
di Armando Gallo
America Ferrera è nata a Woodland Hills, alla periferia di Los Angeles, oltre le colline di Hollywood, il 18 aprile 1984, da una famiglia dell’Honduras che emigrò in California a metà degli Anni 70.
Il padre di America divorziò dalla mamma quando lei aveva sette anni e se ne tornò in Honduras.
La piccola trovò rifugio e sogni nelle rappresentazioni teatrali della scuola.
«Fu Amleto che mi fece innamorare del teatro» dice. «Non aveva nulla a che fare con Shakespeare, ma come sono salita sul palco mi sono sentita a mio agio. Il teatro mi ha dato l’immediata sensazione che potevo aspirare a tutto nella vita».
America è l’ultima di sei figli, cinque femmine e un maschio: «I miei migliori amici» dice parlando di loro. «A casa mi sono sentita protetta, mai viziata, ma aiutata a crescere con un pizzico di saggezza che mi ha sempre suggerito di applicarmi in tutto quello che facevo, anche nei miei sogni di diventare attrice».
Quando ha realizzato il sogno?
«A 17 anni, quando sono stata ingaggiata a Disney Channel per “Gotta Kick It Up”, un film dove recitavo e ballavo. Mi sentivo ormai arrivata: “Disney Channel oggi… Oscar domani!”, pensavo. Però, dopo alcune settimane di riprese, ebbi un mini esaurimento nervoso. Quello che credevo fosse un punto d’arrivo, la realizzazione del mio sogno, mi aveva lasciata molto vuota. Mi sono resa conto che ero solo agli inizi. La mia mamma si rese conto di quanto fossi determinata nel voler fare l’attrice e iniziò a portarmi con lei alle audizioni».
Ecco, ci parli di sua madre.
«Mia madre è una donna incredibile: volle emigrare in America per dare la possibilità ai suoi figli di avere l’educazione scolastica che non potevano avere nel suo Paese. Ha iniziato facendo la donna delle pulizie, ma è andata avanti fino a diventare la manager di un hotel Hilton. E’ fiera delle parti che ho sempre scelto di interpretare, ma specialmente per questa di “Ugly Betty”».
Come è arrivata alla parte di Ugly Betty
Che cosa le è piaciuto subito di Betty?
«Che nonostante la gente la trovi un po’ strana, bruttina, malgrado tutti i suoi difetti, lei sa bene qual è il suo posto nel mondo. Non diventa cinica, ma sceglie di comportarsi con umanità, gentilezza e generosità. Poi ho letto il primo copione e l’ho subito vista come una protagonista forte».
Comunque veste in modo davvero strano per essere nella redazione di una rivista di moda…
«Il poncho è atroce, ma l’abbiamo visto indossare a una ragazza di Queens. Quasi tutti i vestiti che indosso vengono da negozi di quel quartiere di New York. Siamo andati in giro con la stilista Patricia Field: è incredibile vedere quante ragazze di Queens assomiglino a Betty».
Quando le cose cambieranno? Assisteremo forse a una trasformazione?
«Può darsi. Ma è una serie che speriamo vada avanti alcuni anni e la trasformazione da bellezza interiore a bellezza esteriore, se avverrà, sarà lenta».
Indossare l’apparecchio per i denti le ha procurato disagio?
«No, me l’hanno costruito apposta. Lo tiro via e lo rimetto cento volte al giorno».
La riconoscono per strada?
«Sfortunatamente sì, quindi non c’è molta differenza tra me e Betty. Non sono una fotomodella, ma sono felice quando mi guardo allo specchio. Sono una ragazza veramente normale, sto bene nella mia pelle. Ho un ragazzo che mi adora e questo mi aiuta, perchè lui è meraviglioso. E’ alto, bello, intelligente, premuroso e ha delle ciglia lunghissime che finiscono sul biondo».
Il bello in questione è il texano Ryan Piers Williams, un aspirante regista che lavora per Steven Soderbergh. I due si sono conosciuti all’USC dove America stava per laurearsi in Relazioni Internazionali e Teatro. Studi che ha dovuto sospendere all’ultimo semestre per l’improvviso impegno in «Ugly Betty», ma che intende riprendere appena la serie le consentirà di tirare il fiato.
«Ugly Betty» è un successo mondiale. L’Italia è l’ultima a cadere ai suoi piedi. La prima puntata del 18 maggio ha avuto un ascolto eccezionale. Quanto ha cambiato la sua vita questo telefilm?
«Prima di tutto sono contenta del successo in Italia perché quando sogno un posto al sole vedo sempre il vostro Paese. Cambiato la vita? E’ un anno che mi sveglio, vado al lavoro per 12 o 15 ore, dal lunedì al venerdì. Torno a casa stravolta e vado a dormire. Quando c’è una mia foto sui giornali mi sembra surreale, giro la pagina e… “Dio mio, è Brad Pitt”. Leggo quello che dicono di lui e penso sia vero. Poi leggo quello che dicono di me e mi rendo conto che è tutto fabbricato…>>.
Chi le ha dato il nome America
«E’ il nome di mia madre, in Honduras è comune».
Ha una serie tv preferita
«Ne amo due particolarmente: “Dawson’s Creek” e “Sex and the City”. Per quanto diverse, penso che il personaggio di Carrie sia molto simile a quello di Betty. Con tutti i loro difetti, quando sbagliano non puoi fare altro che adorarle».
Che cosa ha pensato quando il suo nome è stato letto al Golden Globe come miglior attrice?
«Ho guardato Salma e le ho detto grazie. Poi mi sono diretta verso il palco: più mi avvicinavo, più le gambe mi tremavano. In quella manciata di secondi, ho pensato a mia madre, ai miei parenti in Honduras e poi ancora a Salma. E anche alle innumerevoli Betty nel mondo che in quel momento venivano viste per quello che veramente erano: straordinari e bellissimi esseri umani, senza i quali non si potrebbe andare avanti. E quando ho cercato di parlare al microfono avevo la bocca asciutta… Un’esperienza surreale.

Sutterina








