Per i tifosi del Toro meno giovani è la vera causa dei disastri degli ultimi vent’anni, per coloro cui i padri o i nonni hanno tramandato storie di tremendismo granata è fonte di rabbia, per qualcun’altro è uno specchio del popolo granata, attaccato ad un passato che non torna, a simboli vetusti.
Lo Stadio Filadelfia è stato la culla della storia del Toro, il teatro delle imprese del Grande Torino, il campo d’allenamento in altre stagioni da ricordare, è stato per molti neo-granata una palestra di vita dove hanno
imparato la storia del Toro ma anche dove hanno saputo diventare uomini prima che calciatori.
Oggi il Filadelfia è uno dei più grandi scandali taciuti del paese: una discarica a cielo aperto, seriamente pericolosa anche per l’ambiente, non solo per i cuori affranti dei tifosi del Toro. Vent’anni di ipocrisie, di tentativi misteriosamente falliti, di amministrazioni comunali che attendono invano soldi privati per sistemare quello che in realtà dovrebbe essere un patrimonio di tutta la città e che come tale dovrebbe interessare eccome le istituzioni. Il tutto sulla pelle dei tifosi, increduli, che neppure per il Centenario del Toro hanno potuto rivedere il Teatro degli Eroi: così si è arrivati alla situazione di lunedì, quando un gruppo di tifosi ha prima pesantemente contestato il sindaco Chiamparino, accusato di scarso interesse verso il problema e poi quasi aggredito Diego Novelli, ex sindaco e promotore in passato di una Fondazione poi abortita.
No, le aggressioni e le minacce non hanno senso di esistere tanto più in situazioni come queste perchè il tifoso del Toro ha ragione a chiedere certezze, ma ha molto meno ragione quando sostiene che non c’è Toro senza Filadelfia: purtroppo le esigenze della squadra oggi sono ben altre ed occorre subito smettere di illudersi, anche se il mitico stadio tornasse a vivere il tremendismo di un tempo, la magia che sprigionava una volta e che immediatamente si trasmetteva ai giocatori non esisterebbe più, i tempi ed il Toro sono cambiati. Di certo il presidente che riuscirà nell’impresa attesa da oltre vent’anni entrerà di diritto nella storia, ma la realtà impone lo stop al romanticismo.
Edificato per volontà del presidente Conte Enrico Marone di Cinzano, il Fila fu inaugurato il 17 ottobre 1926. Il nome veniva ovviamente dalla sua ubicazione, in Via Filadelfia 36, la capienza era inizialmente di 15.000 posti. Furono i primi successi della squadra a dare lustro allo stadio che grazie al Grande Torino divenne un mito, una fortezza inespugnabile: cento vittorie consecutive fecero da corollario ai trionfi di Valentino Mazzola e compagni ma proprio come per la squadra degli Invincibili anche per il Filadelfia la guerra spezzò tutti i sogni. Lo stadio subì gravi bombardamenti e fu per anni inagibile. Si fa strada l’idea di demolirlo, anche la squadra lo abbandona a partire dalla stagione 1957-’58 ma in quell’anno arrivò la prima retrocessione in B e così l’anno dopo si tornò a Casa, solo però fino al 1963 quando il Comunale divenne la casa definitiva del Toro. Il Fila non cessò di esistere divenendo la sede degli allenamenti, sempre frequentata da tifosi vecchi e giovani che vi respiravano aria granata ma da quella data la vita del Filadelfia non è stata più la stessa, quasi tutti i presidenti che si sono succeduti hanno provato a ridargli vita ma dal 1979 ha anche cessato di essere la sede degli allenamenti. L’abbandono dell’impianto portò alla sua lenta distruzione: gli anni ottanta segnarono il triste decadimento, il crollo di parte delle strutture e la crescita a vista d’occhio dell’erba.
Il Filadelfia è ormai diventato un caso diplomatico: se ne sono interessati politici, ci furono persino interrogazioni parlamentari (Mario Borghezio ne presentò una nel 1993), ogni tentativo dei presidenti di turno di ridare vita al Teatro del Mito sbatte inevitabilmente contro paletti irremovibili. Oltre vent’anni fa, sotto la presidenza Sergio Rossi, furono fatti passi importanti con la ricostruzione di parte delle tribune. Nel 1995 sembra arrivata la luce in fondo al tunnel ma l’iniziativa dell’ex sindaco Diego Novelli e del primo cittadino in carica, Valentino Castellani, che crearono una Fondazione e pensarono a tutto per far rinascere il Fila con un museo e la nuova sede cadde misteriosamente nel vuoto tra continui rinvii ed il 18 luglio 1997 divenne una giornata triste per il popolo granata, inferiore per drammaticità solo al giorno della Tragedia di Superga o della morte di Gigi Meroni: si iniziò a demolire il Filadelfia, un’operazione che sarebbe terminata nove mesi dopo.
