
(foto: www.calciopro.com)
Un allenatore che lavora serenamente in estate, un mercato che aveva colmato le principali lacune, un direttore sportivo profondo conoscitore del calcio estero che aveva portato al Toro dopo tanti anni un paio di giovani, interessanti stranieri da scoprire. Le due stagioni precedenti vissute sempre al limite sembravano aver finalmente insegnato qualcosa alla dirigenza granata che aveva fatto le cose per bene durante il mercato estivo 2008. Insomma, per il popolo granata sembravano essere finiti gli anni di sofferenza e si pronunciava timidamente la parola “programmazione”, fino a quel momento lontanissima dal pianeta Toro. Ripercorriamo l’annus horribilis granata.
Al timone c’è Gianni De Biasi che dopo l’ennesima salvezza ha ottenuto carta bianca e la possibilità di lavorare sin dall’estate. Alzi la mano chi sotto l’ombrellone pronosticava un Toro sotto l’undicesima-dodicesima posizione in classifica: quest’anno la lotta salvezza sarà affar d’altri, si diceva con un ottimismo inconsueto dalle parti granata.
La prima gara della stagione però fu una faticaccia: per eliminare dalla Coppa Italia il Brescia furono necessari i supplementari ed una prodezza di David Di Michele. Una settimana più tardi, tuttavia, i dubbi svaniscono con il 3-0 al Lecce che regala al Toro un successo alla prima di campionato atteso da quindici anni: ma a guardar bene non è che si sia trattato di una vittoria in carrozza. Fino a quando il gialllorosso Diamoutene non impazzisce regalando un rigore al Toro, i granata soffrono non poco ed in generale il 4-3-2-1 voluto da De Biasi sembra un abito un pò troppo osè per una squadra che non può permetterselo: quella contro il Lecce rimarrà l’unica vittoria conquistata contro le ultime quattro della classifica.
Due settimane più tardi alla ripresa del campionato contro la Reggina le nubi si trasformano in pioggia: la squadra non gioca male ma non va oltre il pareggio rischiando anzi nel finale. Il ciclo difficile con Inter, Chievo (infrasettimanale), Lazio ed Udinese porta solo un punto ed una certezza: questo Toro gioca meglio rispetto agli anni precedenti, crea molte più occasioni ma non è equilibrato. Il tridente formato da Bianchi vertice alto con alle spalle Amoruso e Rosina (o Abbruscato) non protegge il centrocampo anche perchè il tutto è accompagnato da una condizione atletica inspiegabilmente precaria che porta il Toro a scoppiare dopo un tempo di calcio discreto: paradigmatica la gara contro la Lazio in cui il Toro per troppa generosità ed un generale squilibrio tattico si fa sorprendere due volte in contropiede da una squadra che va a nozze negli spazi larghi.
Lo spartiacque della stagione però arriva il 19 ottobre: all’Olimpico arriva il Cagliari che chiude la classifica con un solo punto. Quale occasione migliore per rilanciarsi? Ed il Toro infatti interpreta la partita in modo giusto e si porterebbe pure in vantaggio a conclusione di una fase di partita dominata ma il primo gol in serie A di Rubin viene annullato per un millimetrico fuorigioco di Bianchi. Inesorabilmente la squadra cala nel secondo tempo, Allegri capisce di poter fare il colpaccio, il Toro s’impaurisce ed a quattro dalla fine l’ex Acquafresca batte Sereni a conclusione di una triangolazione indisturbata. È ormai chiaro che la sfortuna quest’anno con il Toro ci vede benissimo, i sogni di un anno tranquillo stanno per finire nel cassetto. È la fine dell’albero di Natale debiasiano, si passa ad un 4-4-2 che deve tamponare l’emergenza: l’ala sinistra la fa Rubin, il Toro inizia a perdere identità. Il derby arriva nel momento sbagliato, anche la Juve è in crisi, ne esce una partita brutta che il Toro perderà di misura.
Si affaccia un altro dato di fatto inquietante: in difesa ci sono troppe disattenzioni, prima o poi il Toro prende sempre gol ed il problema è che molto spesso la rete al passivo arriva troppo tardi perchè la condizione atletica consenta di rimediare. Siamo già all’ultima spiaggia per De Biasi ma due vittorie contro Atalanta e Palermo, seppur rocambolesche, unite alla sfortunata sconfitta contro la Sampdoria danno un minimo di tranquillità. Contro il Catania emerge definitivamente la fragilità difensiva della squadra: in vantaggio 1-0, poi 2-2 ma nel finale il Toro riesce addirittura a prendere gol in contropiede. Il Milan viene fermato all’Olimpico grazie a tanto cuore e ad un piccolo aiuto di Farina ma la svolta è ormai vicina: a Siena, dove s’infortuna gravemente Abbruscato, fin lì uno dei più positivi, l’elettroencefalogramma della squadra inizia a dare preoccupanti segnali. Maccarone segna dopo la frittata tra Pratali e Barone ma la squadra non riesce più a reagire: rispetto all’inizio di campionato è diminuita la produzione offensiva e dietro un errore a partita lo si commette sempre. Sembra finita per De Biasi ma gli viene concessa un’altra opportunità in casa contro la Fiorentina: la squadra però non lo segue più e crolla 4-1, a fine gara scoppia la contestazione, i tifosi pretendono un colloquio con presidente, allenatore e giocatori. Chiesto più impegno ma la rottura è evidente: Rosina e Cairo i più insultati.
(-continua)

Davide Martini








