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Biomeccanica e Tennis: gli studi di Langerveld

Migliorare il tennis attraverso uno studio biomeccanico con l'utilizzo combinato di computer e telecamere oggi e' possibile..

La tecnologia sta sempre più
condizionando la nostra vita quotidiana, permettendoci di compiere operazioni
assai complesse con estrema facilità e velocità, il tutto in modo efficiente e
pratico. Lo sport è spesso pioniere in queste trovate, visto l’interesse
economico e sociale che lo sport in genere riveste nella società moderna.

Il tennis è uno sport che si basa
sulla coordinazione, sulla fluidità dei movimenti del corpo e su di un
complesso di forze che spesso agiscono in modo contrastante. Giocare a tennis
in modo inefficiente può portare a risultati scadenti nella migliore delle
ipotesi; a gravi problemi fisici nella peggiore. Ormai i tennisti professionisti
e coloro che intraprendono la lunga strada del professionismo sono sottoposti a
stress fisici notevoli. Si gioca tanto, in condizioni di gioco non omogenee, e
senza poter prevedere un vero schedule annuale, visto che più si vince e più si
è “costretti” a giocare nel corso della settimana, rendendo difficile una vera
programmazione, un calendario strutturato rigidamente. Diventa quindi ancor più
importante gestire bene l’aspetto psico-fisico della prestazione, per ridurre
al massimo i possibili infortuni, soprattutto quelli derivanti non da un
incidente traumatico ma bensì da un problema di stress o posturale.

La tecnologia oggi può aiutare
molto i tennisti nel prevenire questi problemi. Si stanno affermando alcuni
dottori in biomeccanica che studiano i movimenti dei vari atleti nel compimento
del gesto tecnico, nelle varie fasi di gioco, avvalendosi di sofisticati
macchinari che consentono di valutare il grado di efficienza del gesto. Più un
gesto è compiuto con efficienza, meno sforzo subirà il fisico (oltre ad
ottenere spesso un risultato agonistico migliore), minori saranno le
probabilità di subire un problema a causa del gesto stesso. Il ripetere
infinite volte un movimento poco efficiente può causare seri traumi, alle
articolazioni ed alla muscolatura. Moltissimi atleti hanno convissuto per tutta
la loro carriera con problemi divenuti cronici proprio per la mancanza di uno
studio appropriato che li abbia aiutati a capire l’errore e corretti. Qui
spesso si va contro un “dogma” dei tennisti: se con questo mio movimento
personalizzato ottengo dei risultati positivi dal punto di vista agonistico,
non mi conviene cambiarlo, anzi, sarebbe un delitto! Giusto da un punto di
vista sportivo…ma da quello medico? E’ giusto far sopportare al proprio fisico
un logorio eccessivo ed alla lunga controproducente, per ottenere dei
risultati? Qui si entra in un trade-off personale, quasi politico, su cui ogni
atleta deve fare le proprie considerazioni personali. Non esiste nello sport
una imposizione degna di Ippocrate che tuteli il proprio fisico dal logorio, è
soltanto una considerazione meramente personale. E ripeto: qua non si parla
affatto di doping! Ma solo della possibilità di usufruire della moderna
tecnologia informatica per migliorare la fluidità del movimento del corpo
all’atto di eseguire un certo gesto tecnico, per sfruttare al meglio le proprie
potenzialità e preservare la salute dell’atleta a 360°, dal logorio.

Negli ultimi anni il caso più
clamoroso è quello dell’infortunio all’anca destra. Un tennista destrorso che
gioca un colpo dritto completamente open stance tende ad appoggiare un peso
eccessivo sulla gamba destra al momento del colpo, scaricando tutta la forza
nella fase di rilascio. Questo potente perno può dare una notevole spinta; però
sta letteralmente decimando gli atleti. Il caso più eclatante è sicuramente
quello di Gustavo Kuerten, tennista brasiliano che dopo aver vinto tantissimo
ha subito una operazione all’anca e dopo quasi 2 anni non riesce a tornare ai
suoi livelli precedenti. Ce ne sono molti altri di livello internazionale, come
gli svedesi Vinciguerra e Magnus Norman; chissà quanti a livelli inferiori, che
magari non intervengono e continuano a lottare nei challenger per emergere,
“drogandosi” di antidolorifici per sopravvivere al problema. La stessa ATP sta
lavorando ad uno studio apposito, visto la grande frequenza di questo problema.

Torniamo ai metodi informatici,
che sono poi il tema dell’articolo. Uno dei massimi esperti mondiali nel campo
è l’australiano Brad Langerveld. Ha aiutato, tra gli altri, tennisti del
calibro di Pat Cash, Greg Rusedski, Pat Rafter, Wayne Ferriera, Jason
Stoltenberg.

