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Easy Visa Trip

Easy Visa Trip, si chiama così un’escursione creata per il rinnovo del visto in Thailandia, quasi tutte le località turistiche hanno la loro. Qui a Phuket ne esistono un paio, ma quello più economico e più usato è il viaggio a Ranong.

La giornata inizia presto, prestissimo,prima dell’alba .

Alle 6 il minibus è sotto casa, due colpi di abbaglianti, un cenno di assenso “ si sono io “.

Il driver scende dal minibus e con voce decisa “sawasdee krap, you mister Ancilo?  Passport please ” gli mostro il passaporto e lui mi invita a salire sul minibus.

Easy Visa Trip, si chiama così un’escursione creata per il rinnovo del visto in Thailandia, quasi tutte le località turistiche hanno la loro. Qui a Phuket ne esistono un paio, ma quello più economico e più usato è il viaggio a Ranong.

Il minibus raccoglie tutti i miei futuri vcompagni di viaggio, c’è chi è puntuale all’appuntamento, altri che si fanno aspettare, altri che si fanno accompagnare dalla ragazza quasi stessero partendo per una missione impossibile.

In effetti il nome dell’escursione non deve trarre in inganno, Easy è una parola grossa, ma non è una missione di guerra, magari un’avventura.

Sono le 7.30 e il nostro girovagare per le vie di Patong Beach alla ricerca dei compagni di viaggi si sta concludendo. Il minibus attacca la salita che porta al Tempio Thaoista della Tigre e a Phuket Town, come tutti arranca in quella salita, sbuffa ma poi davanti al tempio libera tre suoni di clacson in segno di rispetto al tempio e può iniziare la sua corsa verso Phuket Town .

Un grande bus ci aspetta, non proprio nuovo e poi scopriremo non proprio a punto, sono le 8.00 del mattino siamo in giro da 2 ore, senza un caffè e abbiamo fatto solo 20 kilometri . Un inglese, reduce da una serata “importante” per i baretti di Patong inizia a imprecare e dice che la cosa non è di buon auspicio. Intanto guardo i miei compagni di viaggio, c’è sicuramente uno svizzero, ci sono tante ragazze forse Australiane, qualche Giapponese. Provo ad indovinare le provenienze dai visi, tedeschi, israeliani, francesi e il dubbio su spagnoli o italiani. Inglesi e amicani fanno comunella con la bottiglia di Singha in mano, la festa della serata precedente non è finita.

Ha ragione l’inglese la giornata non è partita bene, infatti appena partiti, direzione Sarasin Bridge, il cordone ombelicare che lega Phuket alla terra ferma, ci fermiamo a Thalang.

Thalang è l’ultimo paese che incontriamo per uscire dall’Isola, aspettiamo ancora qualcuno che non arriva. Il bus, rumoreggia tra il sonnacchioso, l’alcoolico e il preoccupato.

C’è anche qualcuno che si chiede cosa ci farà un Farang (Straniero) a Thalang .

Il nostro ultimo compagno di viaggio arriva, è una compagna di viaggio, una cinese carina che dorme ancora, probabilmente una volontaria dello Tsunami Relief Centre di Thalang.

Ecco ora si può dormire, il bus inizia la sua corsa verso Ranong, circa 270 Km da Phuket.

Attraversiamo l’ultimo check point prima di salire sul ponte, un cartello ci da il benvenuto sulla terra ferma “Welcome to PHAN NGA PROVINCE” .

La strada che dobbiamo fare con il Bus ci porta in località diventate tristemente famose lo scorso anno, come TAKAPA KUA e KHAO LAK durante lo Tsunami.

L’aria condizionata nel bus è regolata bassissima, tutti indossiamo felpe e maglie pesanti, come al solito qualkuno rumoreggia, ma sono più rantoli di chi si è alzato presto e continua a dormicchiare.

Intanto stiamo per raggiungere Khao Lak ; mi fa sempre uno strano effetto passare per di qua, lo scorso anno qui ci sono stati migliaia di morti, una strage, una carneficina che per le sue dimensioni in numero di vittime è rimasta così diversi giorni, con i volontari che cercavano di recuperare i cadaveri. Ma erano tanti, troppi e il recupero è durato diversi giorni. Mi sveglio che stiamo per entrare a Khao Lak, poggio la testa sul finestrino il Bus va veloce, forse troppo, quando un botto incredibile, il bus sbanda rallenta di colpo, ritrova un assetto e però si sistema in cunetta.

Nel bus non ce stato panico, solo le solite imprecazioni, quasi che ce lo aspettavamo tutti.

Tutti giù dal Bus e a guardare che cosa era successo, li scorgo gli altri italiani, che esprimono il loro disappunto in diletto veneto sulle condizioni di manutenzione del Bus.

Con la leggerezza tipica, l’autista vuole riprendere la corsa con una gomma esplosa, tutti ci opponiamo ma poi saliamo sul bus e ci proviamo ma non si può, ci fermiamo in aperta campagna, Khao Lak sarà distante 30 Km ancora e Ranong altri 200.

