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Il Buddhismo Theravada

Il Buddismo assume connotazioni diverse secondo le zone di diffusione: Sri-Lanka, Birmania, Laos, Thailandia, Cambogia, Vietnam, ma anche Cina, Giappone, Tibet, Corea del Sud

Il termine Buddismo deriva da Budda, in sanscrito “il Risvegliato, l’Illuminato”, appellativo attribuito al principe SIDDHARTA GAUTAMA (563-486 a.C. circa), originario di Kapilavastu, nella regione himalayana. Il Buddismo nasce in India, ma si diffonde ben presto in Asia, raggiungendo, negli ultimi tempi, alcune zone dell’America e dell’Europa.
Il Buddismo assume connotazioni diverse secondo le zone di diffusione: Sri-Lanka, Birmania, Laos, Thailandia, Cambogia, Vietnam, ma anche Cina, Giappone, Tibet, Corea del Sud. E’ comunque una delle piu’ grandi religioni del mondo, ma forse e’ piuttosto improprio definire religione quella che in realta’ e’ piu’ che altro una filosofia di vita, che ruota intorno alle tematiche del destino dell’uomo, al problema dell’angoscia, del dolore, della precarieta’ dell’esistenza terrena, proponendo, pero’, una sua via di superamento e di liberazione.
La simbologia buddista e’ molto ricca e diffusa, cosi’ come l’architettura, l’iconografia e la letteratura. Oltre alle innumerevoli statue del Budda cio’ che rimanda subito a questa religione e’ la ruota a otto raggi, la “Via” del Budda. Attualmente si contano in tutto il mondo oltre 300 milioni di buddisti, che costituiscono la quarta comunita’ religiosa, dopo Cristiani, Islamici e Induisti.
Siddharta Gautama Budda e’ senz’altro un personaggio storico, realmente vissuto, la cui esistenza, pero’, e’ costellata da un mosaico di elementi leggendari. Si possono contare quattro fasi principali nella sua vita: nascita e infanzia, cammino verso l’illuminazione, anni di predicazione, fine della vita terrena e parinirvana. Dunque Budda nasce verso il 563 a.C. a Kapilavastu, in una regione che oggi e’ compresa fra il Nepal meridionale e l’estremo nord dell’India, da Suddhodana, un ricco proprietario terriero, una sorta di principe dei Sakia, e da Maya (”illusione”), la quale muore solo sette giorni dopo aver dato alla luce il figlio. Di lui si prendera’ cura la zia materna Mahaprajapati (”grande procreatrice”), che in seguito sposera’ il padre di Siddharta (”colui che ha raggiunto il suo scopo”). Secondo la leggenda, ancor prima della nascita del bambino, al padre viene vaticinato che il figlio si allontanera’ dal proprio palazzo, abbandonando gli affetti, gli agi, la comodita’, per dedicarsi a tutt’altro tipo di vita.
Per questo motivo il padre procura quanto vi puo’ essere di gradito, di desiderato, di ambito, in modo che Siddharta non avverta il bisogno di varcare le mura che circondano il parco del palazzo, per trovare altrove alcunche’. Passano cosi’ alcuni anni dell’infanzia e dell’adolescenza, caratterizzati da un’educazione adeguata al rango di principe e all’eta’ di sedici anni Budda sposa la cugina Yasodhara da cui avra’ il figlio Rahula (”legame”). Certo il giovane non potrebbe desiderare di piu’, sia da un punto di vista affettivo, sia da un punto di vista materiale; tuttavia ecco che inizia a provare una certa insoddisfazione, a riflettere sulla vanita’ della propria esistenza. I dubbi che si sono insinuati nella sua mente e nel suo cuore con il passare del tempo lo porteranno a prendere una decisione dolorosa: abbandonare la moglie, il figlio, il palazzo paterno, alla ricerca, nel mondo, tra la gente, del senso piu’ autentico della vita. Determinanti saranno gli incontri che il principe fara’ e che simboleggiano le miserie umane: un vecchio - la vecchiaia, un malato - la malattia, un cadavere - la morte, un mendicante - la poverta’. Un successivo incontro con un eremita lo condurra’ ad intraprendere quello stesso cammino, animato dal desiderio profondo di conoscere le cause della miseria umana.