Poi la farsa di Cimminelli con la presentazione di un progetto che avrebbe dovuto vedere la luce nel 2004 e poi naufragato in prossimità delle elezioni comunali (toh, la politica…). Intanto in città ci si spartisce gli stadi, alla Juve va il Delle Alpi, al Toro il piccolo Comunale con il benestare di Cimminelli. Ed il Fila? Dalla farsa si passa alla vergogna con il permesso di costruire nella zona adiacente allo stadio supermercati ed un parcheggio: oggi il Fila è un ammasso di sterpaglie, ma i supermercati ci sono eccome. Il terreno passa dalla Sis, società di Cimminelli che controlla il Torino, allo stesso Torino Calcio con una manovra assai poco trasparente.
Quindi il fallimento, le orribili ipoteche imposte dal comune sullo stadio per tutelarsi dai debiti del vecchio Torino Calcio ed i tristi balletti odierni con Cairo che ridà vita alla società ma non vuole accollarsi anche il Fila, per il quale è disposto solo a collaborare, il Comune promette sette milioni ma ne stanzia la metà mentre il contributo del presidente non arriva mai, e chissà se un giorno arriverà.
Oggi chi passa da Via Filadelfia capisce molte cose: perchè se non è vero che non ci sarà Toro senza Fila, lo è che il degrado dello Stadio degli Eroi è lo specchio più fedele del triste Toro degli ultimi vent’anni.

Davide Martini










marat
22 May 2009 - 08:07 - #1In questo periodo è di moda parlare di Fila, ma per farlo in modo corretto bisognerebbe prima informarsi e quanto scritto da Martini è zeppo di inesattezze ed errori grossolani.
Per quanto riguarda i dati storici invito l’autore dello scritto a consultare, sul sito
del Comitato Dignità Granata la tesi di laurea che Marco Lazzarotto ha dedicato al Fila
http://www.torovox.org/files/tesi_parte2.pdf
Così l’autore almeno scoprirà la data esatta della demolizione….
Riguardo all’attualità evidenzio solamente che non è affatto vero che il Comune ha messo a disposizione 7 milioni e che Cairo rifiuta di occuparsene.
Il Comune dovrebbe mettere 7 milioni e invece ha deliberato un impegno di spesa di 3,5 milioni e solo a fine lavori. Inoltre sul terreno gravano due ipoteche da 38 milioni cad. iscritte da Uniriscossioni sul diritto di superficie, causate dal mancato pagamento di oneri fiscali da parte di Cimminelli.
Cairo nell’ultima comssione del 19 Maggio scorso ha dichiarato che se il Comune gli concederà il diritto di superficie del Fila, liberato dalle ipoteche, si occuperà lui della ricostruzione dello Stadio.
Per gli aggiornamenti sull’attualità segnalo il blog Tutto Fila, aggiornato quotidianamente da una tifosa granata
che sta svolgendo un’opera di documentazione unica e preziosa, inserendo nel blog delibere, interpellanze, e rassegne stampa.
http://purple66.blogspot.com/
Non entro nel merito poi delle opinioni espresse, in quanto rispetto ogni opinione anche quando non la condivido.
Il mio pensiero da cittadina è che il Fila deve essere ricostruito dal Comune, che non solo ne ha permesso la distruzione ma con tutta una serie di interventi border-line ha permesso a Cimminelli di introitare 25 milioni di euro a fronte di una ricostruzione mai avvenuta, milioni spariti nel fallimento Torino Calcio. E non mi si risponda che il Comune non ha i soldi, visto che ha deliberato da poco, tanto per fare un esempio, una spesa di 9 milioni di Euro per ristrutturare il ristorante San Giorgio al Valentino..o per fare un altro esempio 5 milioni per un’Arena Rock mai inaugurata, oppure 22 milioni per un Palazzo del Nuoto che doveva essere finito nel marzo 2006 ed è ancora un cantiere adesso.
Il mio pensiero da tifosa è che il Fila è la nostra casa, la casa dei tifosi del Toro e deve essere ricostruito per ritrovare le nostre radici, il nostro spirito e per costruire il nostro futuro. Saranno romanticismi, ma preferisco continuare ad essere romantica piuttosto che allineata e prona al calcio business, spettacolo e tv.
Marina