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La simpatia per l'eroe

L'eroe buono a tutti i costi finisce quasi sempre per annoiare.

La partecipazione del lettore alle vicende narrate nella storia, che è forse l’obiettivo principale fra quelli che si prefigge l’autore, varia di intensità in funzione della immedesimazione del lettore stesso con questo o quel personaggio.

Ciò può avvenire per affinità di modo di essere o di comportamento, mentre la diversità genera un senso di distanza se non di ostilità. Questo, tuttavia, non significa che chi legge sia in eterna attesa del trionfo del “buono” e della punizione del “cattivo”.

Al contrario, l’eroe buono a tutti i costi finisce quasi sempre per annoiare mentre le azioni del malvagio hanno un impatto molto forte e si imprimono prepotentemente nella memoria. C’è naturalmente un limite, al di là del quale il ritratto dell’eroe negativo rischia di cadere nella caricatura. E c’è anche la possibilità di attenuare la portata delle azioni riprovevoli con qualche motivazione che da un lato le renda più credibili e dall’altro riscatti in qualche misura chi le compie.