Ha circa trent’anni, Siddharta, quando appunto inizia questa sua vita di ascesi sempre piu’ rigida (secondo la tradizione si nutre per sei anni solo di un chicco di riso o di sesamo al giorno, fino allo stremo delle forze). Nonostante i digiuni e la guida dei maestri yoga, pero’, si rende conto che solo nella meditazione personale, seguendo un’altra via, la “via intermedia” fra il godimento sfrenato e la rinuncia totale alla vita, puo’ arrivare alla conoscenza della salvezza. In una localita’ vicino a Bodh Gaya, dopo 49 giorni di riflessione, ai piedi di un albero di fico, in una notte di luna piena del mese di maggio, seduto nella posizione cosiddetta del loto - a gambe incrociate - raggiunge l’Illuminazione.
Siddharta riesce cosi’ a cogliere le Quattro Nobili Verita’: non ci puo’ essere esistenza senza dolore; la causa del dolore e’ il desiderio; eliminando il desiderio si elimina il dolore; esiste la via che conduce all’eliminazione del desiderio e quindi del dolore. Queste verita’ vengono rivelate al mondo nel famoso “Discorso di Benares”; spinto quindi da una profonda pieta’ per gli uomini e dal desiderio di salvarli, inizia ad insegnare e a predicare le “quattro nobili verita’ e la via di mezzo”; viene seguito dapprima da cinque discepoli, poi da un numero sempre maggiore di seguaci, affascinati dalla bellezza della sua dottrina.
Per oltre quarant’anni portera’ il suo messaggio di speranza nell’India, insistendo sul fatto che la felicita’ non e’ altro che una conquista del proprio intelletto e della propria volonta’. Su Dio Budda preferisce tacere. Secondo la tradizione egli muore all’eta’ di 80 anni, intorno al 486 a.C. circondato dai suoi discepoli, tra i quali il prediletto Ananda, al quale lascia le sue ultime disposizioni. Viene eseguito il rituale funebre ed infine il suo corpo viene posto sulla pira per essere cremato; le sue reliquie sono divise fra i nove regni nei quali Budda ha predicato. Vengono cosi’ edificati nove tumuli funebri, Stupa in sanscrito, ai quali faranno seguito molti altri nei luoghi sacri del Buddhismo.
Nel corso dei secoli immediatamente successivi alla scomparsa di Budda la sua dottrina si diffonde, grazie anche e soprattutto all’opera del re Asoka, fino a diventare religione universalistica. Attualmente all’interno del Buddhismo si distinguono tre grandi correnti o “veicoli”: Mahayana, Hinayana e Vajrayana. Il Buddismo Mahayana conta 165 milioni di seguaci ed e’ il piu’ diffuso nel mondo. E’ il cosiddetto “grande veicolo” che permette sia ai monaci sia ai laici di arrivare al nirvana. L’ideale supremo di questa corrente e’ la “compassione”, principio rappresentato dalla figura del Bodhisattva, ossia colui che rinuncia a raggiungere l’illuminazione, per aiutare gli uomini a trovare la via della “perfezione”, chiamata anche “dottrina della via di mezzo”. Il Buddismo Mahayana e’ diffuso in Cina, Giappone, Corea, Mongolia, Nepal, Tibet, dando vita, nel corso dei secoli, a diverse scuole e correnti filosofiche: tra queste il Buddismo Zen (giapponese: meditazione), che risale al XII secolo d.C., il cui elemento centrale e’ costituito dalla meditazione nella posizione detta del loto.
La mistica delle scuole Zen, in quest’ultimo secolo, si e’ diffusa anche in Europa e negli Stati Uniti. Il Buddismo Hinayana o “piccolo veicolo” e’ la seconda corrente piu’ diffusa del Buddismo, dopo il Mahayana. L’Hinayana si definisce anche Buddismo “pali”, poiche’ le sacre scritture a cui fa riferimento, il “Tripitaka”, sono redatte in questa lingua. E’ diffuso soprattutto nell’Asia meridionale e fin dalle origini e’ legato molto fortemente all’ordine monastico, che segue una disciplina assai rigida. La comunita’ monastica, Sangha, fondata dal Budda storico e’ aperta sia agli uomini, sia alle donne.
