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Bagarinaggio online: in Usa qualcosa si muove

In America Ticketmaster risarcisce i fans di Springsteen dei soldi in più spesi per comprare biglietti "gonfiati" su siti di vendita secondari

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Una volta c’erano i bagarini che, tagliandi stropicciati in mano e parlata napoletana in bocca, battevano le strade fuori dalle location concertistiche. Oggi ci sono ancora. E verrebbe da dire “grazie al cielo”, visti i nuovi terribili rivali multimediali che grazie a internet si sono affiancati a quei pittoreschi personaggi da stadio, ai quali rischi pure di comprare “last minute” biglietti invenduti a prezzi stracciati.

Sono i cosiddetti siti di secondary ticketing, ovvero quei siti che comprano biglietti per rivenderli, legalmente, a prezzi maggiorati. In alcuni casi il ricarico supera addirittura tre-quattro volte il prezzo originale. Basta digitare su Google la parola biglietti e alle prime posizioni, dopo i rivenditori ufficiali come Ticketone.it, vi escono portali furbetti come Worldticketshop.it (139 euro Vasco Rossi a Torino), Seatwave.it (130 euro per vedere gli AC/DC a Udine) e Prontoticket.it (172 euro un biglietto per gli U2 a Torino o a Roma).

Su Rockol.it si legge che grazie a una rumorosa protesta legale dei fans di Springsteen la Ticketmaster, società americana leader nella vendita di biglietti per eventi, accusata di dirottare le richieste del pubblico verso siti di secondary ticketing, si è offerta di risarcire ai fans la “cresta” pagata in più all’intermediario rispetto al prezzo ufficiale dei biglietti. In America sono avanti anni luce, anche in questo. Noi, per ora, continuiamo a pagare bagarini vecchi e nuovi.