dove c’è certamente maggior egualitarismo tra i sessi.

Ma esiste un lato oscuro nel suo paese?

Sta aumentando il tasso di criminalità e c’è una corruzione dilagante. Questo non si riflette nelle statistiche, però lo si percepisce a livello del vivere sociale. Lo stato viene prima dell’individuo e questo si diffonde come malessere nel mondo del lavoro, in particolare dell’impiego pubblico dove nessuno si sognerebbe di intentare una causa per mobbing perché non la vincerebbe mai: la vittima viene colpevolizzata.

In questo romanzo il morto si rivolge al lettore e ci sono elementi magici. Come mai ha introdotto questo elemento?

Credo che in generale nella realtà ci sia molto di più di quel che vediamo, di quel che percepiamo. Per esempio quando interagiamo tra noi le cose più interessanti sono quelle che non vengono dette.

Intervista tratta da www.leggo.it