Roma-Torino 3-2. Toro in B per la sesta volta

(foto: www.gazzetta.it) L’appuntamento con la storia era già fissato, il Toro almeno l’ha rispettato con dignità perdendo di misura a Roma con undici giocatori assenti e lottando nel poco[...]

L'illusorio vantaggio del Torino a Roma
(foto: www.gazzetta.it)

L’appuntamento con la storia era già fissato, il Toro almeno l’ha rispettato con dignità perdendo di misura a Roma con undici giocatori assenti e lottando nel poco delle sue possibilità. Il verdetto era già scritto da sette giorni, così c’è stato il tempo per metabolizzarlo: del pomeriggio romano rimangono solo le lacrime di Rosina e Ventola ma anche quelle dei tifosi che hanno accompagnato la squadra nell’ultima trasferta di serie A, tifosi che a fine partita non hanno voluto accettare gli applausi dei giocatori.

È serie B, dunque. Il Toro chiude terz’ultimo con venti sconfitte stagionali, retrocede per la sesta volta nella sua storia e s’appresta a disputare il decimo campionato cadetto dal 1959 ad oggi. Si conferma dunque la maledizione del numero “9″: dalla tragedia di Superga in poi, solo delusioni per i granata, scesi in B nel 1959 e nel 1989. Ma curiosità a parte, si tratta della quinta caduta in seconda serie negli ultimi vent’anni: ormai il Torino fa parte della retroguardia del calcio italiano, è una realtà triste ma va accettata. Nonostante questo è sempre difficile accettare una retrocessione: certo quelle del 1989, del 2000 e del 2003 sono state più traumatiche per motivi diversi: la prima perchè segnò la fine di un’era dopo trent’anni consecutivi di serie A, la seconda perchè giunta all’ultima giornata e la terza perchè arrivata al termine del campionato più brutto della storia della società con record negativi in serie.

Ma anche la retrocessione di oggi fa male, molto male perchè è come se il Toro fosse retrocesso non una ma tre volte contemporaneamente: oggi pomeriggio in un attimo sono ripassate davanti agli occhi i vani festeggiamenti per le salvezze raggiunte nei due campionati precedenti, sofferte ed immeritate, salvezze che non hanno insegnato nulla alla dirigenza. Il crollo del Toro era annunciato e giunge al termine di tre anni di investimenti sbagliati e di una malagestione a tutti i livelli. Non è ancora arrivato il tempo dei processi, ora vince l’amarezza e la rabbia perchè tre anni fa, dopo la grande notte di Torino-Mantova, si pensava davvero di avere imboccato un cammino nuovo, un’era di tranquillità ed invece neppure dopo il fallimento c’è stata pace per il Toro.

L’unica domanda che sorge spontanea in questo momento è perchè in piazze come Bergamo o Udine si possa fare calcio a 360° gradi: organizzazione, valorizzazione dei giovani ed anche bel gioco. Non abbiamo parlato di Genoa o Napoli che hanno potenzialità economiche superiori, ma di Atalanta ed Udinese, modelli che una società come il Torino non può ritenere inarrivabili. Per anni si è detto che la famiglia Agnelli non volesse un Toro competitivo, ora la colpa di chi è? Per fortuna Cairo a fine partita ha evitato di accusare gli altri per un tracollo che è solo suo e dei suoi collaboratori, ma il futuro non è roseo come si pensa: in panchina si ripartirà con ogni probabilità da Stefano Colantuono, pupillo del confermato ds Rino Foschi che guiderà la ricostruzione: ma servono idee nuove ed intelligenti, perchè dalla B non si risale col blasone.

La cronaca di Roma-Torino non può che meritare poche righe. Si è trattato di una partita virtuale, giocata con le orecchie tese al risultato di Bologna-Catania. Nei primi 25′ la Roma è stata a guardare ed un Toro decimato ma volitivo è passato in vantaggio al 9′ con Vailatti che con un bel drop di destro ha realizzato (nella foto) il secondo gol della carriera in A nella stessa porta in cui aveva realizzato il primo, nell’agosto 2007 contro la Lazio. Ma il Bologna era già avanti 1-0 ed avrebbe raddoppiato al 25′, così proprio a metà primo tempo la Roma è entrata in partita perchè il Toro ha inconsciamente mollato: il pareggio arriva al 36′ con Menez che realizza un gran gol con un sinistro a girare. Il Toro sfiora ancora il vantaggio con Ventola e poi con Colombo che non finalizza un contropiede. La ripresa si gioca per onor di firma, il Toro si allunga e scompare lentamente dal campo, la Roma non si spreme più di tanto ma passa con Vucinic a quindici dalla fine.

Poi c’è il tempo per la traversa colpita di testa dal neo-entrato D’Onofrio, per il 3-1 di Totti su rigore con espulsione di Franceschini, per il 3-2 di Ventola e per l’esordio in A di Sergiu Suciu. Scivolano così gli ultimi minuti di serie A del Toro tra lacrime e rabbia. Dei tre giovani in panchina Camolese ne ha fatti entrare due: in panchina è rimasto Marco Lerda, figlio d’arte. Vuoi vedere che nel destino del Toro c’è un altro Lerda sulla panchina. Noi buttiamo l’idea…

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