Si può essere preoccupati nel giorno in cui è passata una giornata e la classifica sorride ancora e soprattutto nel giorno in cui hai giocato per 25′ la migliore partita stagionale? La risposta è sì se si guarda il calendario proprio ed altrui e si considera come la squadra ha gestito il vantaggio. Il Torino pareggia per 1-1 in casa contro il Bologna quella che avrebbe dovuto essere la partita della vita e si sente un pò più vicino alla B: alla fine è uscito il risultato più prevedibile e quello che meglio fotografa l’andamento della partita ma sono proprio i granata ad uscire con le ossa rotte dal match non soltanto per essersi fatti raggiungere nei minuti finali ma perchè gli incroci delle prossime sfide e le tre partite che attendono il Toro fanno alzare inquietanti nubi sul futuro.
Ora per salvarsi sarà necessario superare in casa il Genoa e vincere almeno una delle trasferte di Napoli e Roma, traguardo ai limiti dell’impossibile per una squadra, l’unica in tutta la serie A, incapace finora di acuti esterni. Ci se la può prendere con tutto: con la sorte sottoforma della traversa colpita da Colombo in pieno recupero, con il calo fisico del secondo tempo, con Calderoni che ha steso Osvaldo dopo però aver fatto un miracolo su Marchini ma non con l’arbitro, che ha ben gestito la gara annullando giustamente la rete di Barone per un seppur millimetrico fuorigioco ed anzi concedendo al Toro un rigore piuttosto generoso.
Alla fin fine, però, ciò che pare più discutibile è la gestione della gara di Camolese: la sostituzione di Stellone con Vailatti a rigor di logica ci stava pure, l’obiettivo era quello di rinforzare il centrocampo, ma è stata troppo anticipata ed ha costretto troppo presto il Toro a tirare i remi in barca puntando solo sul contropiede.
Ne è uscito un secondo tempo dominato di fatto dal Bologna con i granata preoccupati soltanto di contenere e di sfruttare le ripartenze, peraltro quasi tutte mal gestite. E pensare che i primi 25′ erano stati dominati dai granata: in campo c’era solo una squadra, il Bologna era davvero imbarazzante non riuscendo neppure ad uscire dalla propria metacampo.
Toro corto ed aggressivo seppur senza creare grandi pericoli: Rosina ispirato e varia su tutto il fronte offensivo, Colombo spinge con regolarità e proprio da un cross dell’esterno destro, al 14′, arriva il gol annullato a Barone, leggermente oltre la linea difensiva bolognese sul colpo di testa di Stellone. Dopo il 25′ il Toro tira il fiato ed il Bologna prova ad uscire fuori, rendendosi pericoloso con una punizione di Coelho alta di poco. Ma la gara rimane in mano ai granata, gli emiliani pensano solo a difendersi: eppure il gol che sblocca la partita nasce da un’azione casuale con Rubin che affonda sulla sinistra e mette in mezzo, solo dopo Castellini lo affronta, il contatto c’è ma il rigore è un pò generoso. Rosina trasforma.
Nel secondo tempo il Toro cerca il raddoppio sfiorandolo prima con Barone e poi con Natali, ma in quest’ultima occasione Valiani salva sulla linea. A questo punto il Bologna si scuote ed alza il baricentro, il Toro pensa troppo presto a preservare il vantaggio e la ripresa è una lunga sofferenza perchè il pallino del gioco è in mano agli emiliani ed il Toro non riesce a gestire le ripartenze. L’ingresso di Osvaldo poi manda in crisi la difesa granata perchè l’oriundo argentino si rende pericoloso con frequenti serpentine: al 74′ nasce da una sua azione l’occasionissima capitata a Marchini su cui Calderoni fa un figurone respingendo d’istinto.
Il gol è nell’aria ed a quattro dal termine l’ennesima penetrazione centrale costa cara: Di Vaio scappa alla difesa e si presenta solo davanti a Calderoni che lo abbatte, rigore e ci starebbe pure l’espulsione, Calderoni intuisce il tiro di Di Vaio ma non riesce nel miracolo. La traversa di Colombo su cross di Vailatti acuisce i rimpianti di ciò che poteva essere e non è stato, ovvero un Toro meno rinunciatario nella ripresa che avrebbe potuto chiudere l’incontro. L’esultanza di giocatori e società rossoblù a fine gara suona da condanna per il Toro: domenica pomeriggio a Napoli è già clima da ultima spiaggia.

Davide Martini









