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La prima impressione

Dal primo impatto con una persona reale si ricava sempre una buona o cattiva impressione.

Ebbene, la stessa cosa avviene con i personaggi: nel momento in cui vengono presentati si prova simpatia o antipatia nei loro confronti.

E’ innegabile che si ama ciò che ci somiglia, ma il termine “amare” può avere un duplice significato. L’interesse che si prova per uno sconosciuto che si incontra per la prima volta dipende soprattutto dagli elementi che ci accomunano a lui.
Pur con molte eccezioni, in genere ci si trova a proprio agio con le persone che appartengono ad ambienti che riteniamo importanti o che possiedono qualche nostra prerogativa di cui siamo orgogliosi.

Allo stesso modo, si preferisce comunicare con uno sconosciuto se è nostro coetaneo, se condivide le nostre idee o coltiva gli stessi interessi, se ha gli stessi gusti nel vestire e così via. Così, fin dal primo approccio, proviamo una sensazione di affinità, come se avessimo appena incontrato un vecchio amico.

C’è sempre un pò di tensione e di diffidenza verso gli individui troppo diversi da noi: persone che parlano un’altra lingua, che vestono in modo bizzarro o che appartengono a un gruppo o a un ambiente dal quale siamo esclusi. Insomma, di solito tendiamo a ignorare o ad assumere un atteggiamento ostile nei confronti di chi non si comporta come noi.
Queste considerazioni valgono anche nella narrativa: il lettore tende a immedesimarsi e a riconoscersi subito nel personaggio che presenta delle affinità con il suo modo di essere, mentre prova repulsione o resta indifferente di fronte a un personaggio che appare volgare, stupido o semplicemente bizzarro o estraneo.

Tuttavia, c’è del vero nel detto secondo cui “gli opposti si attraggono”, poichè oltre alla somiglianza esistono anche altri elementi capaci di ridurre le distanze fra le persone.