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Poesia . Petrarca e Shakespeare.

Le grandi età del sonetto sono in Italia il Cinquecento e il Seicento.

Il sonetto è portato alla perfezione già dai poeti del Dolce stil novo, ma sarà Petrarca a farne la forma-canone di tutta la poesia europea.

L’unica variante metrica si trova nel sonetto inglese, che ha il suo massimo splendore in Shakespeare, dove i soliti quattordici versi sono ripartiti in tre strofe di quattro versi e in una strofa finale che è un distico rimato.

La capacità del sonetto di durare nella storia della letteratura europea e di piegarsi a ogni stile e di accogliere ogni tonalità della lirica è enorme: esistono sonetti i cui domina il sublime e sonetti in cui domina il comico, anche triviale, da subito, sin dai tempi di Cecco Angiolieri. Esistono sonetti parodici e grotteschi, altri mistici e teologici, altri esistenziali.

Le grandi età del sonetto, dopo Dante e Petrarca, sono in Italia il Cinquecento con il “petrarchismo” e l’esperienza forte, a sè. dei sonetti di Michelangelo Buonarroti, il Tasso e il Seicento con il “marinismo”, il passaggio tra Settecento e Ottocento in cui eccellono Vittorio Alfieri e Ugo Foscolo.

Già Leopardi non usa più questa forma. Dopo Carducci il sonetto perde la sua centralità, ma nel Novecento ritorna sulla scena in Italia e fuori dall’Italia con poeti illustri come Rainer Maria Rilke, Jorge Luis Borges e Andrea Zanzotto.