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Il Granata del Mese: Rolando Bianchi

Parla poco (i maligni diranno: anche con i piedi) ma quando lo fa non è banale. Prova ne sia l’accorata difesa di Novellino che Rolando Bianchi, il Granata del Mese, ha pronunciato subito dopo la gara[...]

Centravanti Torino Fc

Parla poco (i maligni diranno: anche con i piedi) ma quando lo fa non è banale. Prova ne sia l’accorata difesa di Novellino che Rolando Bianchi, il Granata del Mese, ha pronunciato subito dopo la gara contro la Sampdoria: lui il suo l’aveva fatto e da ragazzo perbene ed educato qual è si è sentito in dovere di difendere sinceramente colui che l’aveva sempre protetto e che soprattutto l’aveva sempre messo in campo, condizioni fisiche permettendo.

Certo non ha dovuto faticare molto per conquistarsi la palma di miglior giocatore del Toro dell’ultimo mese: sono bastate una traversa contro l’Atalanta ed una rete (ma che rete) contro la Samp. Perché Rolando Bianchi finora ha fallito, diciamolo chiaramnte: cinque gol sono una miseria per colui che avrebbe dovuto colmare il buco, quello del centravanti, che il Toro aveva dai tempi di Ferrante. Altra storia, altre caratteristiche rispetto al mitico Marco ma in partenza le credenziali erano superiori.

Con sette milioni di euro al Manchester City il presidente Cairo si era svenato nel tentativo di dare a De Biasi la prima punta che sembrava poter consentire il salto di qualità. Ed invece nulla, Rolando affonda insieme a tutta la squadra. Ma altrettanto sinceramente bisogna dire come sia uno dei meno colpevoli perché la sua professione è fare gol, non produrre gioco: ed allora le tante domeniche passate in solitudine tra i centrali avversari in attesa di palloni mai arrivati costituiscono un bell’alibi.

Dall’altro lato al Nostro difetta un po’ di carattere: quando le cose vanno male, s’abbatte, la forza di reazione non è ancora il suo forte ma c’è di peggio. Pochi gol ma buoni e si spera che il meglio debba ancora arrivare, infortuni permettendo. A Milano ha beffato un certo Julio Cesar con una frustata di testa che avrebbe meritato altro risalto dagli organi di stampa, a Bergamo fu solo traversa ma non fu un legno banale, un colpo d’esterno al volo che grida ancora vendetta, non tanto per la storia della partita che forse non sarebbe cambiata ma per la sua storia, quella con il gol da riallacciare.

Contro la Samp il geniale colpo di tacco su assist di Dzemaili: per la squadra è stata solo un’illusione, per Rolando, chissà, potrebbe essere stato il vero inizio della sua nuova Primavera Granata.

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