
(foto: www.mrcalcio.it)
È ormai chiaro che bisognerà cercare di salvare la pelle per il terzo anno di fila, ma nell’aria si respira la paura che quest’anno sarà molto più difficile scamparla: sulla tolda di comando torna Novellino, ripudiato otto mesi prima dallo spogliatoio ma pronto a coprirsi il capo di cenere pur di avere una seconda opportunità. Niente più metodi bruschi, Walter vuole giocarsi bene le sue carte ma ha la sfortuna di arrivare nella settimana che porta allo scontro diretto contro il Bologna: è sabato 13 dicembre e per il Toro si consuma quello che si rivelerà poi lo stop fatale.
I granata sono terz’ultimi insieme alla Reggina e tengono dietro i rossoblù di un punto, il primo tempo si chiude con il Toro avanti 1-0 anche grazie alla disposizione tattica sbagliata di Mihajlovic, ci sarebbe anche stato lo 0-2 di Natali ma l’arbitro non ha visto che la palla era entrata: ma nella ripresa Volpi rimette subito a posto le cose (e il suo nome tornerà in futuro nel destino granata…) poi il Toro perde la testa. Sereni, Colombo e Pratali i principali artefici di un pomeriggio da incubo: finirà 5-2 ma per il Toro sarà soprattutto una devastante botta nel morale. Paradossalmente fece ancora più male la vittoria che chiude il 2008, 1-0 firmato Bianchi contro un Napoli privo di Hamisik e Lavezzi: ci si illuderà che il mercato di gennaio servirà solo per qualche ritocco ed è lì che il Toro di fatto inizierà a retrocedere.
Per la prima del 2009 in casa del Genoa c’è subito il ritorno di Dellafiore, prelevato dal Palermo per occupare il ruolo di terzino destro erroneamente pensato per Colombo, rivelatosi pessimo difensore e discreto cursore: nulla da fare, questo Toro è debole ed impaurito, cede di schianto (0-3) alla prima difficoltà. Otto giorni dopo in casa contro la Roma si perde all’ultimo minuto e l’andata si chiude al terz’ultimo posto: limiti tecnici, sfortuna ed errori, c’è già chi pensa che c’è poco da fare.
Nelle prime quattro giornate del ritorno i granata si giocano gran parte del loro destino dovendo affrontare Lecce, Reggina e Chievo oltre all’Inter: arrivano quattro pareggi, pazzesco il 3-3 di Lecce con il Toro sotto 2-0 e 3-2 ma capace di rimontare, il pari fortunoso imposto all’Inter illude tutti ma sono le due “x” interne contro Reggina e Chievo a suonare da condanna. Contro i calabresi finisce addirittura 0-0 e si rischia di perdere, qualcuno rivede la partita contro il Como del 2003, stesso risultato, stessa tristezza. Il ritorno di Novellino ha significato ancora 4-4-1-1 ed una serie di pareggi ma è sul mercato che il Toro firma la sua condanna: c’è bisogno di una seconda punta che rimpiazzi il partente Amoruso e di un difensore, per la bisogna Cairo ingaggia addirittura Rino Foschi affiancandolo a Pederzoli ma il vulcanico ds, dopo tante voci ed i soliti affari in extremis, porterà solo Rivalta e Gasbarroni, giocatore discontinuo oltre che cagionevole. Sarà lo stesso Foschi a parlare di “campagna invernale da 10 e lode”: si commenta da solo, i tifosi già prevedono trasferte a Frosinone e Grosseto mentre la dirigenza continua a ballare sul Titanic.
Contro la Lazio è ancora pareggio poi il 22 febbraio si torna al successo dopo due mesi contro l’Udinese ma il Novellino-bis è al tramonto: squadra senza carattere, senza gioco e pure stanca, a Bergamo viene superata facilmente, contro la Juventus arriva la solita sconfitta di misura (ma il gol di Chiellini è viziato dal fuorigioco di Iaquinta) e contro la Sampdoria è un crollo senza attenuanti. Il Toro continua a ballare tra terz’ultimo e quart’ultimo posto a tiro del Bologna ma più che la classifica preoccupano altre cose: la pochezza di gioco e la latitanza degli uomini chiave, con Bianchi che si accende ad intermittenza, Rosina che non c’è, Abate che è discontinuo ed il solo Dzemaili che non tradisce mai ma non può bastare mentre la classifica inizia a disegnare attorno a sole quattro squadre la lotta salvezza, troppo poche per poter perdere altri punti.
Cairo si gioca il tutto per tutto e chiama Camolese che accetta un contratto di due mesi: mancano nove partite, l’impresa è fattibile. A Palermo si parte male più nel gioco, con un atteggiamento del tutto rinunciatario, che nel risultato ma in casa si cambia marcia: grazie anche ad un calendario che propone all’Olimpico squadre già salve o quasi arrivano le vittorie contro Catania e Siena inframmezzate dal crollo di San Siro e seguite dalla sconfitta di Firenze con recriminazioni arbitrali ma scandita dalla solita mancanza di coraggio in campo esterno. Ormai il Chievo è fuori dalla lotta, per salvarsi bisogna fare punti fuori casa ma anche battere il Bologna: il Toro ha il match-point davanti al suo pubblico, il supporto non manca ed i granata giocano i 25′ più belli della stagione mettendo l’avversario alle corde, segnano solo su rigore ma poco importa. Nella ripresa poi la paura di vincere e sostituzioni sbagliate e troppo anticipate ridanno fiato ad un Bologna cotto che pareggia su rigore a quattro dalla fine: con il vantaggio negli scontri diretti, per gli emiliani è mezza salvezza.
Il resto è storia recente e dolorosa: l’illusione a Napoli e poi l’enigmatica gara contro il Genoa che finisce male sul campo con una rissa indegna e che di fatto condanna i granata. La settimana che precede l’ultima speranza è costellata da sterili polemiche sollevate dal presidente Cairo per mascherare le sue colpe, poi a giochi fatti non c’è più voglia di accusare nessuno. Fine di tre anni di sofferenze, certo pesano anche i molti errori arbitrali ma si chiude con venti sconfitte, nessuno ha fatto peggio in serie A. Retrocedere non è un peccato mortale nè una colpa ignominosa, basta farlo con diginità e dopo aver fatto di tutto per evitarlo, cose che non sono successe: nella stagione in cui sono scese anche Newcastle e Betis Siviglia ci si può consolare. Ora si dovrebbe ripartire ma puntare al ritorno in A per continuare a vivacchiare sarebbe inutile: i tifosi del Toro chiedono solo chiarezza. Qualcuno intanto faccia suonare un campanello in società: sul sito ufficiale del Torino Calcio non si fa menzione della retrocessione.

Davide Martini








