Un disastro annunciato

Il Toro è retrocesso, il Toro è nudo. Privato delle ultime briciole di speranza dopo la vana illusione post-fallimento, il popolo granata assiste sgomento alla sesta caduta in B della storia da cui[...]

Per il Toro sesta retrocessione in B della storia Il Toro è retrocesso, il Toro è nudo. Privato delle ultime briciole di speranza dopo la vana illusione post-fallimento, il popolo granata assiste sgomento alla sesta caduta in B della storia da cui sarà molto più difficile riprendersi di quanto si possa pensare, sia dal punto di vista affettivo che da quello tecnico.

Quinta retrocessione dal 1989 ad oggi in un ventennio quasi equamente diviso tra le due categorie (dodici campionati di A, nove di B): la realtà di oggi parla di un Torino che non riesce a reggere la serie A, che non sa stare al tavolo non solo dei grandi ma anche di chi ha meno soldi da spendere. I mezzi per vivere degnamente infatti ci sarebbero ma si spende male. Chi accusa il presidente Cairo di non aver investito non conosce la situazione e non ha fotografato il problema: Cairo non ha lesinato spese ma lo ha fatto male ed a fondo perduto senza capire che una società di calcio non si gestisce come un settimanale ed ora dovrà pagare amaramente in prima persona la grave voragine economica che si aprirà. Il tifoso si sente perso più che nei giorni del fallimento perchè, illuso, aveva dato credito al nuovo progetto, aveva nuovamente creduto che all’orizzonte ci fosse un nuovo Pianell: per riconquistare il pubblico a Cairo non basterà fare una squadra competitiva.

Questa retrocessione fa male perchè annunciata, perchè figlia di tre anni in cui non si è programmato nulla, si è pensato solo a salvare la pelle anno per anno senza che gli spaventi avuti siano riusciti ad insegnare alcunchè: il Toro che ha attraversato il Centenario è stato un esempio di malagestione societaria nonostante il tourbillon di uomini che si sono alternati al fianco del presidente. Tosi, Antonelli e Lupo, Pederzoli e Foschi: cinque direttori sportivi, due addirittura in coppia, alcune società li cambiano in vent’anni, il mondo granata invece li ha fagocitati in tre stagioni e con loro tutta la serie di osservatori che ciascuno ha portato. Due anni fa era stato addirittura soffiato all’Inter Aldo Pecini, osservatore stimato in Italia e non solo: ora è al Parma dove gli è stata data la possibilità di lavorare in modo serio, non come al Torino dove mancava organizzazione e programmi seri di investimento.

Il Toro ha cominciato a retrocedere lunedì 12 giugno 2006: il giorno dopo la miracolosa rimonta con il Mantova la società granata si è trovata catapultata in un mondo troppo grande, un mondo che non perdona la mancanza di idee. O meglio, per due anni le aveva perdonate ma poi ha presentato il conto: Barone, Abbiati, Pancaro e poi Coco e Recoba, non c’è stata una sessione di mercato senza che il presidente non abbia cercato il colpo glamour, il nome in grado di illudere la folla. E poi cinque cambi di allenatori in tre anni, a nessuno è stata data la possibilità di lavorare in maniera duratura e con una rosa valida a disposizione. È stato persino esonerato un preparatore atletico a stagione in corso, Ferretto Ferretti, fedelissimo di Novellino allontanato a tre quarti della scorsa stagione con l’accusa di essere il responsabile dell’incredibile serie di infortuni.

Certo, nel corso dei tre anni la rosa del Toro è via via migliorata ma il calcio è misterioso e la retrocessione è arrivata proprio nella stagione in cui ci si era finalmente dotati di un centravanti come Rolando Bianchi ed in cui un allenatore, De Biasi, aveva avuto la possibilità di lavorare tutta l’estate su un progetto. Ma la sorte, impietosa, ha chiesto il conto di tre anni vissuti pericolosamente ma conclusisi sempre positivamente con salvezze poco esaltanti ed ottenute con partite molto simili a quelle contro le quali Cairo ha puntato il dito nei giorni scorsi. Errori arbitrali a sfavore in serie, infortuni, calendario in salita, quest’anno non c’è stata pietà ed il Toro è franato.

Ma non sono tutte di Cairo le colpe di questo disastro: questa è la retrocessione di De Biasi e di Novellino, ed in misura minore anche di Camolese. De Biasi aveva lavorato in estate su un progetto di calcio offensivo che non poteva esistere, che sbilanciava troppo la squadra, poi Novellino non ha dato alcuna svolta, ha ammorbidito quel carattere che lo scorso anno gli costò l’esonero ma ha dimostrato di non saper gestire l’emergenza. Camolese infine non è riuscito a raddrizzare una barca che faceva acqua ma che forse aveva bisogno di un allenatore più duttile e coraggioso, non ancorato ad un solo credo tattico.
Subito dopo il fischio finale di Roma-Torino il presidente non ha nascosto le sue responsabilità, cosa che gli fa onore ma non gli risparmierà critiche se l’opera di ricostruzione andrà a buon fine.

Ma ripartire sarà difficile: i modelli per tornare subito in A sono Chievo e Parma, retrocesse nelle ultime due stagioni e subito tornate tra le grandi. Ma si tratta di modelli fuorvianti ed inavvicinabili: Campedelli e Ghirardi infatti, grazie a gestioni oculate, avevano bilanci sani che hanno loro permesso di mantenere in rosa quasi tutti i migliori e poter così affrontare la B con un budget da categoria superiore, questo Toro invece ha i bilanci in rosso da tre stagioni e un capitale sociale di 800.000 euro che renderà necessaria una nuova ricapitalizzazione per affrontare le spese future, che non saranno poche. Il crollo degli introiti televisivi, degli incassi allo stadio, la necessità di ridurre il monte stipendi saranno soltanto alcune delle priorità da affrontare.

Il futuro in panchina si chiamerà Stefano Colantuono, il cui ingaggio sarà ufficializzato nei prossimi giorni: pupillo del ds Foschi, Colantuono ha una gran voglia di riscatto dopo due stagioni di esoneri e richiami vissuti a Palermo. Ma più che il tecnico conteranno i progetti: in B per regolamento bisognerà avere tanti giovani del vivaio in rosa, ma anche in questo senso il settore giovanile del Toro non è una garanzia ormai da anni. Dopo la tempesta è arrivato il momento di contare i danni. Il presidente si scoprirà un pò più solo. Ma nonostante tutto: il Toro è retrocesso, viva il Toro.

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