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La canzone e la sua storia

Anche la canzone ha una storia illustre, al pari del sonetto.

La canzone è una forma lirica ampia e solenne, suddivisa in strofe (originariamente erano cinque o sette) e con un commiato finale, alternando versi lunghi (undici sillabe) a versi più corti (sette sillabe).

Nel tempo, man mano si perderà il commiato e la struttura strofica, ancora rigida in Dante e Petrarca, diventerà sempre più fluida: sarà Giacomo Leopardi a riformulare in questo modo più libero la canzone.

Hanno struttura di canzone molti dei suoi componimenti più celebri, dal Sabato del villaggio al Passero solitario, da A Silviasino al Canto notturno d’un pastore errante dell’Asia.

La canzone, tradizionalmente, era adatta ad accogliere, rispetto al sonetto, tematiche di più ampio respiro e di più alto impegno, anche civile: si pensi soltanto alle tante canzoni dedicate all’Italia, da Petrarca al giovane Leopardi. Tra i poeti più vicini a noi, Vincenzo Cardarelli dà ai suoi componimenti la forma più simile alla canzone leopardiana, esprimendosi esclusivamente all’interno di tematiche amorose o esistenziali.