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il Buddhismo Theravada

Primi monaci Buddisti giunsero nelle terre dell’attuale Thailandia intorno al 250 a.C. inviati dall’Imperatore Indiano Ashoka, da poco convertitosi al Buddismo.

Primi monaci Buddisti giunsero nelle terre dell’attuale Thailandia intorno al 250 a.C. inviati dall’Imperatore Indiano Ashoka, da poco convertitosi al Buddismo.
Ma solo con la conversione del re Rama Khamaeng (1277-1317) il Buddismo divenne religione ufficiale dell’antico regno Siamese e poi del moderno stato della Thailandia.
Il Buddismo non è soltanto religione, però, ma anche filosofia e visione del Mondo, che influirono in maniera significativa sullo sviluppo culturale e artistico del paese: la prima opera letteraria Thai è proprio un tratto di cosmologia Buddista,le raffigurazioni del Buddha edella sua vita divennero il soggetto preferito di pittori e scultori, i monasteri si proposero come i principali centri d’istruzione.
Ma la storia del Buddismo inizia con la nascita di Siddharta Gautama, intorno al 536 a.C. a Kapilavastu, un piccolo villaggio alle appendici dell’Himalya.

Comincia prima ancora della sua nascita, anzi visto che la madre Maya (“illusione”) aveva visto in sogno un elefante con un loto bianco girare tre volte intorno al suo letto per entrarle poi nel fianco, e divenire cosi embrione del Buddha. Maya mori sette giorni dopo il parto e Siddharta verrà affidato alla zia materna, Mahaprajapati (“ la grande procreatrice”).
Siddharta era, durante la sua vita terrena, principe della comunità aristocratica degli Shakya (“ i potenti”), titolo che gli valse l’appellativo di Shakyamuni, cioè “saggio tra gli Shakya”.
La sua condizione di nobile lo fece vivere nel lusso degli ambienti aristocratici, alla pari di molti suoi simili: si sposò con una ricca principessa, Yasodhara, che gli era anche cugina, e insieme misero al mondo un figlio, Rahula.

 

Non aveva ancora trent’anni quando lasciò il palazzo di famiglia e si avventurò a conoscere il Mondo.
Incontrò allora un vecchio, un ammalato e un morto, simboli della sofferenza umana, e infine un eremita, che gli indicò la strada verso la liberazione dal dolore.
Dopo questo incontro, Siddharta abbandonò per sempre il palazzo e i lussi, la famiglia e gli affetti.
Si rase la testa, indossò la tunica color zafferano, divenne asceta errante. Con cinque compagni condivise una rigida disciplina per sei anni non si nutri che di un solo chicco di riso al giorno. Ma non era questa la strada per la santità. Tra il lusso e la mortificazione scelse la via intermedia, quella della meditazione e dell’imperturbabile distacco dal Mondo. Fu cosi che un giorno, vicino alla località di Bodh Gaya, si sedette sotto un albero di pipal e assunse la posizione del loto rivolto verso oriente, immergendosi nella meditazione. Attraversò i quattro stadi intermedi, la concentrazione, la leggerezza dell’anima, l’abbandono e l’imperturbabilità assoluta.

Rivide in sogno tutte le sue esistenze precedenti, comprendendo che il ciclo delle rinascite è infinito; vide la condizione del Mondo, capendo come ognuno sia il risultato delle proprie azioni nelle vite precedenti; vide infine, quando ormai era l’alba, come il dolore sia il prodotto dell’eterna concatenazione di causa ed effetto. Fu attraverso questa strada che potè cogliere i quattro punti sui quali fondò la propria dottrina: non c’è esistenza senza dolore; esiste la via per arrivare alla cessazione del dolore. Sono queste le “quattro nobili verità” che lo condussero all’illuminazione e gli fecero raggiungere la condizione di Buddha, parola sanscrita che significa “l’illuminato”. Siddharta aveva allora trentacinque anni. In una località vicino a Varanasi, ovvero Benares, incontrò i suoi vecchi compagni di ascesi e gli rivelò le quattro verità, durante quello che è ricordato come il “primo sermone”.
I cinque asceti divennero suoi discepoli e chiesero al loro Maestro i voti monastici. Era cosi nato, dopo il Bhudda e il Dharma (“la legge”), il “terzo gioiello” sul quale si fonda il Buddismo: il Sangha, cioè “ la comunità dei monaci”.
Oggi il Buddismo è professato in Thailandia da circa il 95% della popolazione, che si attiene in gran parte alle norme del canone Theravada. Questa classificazione proviene da un termine pali che si distingue dalle altre correnti del pensiero Buddista (Mahayana,Vajrayana) per il suo particolare rigore. Si ricollega alla tradizione più antica – e secondo i suoi seguaci meno corrotta – della dottrina. La differenza di fondo sta in una diversa interpretazione della sua parola si verificarono già nel IV secolo a.C. quando, nel concilio di Pataliputra, l’allora capitale del regno Indiano, si verificò lo Scisma tra i rappresentanti del rigorismo monastico (dai quali ebbe origine il Theravada) e i membri della comunità laica. Il Buddismo Theravada è stato anche definito “Hinayana”, cioè “piccolo veicolo”, dai seguaci dell’altra grande tradizione del pensiero Buddista, il Mahayana, cioè “il grande veicolo”. Il Theravada è conosciuto anche come “Buddismo meridionale”, visto che è diffuso soprattutto in Thailandia, Laos, Cambogia e Birmania. Secondo la tradizione Theravada, il Bhudda stesso non si considera essere divino, ma solo guida che indica la via della salvezza. E Siddharta gautamsa non è che l’ultimo dei Buddha che hanno segnato il cammino dell’umanità. Il Mahayana, maggioritario nel Mondo con più di 170 milioni di seguaci, viene invece definito “il Buddismo settentrionale” per la sua diffusione in Cina, Giappone, Corea, Mongolia, Nepal, Tibet e India del nord. Al contrario dell’Hinahana , consente anche ai laici, oltre che ai monaci, il raggiungimento del Nirvana, cioè dell’illuminazione.

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