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Il lettore preferisce personaggi simpatici

Lo stato di incertezza che deriva dalla contrapposizione di due personaggi antagonisti è forse la reazione più incisiva che si possa ottenere in modo diretto.

Anche se i due antagonisti sono perfettamente consapevoli dei propri obiettivi, il lettore non può accettare la prospettiva che uno dei due venga sconfitto. La partecipazione emotiva raggiunge una intensità notevole ma, ancora una volta, l’elemento decisivo che fa propendere per l’uno o per l’altro personaggio non è la simpatia.
Di fronte a personaggi ugualmente simpatici il lettore farà la sua scelta sulla base delle proprie convinzioni morali. Chi dovrà prevalere?
Tutte queste strategie presuppongono che lo scrittore sappia già usare le tecniche che gli permettono di rendere simpatico o antipatico il personaggio. C’è però un altro motivo per cui queste tecniche si rivelano essenziali: in genere il lettore, indipendentemente dai suoi gusti letterari, preferisce i personaggi simpatici; se si deve fare un lungo viaggio in autobus è normale augurarsi che il passeggero vicino sia un tipo piacevole. Leggere un romanzo o un racconto richiede un certo tempo: perciò, se il protagonista non è simpatico, sarà molto difficile convincere il lettore a finire il libro.

Naturalmente si può raccontare una storia con un protagonista antipatico, ma anche in questo caso (salvo rarissime eccezioni) lo scrittore deve preoccuparsi di mitigare la sua antipatia. Generalmente, il personaggio riceve una connotazione negativa fin dalle prime scene, mantenendola poi nei suoi tratti essenziali durante la narrazione. In tal modo l’autore può utilizzare tutti gli espedienti che gli consentono di rendere simpatico anche un eroe che in partenza non lo è. E questo avviene senza che il lettore se ne accorga.