
Quelli veri, in questi giorni lavorano fra i cadaveri delle vittime del maremoto. Le analisi del dna, i tentativi di identificare i corpi, il compito ingrato di mostrare le foto a chi potrebbe riconoscere quei resti. Ma questa parte, negli episodi, non c’è. C’è, però, molto altro, lo specchio di un’Italia borghese e scellerata, benestante e pistolera, terra di intrigo e mistero in Ris - Delitti imperfetti, la nuova serie prodotta dalla Taodue di Pietro Valsecchi, da mercoledì 12 gennaio su Canale 5. Dodici puntate che raccontano le vicende di un gruppo di carabinieri dei Reparti investigazioni scientifiche, noti alle cronache (il delitto di Cogne, il caso Carretta, la strage di Novi Ligure, il giallo di via Poma e molti altri) e celebri - ma in versione Usa - anche sul piccolo schermo grazie al cult C.S.I..
Un’idea nata con l’esperienza di L’ultima pallottola, miniserie in due puntate sul serial killer Donato Bilancia (in onda nel febbraio 2003 sempre su Canale 5). In quel caso, l’apporto dei (veri) Ris era stato decisivo nella sceneggiatura. Qui, il proposito era di costruire dei telefilm partendo da casi realmente affrontati dall’Arma, ma riveduti in base alle esigenze televisive di drammatizzazione. Com’è il caso di Unabomber, fil rouge di tutte le puntate. Alle quali ha fatto da consulente Luciano Garofalo, alla guida della Scientifica dei carabinieri di Parma, e anche autore di Delitti imperfetti (Sei casi per il Ris di Parma).
Inevitabile cogliere alcuni tratti in comune con C.S.I.. Anche se gli autori di Ris preferiscono marcare le differenze. Di simile, c’è l’uso delle tecnologie all’avanguardia per risolvere casi che sembrano impossibili. “In realtà, nessun delitto è perfetto, c’è sempre una traccia” dice il regista italo-inglese Alexis Sweet (un nonno a Scotland Yard), che ha diretto un cast composto da Lorenzo Flaherty (capitano Venturi), Nicole Grimaudo (tenente Giordano), Ugo Dighiero (maresciallo capo De Biase), Filippo Nigro (tenente Martinelli) e Stefano Pesce (sottotenente Testi).
Ma le analogie fra Ris e C.S.I. si fermano alla comune appartenenza alla Scientifica. “Loro - precisa Sweet - fanno vita di laboratorio, i nostri protagonisti agiscono anche sul campo. E poi - aggiunge - credo che una puntata di C.S.I. costi dieci volte una delle nostre”. Girato fra Parma e Cinecittà, negli studi romani è stato ricostruito un laboratorio (con macchinari veri) nel quale i protagonisti operano fra microscopi, provette, reagenti, lavagne luminose. “Ogni episodio è come un puzzle - aggiunge Sweet - si parte da elementi minuscoli, un capello, un frammento di vernice. Un dettaglio conta più di una confessione”.
Teatro di Ris, la provincia ricca del nord Italia. Delitti che maturano in un contesto opulento, drammi o patologie private più che crimine organizzato. Violenza fra le mura domestiche, giustizieri “in proprio”, devianze giovanili. E al contrario di quel che appare in C.S.I. e in serial simili, i personaggi “non sono affatto dei superuomini” dice Lorenzo Flaherty, già protagonista delle prime due serie di Distretto di polizia. “Hanno difetti e nevrosi, anch’io mi sono sentito molto vicino al capitano Venturi: sempre concentrato sul lavoro, il che può farmi sembrare schivo, distaccato. E’ che sento la responsabilità di quel che faccio”.

Sutterina