Nel Buddismo tibetano i monaci sono i “lama”, mentre in Giappone si chiamano “bonzi”. Coloro che scelgono la via monastica sono seguiti, nel cammino spirituale, da un “guru”; devono attenersi rigorosamente a tre regole fondamentali: assoluta poverta’, non essere mai causa di dolore per alcun essere vivente, astensione totale da rapporti sessuali.
I monaci sono generalmente vegetariani, mangiano una sola volta al giorno e solo cio’ che viene offerto loro dai laici, durante il loro lungo pellegrinare. Solo nei tre mesi dei monsoni rimangono chiusi nei monasteri. Uno dei riti piu’ importanti per i monaci e’ costituito dal “patimokkha”, ossia una “confessione” collettiva nei giorni del digiuno, ad ogni plenilunio e novilunio. Ad ogni mancanza corrisponde una determinata penitenza; nel caso poi di omicidio, furto o rapporti sessuali, si viene espulsi a vita dalla comunita’ monastica. In genere ognuno e’ libero di lasciare l’ordine in qualunque momento, ma, finche’ e’ nello stato di monaco, deve costituire per i laici l’esempio piu’ alto dell’etica buddista, predicare la dottrina, confortare i sofferenti, partecipare attivamente alla celebrazione di feste religiose, riti e funzioni funebri, educare spiritualmente i giovani.
Il Vajrayana o “veicolo di diamante” conta piu’ di 20 milioni di seguaci ed e’ denominato anche Tantrayana (trama e ordine): e’ il veicolo esoterico per giungere al nirvana, mediante gli insegnamenti segreti che legano maestro e discepolo. Questa forma di Buddismo e’ diffusa particolarmente in Tibet, dove prende il nome, se pur improprio, di Lamaismo (da Lama, maestro).
In questo Paese i monasteri buddisti diventano i centri del potere; i superiori dei monasteri sono i “Lama” ed hanno per capi il Dalai-Lama ed il Panchen-lama. Dalai-Lama (Dalai in lingua mongola significa “grande oceano”, Lama in tibetano “maestro”, quindi Oceanico Maestro) e’, dal XVI secolo, il titolo piu’ alto della gerarchia ecclesiastica tibetana: secondo il principio della reincarnazione un Budda o un Bodhisattva si reincarna in un bambino appena nato, che sara’ riconosciuto da alcuni segni particolari, divenendo cosi’ guida spirituale e temporale della comunita’, manifestazione in terra di Budda o Bodhisattva. L’attuale Dalai-lama (quattordicesimo della serie), nato nel 1935, risiedeva anch’egli, come i suoi predecessori, nel palazzo Potala di Lhasa; nel 1951, pero’, il Tibet viene occupato dai cinesi comunisti di Mao e nel 1959 il Dalai-Lama e’ costretto all’esilio in India, nel Punjab.
Panchen Lama (Panchen, gioiello del dotto in tibetano) e’ il capo del monastero di Tashilumpo, a circa 200 chilometri da Lhasa; egli ha solo un potere religioso e non anche politico, come il Dalai-Lama; percio’, a differenza di quest’ultimo, nonostante l’invasione cinese in Tibet, puo’ comunque risiedere nella sua Terra. I tre elementi fondamentali del Buddismo originario sono dunque il Budda - Il dharma (la legge) - il sangha (l’assemblea) - che insieme formano il Triratna (le tre gemme). “Io mi rifugio nel Budda, nel dharma (la sua dottrina), nel sangha (la sua comunita’)” : e’ questa la formula che viene recitata dai devoti buddisti, per tre volte consecutive, che implica il riconoscimento della dottrina del Budda. Questa adesione ai Tre Gioielli o Tre gemme permette a uomini e donne, laici o monaci e monache, di raggiungere la liberazione, la salvezza.

Esaminiamo ora piu’ in dettaglio le Quattro Nobili Verita’:
“l’esistenza e’ dolore”: l’essere umano prende coscienza del fatto che la nascita e’ dolore, la malattia e’ dolore, la vecchiaia e’ dolore, la separazione da cio’ che si ama e’ dolore, l’impossibilita’ di soddisfare i propri desideri e’ dolore
“l’origine del dolore e’ il desiderio”: la causa prima del dolore nasce dalla sete del piacere dell’esistenza, dall’attaccamento agli esseri ed alle cose
“l’eliminazione del desiderio porta alla cessazione del dolore”: la sete dell’esistenza puo’ essere eliminata, distruggendo totalmente il desiderio: si raggiunge cosi’ il Nirvana
“la via che conduce alla rimozione del dolore e’ il nobile Ottuplice Sentiero”: si elimina il desiderio, la sete di essere e di avere e quindi si interrompe la ruota delle reincarnazioni, intraprendendo la “via di mezzo”, come indica l’Ottuplice Sentiero.