Il suo studio è teoricamente
molto semplice: analizzando al computer i movimenti di un centinaio di forti
tennisti, ha elaborato un modello biomeccanico di come si dovrebbe eseguire un
colpo di tennis per ottenere con il minor attrito, logorio e sforzo un colpo
perfettamente efficiente ed efficace. Ha trovato così dei campioni “perfetti”
dal punto di vista della postura e della efficienza del movimento, ai quali
confronta i gesti dell’atleta che richiede un consulto, cercando così le
differenze e suggerendo i possibili rimedi in accordo con l’atleta stesso. Per
studiare il gesto tecnico del tennista, Langerveld usa un complesso di
sofisticate telecamere digitali, riprendendo da molte angolazioni i movimenti
dell’atleta mentre indossa vari sensori. Poi le immagini vengono studiate al
rallentatore, sezionandole fotogramma per fotogramma, ed elaborate con un
apposito software. Attraverso tecnologie raffinate si riesce a capire come i
muscoli lavorano e si contraggono, a quali sforzi sono sottoposti i tendini,
calcolando così lo sforzo generale e misurando il logorio, gli attriti, i pesi
a cui sono sottoposti nei vari movimenti. La figura umana viene per così dire
stilizzata, quasi fosse un fumetto, e poi via via ricomposta aggiungendo la
parte interessata. E’ un lavoro decisamente complesso, non alla portata di
tutti! Così facendo ha potuto analizzare ogni singolo attimo di come la
“macchina corpo umano” lavora alle varie condizioni, e creare così dei
diagrammi riassuntivi.

Inoltre, per rendere visibile e
comprensibile il tutto anche all’atleta, ha costruito dei modelli visivi molto
semplici, ma efficacissimi per far capire i problemi. Uno degli elementi chiave
per giocare con la massima efficienza è l’equilibrio. Equilibrio in ogni fase,
soprattutto la capacità dei muscoli dell’atleta di lavorare tutti
contemporaneamente nella stessa direzione, non sottoponendo così il fisico a
forze contrarie all’inerzia del movimento che creerebbero soltanto resistenze e
problemi. Sovrapponendo all’immagine del gesto tecnico delle righe tracciate
con il computer, Langerveld ha creato una simulazione con cui l’atleta può
facilmente capire dove va a finire la sua forza durante il movimento e come
invece dovrebbe svilupparsi il tutto per non risultare dannoso, o comunque per
essere migliore per la salute del proprio corpo. A questo punto il tennista è
libero di lavorare sopra a questo studio per cambiare il proprio modo di giocare.
Tra i vari campioni analizzati dallo studioso australiano, i più efficienti
sono risultati, tra gli altri, il servizio di Sampras (…guarda caso!), il
diritto di Agassi e di Krajicek, il rovescio di Kafelnikov, Edberg e Becker.  Nel diritto del campione di Las Vegas si
intravedono tutte le caratteristiche di un colpo giocato con il minimo logorio:
equilibrio, scioltezza, una continua accelerazione di tutto il corpo,
gambe-tronco-braccia, nella giusta direzione. L’ottimale dinamicità è ben
evidenziata dal diagramma che mostra tutte rette parallele, partendo dalla
preparazione, passando per l’impatto con la palla fino alla fase del rilascio.
Un colpo assolutamente perfetto dal punto di vista biomeccanico. Naturalmente
si parla di un diritto giocato non in condizioni estreme, ma di un colpo
giocato in una fase di scambio.

Pat Rafter ha tratto giovamento
dalla collaborazione col dottor Langerveld. Però, come lui stesso afferma, “purtroppo
ho conosciuto questi metodi troppo tardi, quando ormai la mia spalla era già
troppo mal messa e non si poteva far molto per cambiare il gesto del mio
servizio”.

Greg Rusedski invece ha potuto continuare la sua carriera
proprio grazie al dottore australiano. Greg soffriva di vari malanni che
condizionavano ormai cronicamente la sua prestazione. Soprattutto il suo polso
non reggeva più gli sforzi della gara giorno dopo giorno. Langerveld ha
lavorato per settimane con il canadese, ottenendo alla fine un risultato
ottimale. Un piccolo cambio di impugnatura ed un maggior uso del gomito e della
spalla hanno permesso a Rusedski di recuperare una salute accettabile e tornare
alle competizioni stabilmente.

Pat Cash ha subito in carriera
decine di problemi. Un fisico possente, ma fragile. Anche lui era arrivato a
quasi non poter giocare nemmeno tra amici, tanto soffriva alla schiena. Con
alcune settimane di lavoro con il “vate” del suo paese, adesso sta molto
meglio, e gioca regolarmente nel senior tour. “Magari avessi sfruttato
questi metodi 15 anni fa! La mia carriera sarebbe stata forse diversa. I
giovani devono servirsi di queste tecnologie, sono fantastiche!”.

Langerveld: “Il limite dei
tennisti è che spesso si accorgono del problema quando ormai è troppo tardi. Se
si sottopone il fisico ad un logorio eccessivo in certe parti del corpo è poi
difficile risolvere completamente il problema. Ed a volte proporre dei
cambiamenti nella loro tecnica è molto difficile, si incontrano molte
resistenze. Ideale sarebbe intervenire da ragazzini, quando ancora il fisico si
sta formando, in modo da correggere alla base gli eventuali problemi e quindi
creare un tennista sano dal punto di vista posturale e biomeccanico. Però sono
ancora poche le scuole tennis che sfruttano questi metodi, probabilmente anche
per problemi di costi che attualmente purtroppo non sono bassi. Dovrebbero
essere le stesse federazioni nazionali ad usufruire di queste metodologie. Si
sta iniziando, ma ancora i mezzi non sono tanti
.”

Così parla il dott. Langerveld,
nella speranza di poter dare un contributo al futuro della salute dei tennisti,
e non solo.

Marco Mazzoni