L’organizzazione è al telefono per trovare dei mezzi sostitutivi, ed ecco che dopo 20 minuti arriva un minibus, da 8 posti.

Siamo in 38, 30 restano a terra. Qualcuno inizia spazientirsi, io compreso, sono le 10 del mattino in 4 ore ho fatto 100 Km, me ne restano 200 per arrivare a Ranong.

Arriva un bus di linea, un bus che non è fatto per i turisti, molto folkloristico, molto chiassoso e scomodo per fare tutti quei kilometri.

Prendiamo posto tutti molto in fretta, l’autista mette su la marcia e via, direzione Khao Lak e Ranong, ma c’è un’altro intoppo, l’autista è partito troppo in fretta e ha lasciato a terra dei passegeri, si ritorna indietro e si recuperano gli ultimi rimasti, tra cui il manager dell’escursione. Il pavimento del bus è in legno e le tavole si lamentano come in un gozzo a motore, dei ventilatori mitigano il clima, siamo passati dal freddo del bus precedente al caldo di una scatola di latta sotto il sole.

Questo bus va veloce nella campagna Thai e sfilano campi, allevamenti di pesci gatto, piantagioni di palme per l’olio, piantagioni di alberi della gomma.

Ogni tanto qualche moschea a ricordarci che nel sud Thailandia, e sulle coste la religione più diffusa è quella mussulmana. Non abbiamo una media da formula uno : siamo in viaggio dalle 6 del mattino, sono le 13.45 quando arriviamo all’Immigration Office di Ranong.

Ranong è una città strana, è una tipica border line city, ma anche una città portuale, ambigua, ibrida, sporca ma dal fascino inesauribile, la fotograferei ogni minuto, ne fotograferei ogni angolo. Prima o poi lo farò.

Pescatori, sono quasi tutti pescatori e un odore di pesce marcio avvolge la città, in alcuni

momenti è insopportabile.

Non me ne ero mai accorto prima, il bus con l’aria condizzionata aveva questo merito, oggi con il bus “popolare” abbiamo avvertito l’odore da almeno 15 chilometri prima della città. Ranong, essendo confinante con il Myanmar (Birmania) è tenuta sotto controllo dalle autorità Thailandesi, anche loro hanno i loro problemi di immigrazione clandestina, quindi all’ Immigration Office c’è sempre una gran animazione, con camion carichi di Birmani in fuga che arrivano e partono.

Vogliamo salire in fretta sul battello che ci porta in Myanmar ma un’altro intoppo: KINKHAO, che in thailandese vuol dire si mangia. Perchè i thai non hanno orari precisi per i pasti, anzi, ma quando hanno fame bloccano tutto e non si discute: kinkhao, fine.

Ne aprofitto anche io e i miei compagni di viaggio. Tutto si risolve in mezz’ora, sono le 16, secondo la normale tabella a quest’ora dovevamo essere sulla via del ritorno da almeno due ore. Il battello come al solito e affollatissimo, mi siedo e guardo fuori .

Quando partiamo attraversiamo la laguna, case su palafitte fanno da argine al mare. Le mangrovie ci salutano prima di prendere il largo.

All’arrivo in Myanmar, si è accolti da un nugolo di ragazzini e ragazzotti che ti accompagnano a fare compere, e lo fanno per pochi THB, qui la povertà è tanta e si vede.

Ci ridanno i passaporti nel giro di 30 minuti, ancora sul battello e via verso Ranong .

La stanchezza inizia a farsi sentire e si dormicchia con gli occhi aperti, gli spuzzi delle onde mitigano il caldo ed il sole in faccia. Siamo risvegliati dall’odore del pesce marcio appena ci avviciniamo al porto, sono diventato agilissimo e abilissimo ascendere dalla barca,  corsan di gruppo verso l’immigrazione Thai. Ora abbiamo tutti una gran voglia di tornare a casa. All’uscita dall’Immigration Office della Polizia una sorpresa, il nostro bus riparato, con le gomme nuove e l’autista che ci rassicura che ha fatto controllare tutto.

Ci sono circa 35 gradi e l’umidità sarà sul 65%, temperatura percepita 40 gradi…e mettiamo una felpa per salire sul bus. Temperatura stimata all’interno circa 6/7 gradi.

Ma va bene così, siamo in Thailandia, ancora in Thailandia, siamo a casa, dormiamo, sognamo e ci svegliamo solo al Check Point dopo il Sarasin Bridge, si siamo a Phuket. Arriviamo a Patong alle 10 di sera, una giornata non Easy, ma comunque alla fine, io e i miei compagni di viaggio abbiamo imparato a riderci su.

D’altra parte sono venuto in Thailandia anche per questo, l’avventura, e questa alla fine mi è costata 1.000 THB, 20 euro.

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