La non conoscenza della dottrina delle Quattro Verita’ e’ la causa prima del ciclo dell’esistenza e del dolore. Ogni fenomeno sensibile ha una causa, a sua volta effetto di una causa anteriore; ugualmente ogni condizione di vita e’ assoggettata a tutte le cause che la precedono ed a quelle che la seguono; percio’ e’ evidente il carattere di precarieta’ e di transitorieta’. Lo stesso vale per l’uomo: ogni individuo ha delle predisposizioni, ossia e’ condizionato dalla catena delle cause, dal flusso dell’esistenza (la catena nascita, morte, rinascita = samsara).

La legge della causalita’ e’ definita dal termine Karma, ovvero azione. Dunque gli strumenti o Ottuplice Sentiero per raggiungere la salvezza, il nirvana (estinzione) inteso come liberazione totale dal dolore e dalla catena delle esistenze, sono:
la Retta Fede, incondizionata adesione alle quattro verita’
la Retta Risoluzione, impegno a tenere lontano da se’ ogni desiderio, odio, malizia
la Retta Parola, astensione dalle false parole
la Retta Azione, astensione dall’uccidere qualunque essere vivente, dal furto, dall’adulterio
il Retto Comportamento, la pratica di tutte le norme che riguardano il parlare e l’agire
il Retto Sforzo, volonta’ di incrementare le buone qualita’
il Retto Ricordo, mente priva di confusione
la Retta Concentrazione, raccoglimento della mente che porta all’abolizione della coscienza e della non-coscienza
Per tutti i credenti buddisti, poi, valgono i cinque precetti, che si possono paragonare alla seconda tavola del decalogo ebraico e cristiano: “Osservo il precetto di non uccidere nessun essere vivente; osservo il precetto di non rubare; osservo il precetto di non abbandonarmi alla lussuria; osservo il precetto di non mentire o ingannare il prossimo; osservo il precetto di non fare uso di sostanze inebrianti”.
Come si puo’ osservare, il primo precetto in particolare e’ importante, in quanto esprime uno dei fondamenti dell’etica buddista: l’assoluta non violenza (ahimsa). Ai gia’ citati, poi, si possono aggiungere ancora tre o cinque precetti, facoltativi per i laici, ma obbligatori per i monaci. La virtu’ principale e’ per il Buddismo la “maitri”, cioe’ la benevolenza, la fratellanza, l’amore, per cui non esiste differenza alcuna, tra gli uomini, di classe, di religione, razza o sesso.
L’altra virtu’ e’ costituita dalla “mahakaruna” (grande compassione, grande pieta’), la solidarieta’ che lega tutti gli esseri umani prigionieri di uno stesso dolore, senza distinzione di sorta. Queste due virtu’ della “benevolenza” e della “compassione” fanno del Buddismo, cronologicamente parlando, il primo sistema religioso del mondo basato sull’amore e sulla fratellanza. Nel culto buddista non esiste una struttura gerarchica; si venerano alcune divinita’, ritenute pero’ inferiori a Budda. Di lui esistono numerosissime statue, sia all’aperto, sia nelle pagode, davanti alle quali i fedeli si inginocchiano, pregano, ma soprattutto meditano, accoccolati e a gambe incrociate. Non esistono cerimonie o rituali fissi, non si offrono sacrifici; ci sono pero’ delle feste stagionali, quali quelle del novilunio e del plenilunio, che vedono raduni di folle enormi per commemorare gli avvenimenti della vita di Budda e celebrare l’inizio o la fine della stagione delle piogge. In Cina e in Giappone esistono rituali e feste legati alle tradizioni locali, ma la connotazione piu’ importante rimane la meditazione: essa e’ concentrazione assoluta della mente, che all’apice della beatitudine acquista poteri e conoscenze trascendentali. Come gia’ detto in precedenza, oltre agli stupa (”reliquiario”) in campo architettonico esistono molti templi, alcuni dei quali scavati nella roccia, per evitarne la distruzione.
