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Un protagonista bizzarro ma simpatico

Tra i personaggi dell'arrabbiato John Wain, Arthur Geary è uno dei più significativi.

E’ perfettamente sano di mente ma viene scambiato per pazzo, mentre è soltanto in fuga dalla società, dalle sue regole asfissianti, dalle sue convenzioni spersonalizzanti. Il lettore è irresistibilmente indotto a provare per lui solidarietà e affetto.

John Wain appartiene al gruppo degli “arrabbiati”, giovani autori che fra la metà degli anni ‘50 e la fine degli anni ‘60 hanno rinnovato profondamente la narrativa, il teatro e il cinema inglese. Alle solite ambientazioni eleganti sostituiscono scene e problemi di vita vissuta. Le trame, molto realistiche, affrontano problemi drammatici come la disoccupazione, l’aborto e la contestazione. In più questi autori mettono una grossa carica di ironia nell’attaccare la mentalità conformista.

Sono tre gli elementi di Geary che risaltano:

1) la ricchezza dei suoi interessi intellettuali
2) il bisogno di uno spazio personale nel quale poterli coltivare
3) l’apertura verso il prossimo, la voglia di vedere le persone senza le barriere delle convenzioni sociali

John Wain intende far provare ai lettori sentimenti di simpatia per il protagonista, il quale si presenta come un personaggio apparentemente tranquillo, dall’intelligenza lucida e aperta, in pace con se stesso e con gli altri. Invece si tratta di un uomo in fuga dalla società contemporanea, fatta di individui che pensano e parlano con frasi fatte, spersonalizzati dal benessere.

Arthur Geary vive da nove giorni nell’albergo della stazione londinese di Paddington. E lo ha confessato a Philip Robinson, un conoscente incontrato occasionalmente nello scalo ferroviario. Geary ha abbandonato la moglie, due figli e l’impiego in un istituto di ricerche. Sente dovunque rulli di tamburi, che simboleggiano il ritmo martellante di una esistenza inaccettabile, tranne che nella stazione di Paddington. Qui, anonimo e solo, si rilassa, osservando l’umanità di passaggio.

“Un latte caldo, in mezzo a degli esseri umani, corretti con whisky, e magari un’ultima occhiata al libro del suo ex collega”. Due bisogni che Geary rende del tutto compatibili nella sua nuova condizione. Stare in mezzo agli altri, senza essere costretto a rinunciare ai propri pensieri, alla propria interiorità. In questa frase viene spiegato con chiarezza che cosa cerca il protagonista: uno spazio nel mondo per il quale non si debba pagare il prezzo della spersonalizzazione. In fondo, non è quello che cerchiamo tutti noi?