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Il Granata del mese di aprile: Rolando Bianchi

Se bastasse un gol di tacco per entrare nella storia di un club, il calcio avrebbe già fornito decine di esempi più o meno illustri. Ma se le reti di tacco diventano due nell’arco di un mese e si[...]

Granata del Mese di aprile

Se bastasse un gol di tacco per entrare nella storia di un club, il calcio avrebbe già fornito decine di esempi più o meno illustri. Ma se le reti di tacco diventano due nell’arco di un mese e si associano ad ottime prestazioni, un altro gol decisivo e due quasi gol da quaranta metri, allora non ci si può esimere di concedere il bis: Rolando Bianchi è il Giocatore del Mese di aprile dopo il “titolo” conquistato a marzo. Ma se trenta giorni fa si era deciso soprattutto in fiducia ed erano bastati un gol bello ma inutile contro la Sampdoria ed una conclusione pericolosa nell’infausta trasferta contro l’Atalanta, un mese dopo la situazione del centravanti bergamasco è migliorata e se si può guardare con ottimismo all’ultimo mese di stagione gran parte del merito è proprio di Rolandinho.

Si riparte dunque dal tacco vincente contro la Sampdoria nel giorno dell’addio di Novellino: c’era tanta rabbia nell’esultanza di Bianchi. Poi l’arrivo di Camolese ed i soliti guai fisici per Rolando che ha dovuto aspettare Pasqua per tornare protagonista. Perchè se dovessimo scegliere tra il gol al Catania e quello con il Siena, una volta ribadito che sono state entrambe reti decisive, per fattura tecnica il primo si fa certamente preferire, e pazienza se il secondo è stato realizzato con il tacco magico.

La frustata di testa in torsione su cross di Diana che ha sbloccato la brutta gara contro il Catania “rischia” di essere ricordato come uno dei gol più importanti della stagione granata. Domenica scorsa il bis, ancora un assist dalla destra, questa volta di Stellone, e Rolando che si permette di guardare all’estetica scegliendo il colpo di tacco anche grazie alla passività dei difensori senesi quando un piattone avrebbe portato allo stesso risultato con minore patema d’animo dei tifosi.

Ma evidentemente dietro questa scelta c’è l’acquisizione di sicurezza nei propri mezzi e la consapevolezza che la fiducia di tifosi, compagni ed ambiente tutto non era mai mancata: era infatti inimmaginabile che solo due mesi fa Bianchi potesse prendere certi rischi, quando passava intere domeniche solo in mezzo alle difese avversarie. E che Bianchi ora si senta perfettamente inserito nei meccanismi del Torino lo dimostrano altre due soluzioni “estreme” che il numero novantanove ha cercato nelle ultime due settimane: così se il colpo tentato a Milano quando provò a beffare Dida con un pallonetto da quaranta metri sfiorando la traversa poteva essere considerato come il tiro della disperazione in una serata difficile, il bis provato domenica contro il Siena quando con una conclusione analoga il pallone ha colpito la traversa ha dimostrato inequivocabilmente che quel colpo Bianchi ce l’ha in canna, come ogni centravanti di razza che si rispetti.

Come se non bastasse, il ragazzo si adopera e non poco anche in fase difensiva, torna, ripiega ed aiuta a coprire perchè la sua storia granata comincia ora dopo tanti mesi di infortuni ed incomprensioni tattiche.
Ancora cinque partite dividono il Toro da conoscere il proprio destino: a Bianchi si chiede di proseguire ad essere il riferimento offensivo e non si preoccupi se il repertorio dei colpi di tacco è finito. Per salvarsi servono tanti gol “facili”.

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