Generalmente i templi sono edifici a tre navate, con volte a botte, abside semicircolare, una grande finestra come fonte di luce. Lo Stupa e’ costituito da un corpo centrale massiccio di forma emisferica, che contiene il reliquiario; dalla cupola si diparte una edicola cubica sulla quale si innalza un “ombrello”, costituito da un palo attraversato da cerchi che rappresentano i “Tre Gioielli”. Lo stupa e’ di diverse grandezze e per un buddista e’ la rappresentazione simbolica dell’universo. Dallo stupa indiano deriva l’edificio della pagoda in Asia Orientale. Davanti allo stupa si innalzano pilastri, colonne commemorative di episodi della vita di Budda (celebre e’ la colonna di Sarnath).
L’iconografia piu’ antica ricorre a simboli: il loto, l’albero della bodhi, la ruota e lo stupa (rispettivamente nascita, illuminazione, dottrina, morte di Budda). Nelle immagini del Budda sono ben visibili alcune caratteristiche: una piccola protuberanza o punto splendente tra gli occhi, che rappresenta il terzo occhio della visione spirituale; i lobi delle orecchie allungati sottolineano la nobile origine; una protuberanza sulla sommita’ della testa che indica l’illuminazione. Questa protuberanza puo’ assumere forme diverse: una crocchia emisferica, un cono, una struttura a punta, una fiamma. I capelli sono generalmente raccolti o aderiscono alla testa, ondulati. Come per la Bibbia e il Corano, agli inizi l’insegnamento di Budda e’ tramandato oralmente; in seguito, a causa di controversie ed eresie dottrinali, viene messo per iscritto.
Il Canone (elenco ufficiale dei testi sacri) e’ stato redatto in lingua pali (dialetto del sanscrito) nel I secolo a.C.. Il Tripitaka o Tipitaka, “tre canestri”, si divide appunto in tre raccolte: Vinaya-Pitaka o “canestro della disciplina monastica”; Sutta-Pitaka o “canestro delle prediche”, il piu’ importante ed interessante, suddiviso a sua volta in cinque raccolte; Abhidhamma-Pitaka o “canestro della metafisica e della legge”, suddiviso in sette trattati di morale e filosofia. Esistono inoltre commentari e trattazioni, molto diffusi a livello popolare nei paesi buddisti. In quest’ultimo secolo una maggiore autocoscienza politica e spirituale dei popoli asiatici ha dato vita a movimenti di ispirazione buddista. Nei secoli passati le potenze coloniali occidentali hanno respinto la cultura buddista, per cui alcune comunita’ orientali hanno assunto posizioni nazionalistiche (monaci vietnamiti che si danno fuoco; i Tibetani che riaffermano la propria cultura verso gli occupanti cinesi).

Neobuddismo e’ quel movimento sorto recentemente in Europa e in America, che ritiene il Buddismo il sistema religioso piu’ conforme allo spirito dell’uomo moderno. Del resto gia’ nel secolo scorso questa religione-filosofia influenza intellettuali ed artisti europei, tra i quali il musicista Richard Wagner (1813-1883) il quale arriva a scrivere un saggio, “Religione e arte”, elaborando una sua personale dottrina della compassione, paragonabile, sotto certi aspetti, a quella buddista. Ormai un pubblico occidentale sempre piu’ vasto si accosta alla letteratura buddista, rimanendone affascinato; non si puo’ non citare lo scrittore Herman Hesse (1877-1962), l’autore di “Siddharta”, opera che non e’ altro se non una variazione della vita del Budda storico, che ha avuto una notevole diffusione nell’Europa cristiana. Mi piace concludere con alcuni versi del canto del poeta Milarepa, vissuto nel Tibet verso la fine dell’XI secolo, che si possono ben adattare all’esperienza di vita di ciascun essere umano: “…Qui l’essere segue i dettami della simpatia e dell’antipatia e non trova mai tempo per conoscere l’Eguaglianza: Evita, figliolo, le simpatie e le antipatie. Se comprendi la Vanita’ di tutte le Cose, la Compassione Nascera’ nel tuo cuore; Se non farai alcuna distinzione fra te stesso e gli altri, Sarai adatto a servire gli altri…”.

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