C’è una morale anche dopo giornate come questa: perdere la serie A è molto meglio che perdere la faccia. Il Torino saluta virtualmente la massima serie e vede la sesta retrocessione della sua storia al termine di una giornata amara e piena di avvenimenti, tra i quali il gol di Milito nel finale, nonostante la sua importanza, è forse il meno significativo. L’ignobile rissa finale scrive l’ennesima pagina nera della storia recente del Toro: al fischio finale di Saccani, l’Olimpico si è trasformato in un ring, con tutto il rispetto per il pugilato, un tutti contro tutti che porterà ad ovvie sanzioni disciplinari ma che soprattutto chiude come peggio non si sarebbe potuto una stagione maledetta.
Il Toro ha ormai un piede e tre quarti in B, il pareggio alla camomilla del Bologna in casa del Chievo condanna i granata per la classifica avulsa: vincendo in casa contro il Catania il Bologna sarà salvo a prescindere dal risultato del Torino a Roma dove peraltro i granata giocheranno mutilati da infortuni e squalifiche post-rissa. È l’inevitabile epilogo di tre anni pieni di umiliazioni, ma non è ancora tempo di processi.
Solo tra qualche anno, chissà, si saprò qualcosa di più su una partita che sul campo ha avuto mille volti. Vince il Genoa, un successo inutile ai fini della classifica ma resosi forse necessario visti i risultati che venivano da Milano e Lecce, giusto per la regolarità del campionato ma sul quale pende la rissa finale: Thiago Motta, tra i rossoblù più motivati per tutta la partita, zittisce la panchina granata dopo il 3-2, al fischio finale i giocatori del Toro non ci vedono più e si scatena l’inferno con l’ingresso in campo anche di alcuni tifosi e la fine probabile dello storico gemellaggio.
Accordi saltati? Forse, nessuno lo potrà mai dire. Di sicuro quella dell’Olimpico non è stata una gara giocata fino in fondo da nessuna delle due avversarie: il caldo, le differenti motivazioni, la paura di vincere possono essere motivi ma la realtà parla di un Genoa deciso a vincere negli ultimi minuti dopo aver concesso non poco agli avversari nel secondo tempo.
La cronaca della partita ha ormai poca importanza, si è trattato di una sfida memorabile per le continue emozioni e le tante occasioni sbagliate. Il Genoa comincia meglio e sembra più ordinato, il Toro è bloccato dal caldo, dalla paura e dalla sfortuna che al 10′ lo priva di Stellone, stirato e sostituito da Abate per un 3-4-3 che non funzionerà: al 15′ ci starebbe un rigore per fallo di Mesto su Colombo, il Toro si rianima solo dopo essere passato sotto per un netto rigore trasformato da Milito e concesso per fallo di Pisano su Rossi. Sei minuti dopo è già 1-1 con Franceschini che in perfetta solitudine appoggia in rete un assist aereo di Ogbonna, prima e dopo è Sereni a doversi superare su Milito e Bocchetti.
La ripresa comincia con il gol di Olivera su punizione complice un Sereni fuori posizione ma dopo due minuti Bianchi servito da Abate beffa Rubinho con un pallonetto. Il sorpasso del Toro sembra nell’aria, il Genoa si allunga e concede due grandi occasioni ma Rosina al 70′ si fa respingere il tiro da Rubinho dopo una bella serpentina mentre otto minuti dopo è Ventola, subentrato a Rubin per un Toro d’assalto, ad avere il match-ball ma dopo un’altra serpentina tira troppo debolmente e Criscito salva prima della linea. Il Bologna pareggia ma la Roma vince ed è già in Europa League, il Toro è pronto a giocarsi tutto in casa dei giallorossi ma all’88′ Milito di testa fa calare il sipario. Abate si fa espellere per un fallaccio, dopo solo calci e vergogna. Domenica prossima Bologna-Catania certificherà la festa del Centenario rossoblù: crederci ancora è pura utopia, ma è ancora presto per i processi. Prima bisogna recuperare la faccia.

Davide Martini









