La storia del Toro in serie B: stagione 2000-'01

(f0t0: granata.noblogs.org) Anche le storie d’amore più belle finiscono e la storia si ripete. No, non siete finiti per sbaglio in una nuova Guida sui luoghi comuni tuttavia lo sport, ed il calcio[...]

3 giugno 2001: la festa promozione
(f0t0: granata.noblogs.org)

Anche le storie d’amore più belle finiscono e la storia si ripete. No, non siete finiti per sbaglio in una nuova Guida sui luoghi comuni tuttavia lo sport, ed il calcio in particolare, si presta ad essere spiegato con frasi all’apparenza banali ma che sanno esprimere al meglio le mille sfaccettature che stanno dietro al pallone. Così il Torino si affaccia al nuovo millennio senza cambiare la propria storia recente che lo vede ormai ridotto al rango di una provinciale che ha nell’”ascensore” tra la serie A e la serie B un’abitudine consolidata. Come già per Gigi Radice, anche la seconda parte dell’avventura granata di Emiliano Mondonico si chiude male: ma se almeno a Radice fu evitata l’onta della retrocessione, l’ultima partita del “Mondo” sulla panchina granata coinciderà con il mesto saluto alla A dopo la quarta retrocessione della storia e per di più attraverso un amaro déjà-vu contro il Lecce: come undici anni prima, furono ancora i salentini a decretare la caduta in B del Toro.

L’amore tra Mondonico e la gente granata finirà nel modo peggiore tra fischi, contestazioni e palesi accuse che lo vedevano tra i principali responsabili della retrocessione, così meno di un anno dopo l’illusione della serie A ritrovata il mondo granata doveva aggiornare le proprie statistiche perchè mai prima d’ora il Toro era tornato in serie B dopo un solo anno di permanenza nella massima serie. Eppure l’allenatore non era l’unico responsabile del disastro: l’ennesimo cambio di proprietà con l’uscita di scena di Vidulich e dei soci genovesi aveva segnato la stagione del Toro, che dopo un’illusoria partenza aveva dovuto fare i conti con la realtà di una rosa vecchia e qualitativamente mediocre. Anche in merito ai nuovi padroni poi non c’erano certezze: al termine di una trattativa lunga e difficile che si concluse il 19 aprile 2000, si capì che il patron sarebbe stato Francesco Cimminelli, calabrese trapiantato da anni a Torino e proprietario della Ergom, ditta di materiale plastico che ha la Fiat come principale azienda di riferimento.

A convincere Cimminelli a comprare il Toro fu l’amico, nonchè tifosissimo granata, Beppe Aghemo che avrebbe dovuto ricoprire la carica di presidente ma ben presto emersero contrasti tra i due che portarono Aghemo alle clamorose dimissioni, il 20 maggio, che fecero della sua la presidenza più breve nella storia del Toro. Per la successione Cimminelli sceglie l’amico Attilio Romero, ex pubbliche relazioni della Fiat, grande amico dell’avvocato Agnelli nonchè noto per essere stato colui che, involontariamente, ha travolto per primo Gigi Meroni in quel maledetto 15 ottobre ‘67 prima che la Farfalla granata venisse uccisa da un’altra automobile: le voci che Cimminelli sia in realtà un tifoso della Juventus “spinto” da poteri forti ad acquistare il Toro trovano fondamento. Mondonico divenne il capro espiatorio della situazione, la squadra scivolò in B: per la risalita si puntò su un altro allenatore esperto e dal passato granata, Gigi Simoni.

Si decise di confermare nuovamente lo zoccolo duro dell’organico: così a Bucci, Bonomi, Fattori, Brambilla, Scarchilli ed ovviamente a Marco Ferrante fu chiesto un altro campionato da vivere con il coltello tra i denti con l’unico obiettivo possibile della promozione in A perchè i conti della società sono sempre più in sofferenza e perchè la nuova proprietà non sembra intenzionata a spendere troppi soldi. Qualche sforzo significativo sul mercato viene comunuque fatto: viene trattenuto il gioiellino brasiliano Pinga, che si era rivelato nella parte finale del campionato precedente con una stupenda doppietta al Milan, e viene acquistato una garanzia per la serie B come il bomber Stefan Schwoch, anche se sarà tutta da verificare la sua convivenza con Ferrante, le cui qualità di bomber vanno di pari passo con l’ambizione di essere l’unico proprietario dell’area di rigore avversaria.

Che la speranza di fare una passeggiata fosse destinata a rimanere tale si poteva intuire ma nessuno poteva prevedere quello che sarebbe successo nei mesi seguenti. Simoni non allena in serie B da otto anni ed imposta una squadra troppo difensiva che vola in Coppa Italia per tutto agosto ma che in campionato proprio non gira: all’esordio arriva il secco 2-0 subito in casa contro l’Ancona, a Pistoia si porta a casa un punticino poi ancora una sconfitta in casa contro il Venezia ed il pareggio di Treviso: per la prima volta nella storia, il Toro non ha ancora vinto una partita in serie B dopo quattro giornate. È chiaro a tutti che il 3-5-2 di Simoni non funzionerà mai: nè Sommese nè Asta possono coprire tutta la fascia mentre davanti Ferrante e Schwoch si pestano i piedi. Contro la Sampdoria arriva la prima vittoria bissata poi dal rocambolesco 3-2 di Monza, dove Ferrante s’inventerà uno dei gol più belli della sua carriera granata.

Ma il 31 ottobre il crollo di Piacenza fa prendere l’inevitabile decisione: esonerato Simoni, la risalita è affidata a Giancarlo Camolese, prodotto del vivaio granata da calciatore nonchè promettente allenatore nelle giovanili del Toro ma fino a quel giorno a digiuno di panchine professionistiche. Nessuno lo dice ma la paura di dover lottare per non retrocedere pervade tutti i tifosi: il Toro è quart’ultimo e tocca così il punto più basso della sua storia. Neppure il cambio di allenatore sembra invertire la tendenza almeno inizialmente: la squadra gioca con la paura addosso ed ha ancora un atteggiamento troppo rinunciatario. Nelle prime cinque giornate della gestione Camolese arriveranno tre sconfitte: quella contro il Genoa del 24 novembre 2000 lascia i granata incredibilmente al penultimo posto della classifica. L’incubo della serie C1 diviene uno spettro insopportabile ma la squadra, pur senza grandi stelle, ha i numeri per tirarsi fuori dai guai: basterebbe un risultato positivo.

E la vittoria, arruffata e sudata, arriva il 3 dicembre: 2-1 al Ravenna in quello che sembra uno scontro diretto, a decidere la partita un’inzuccata di Daniele Delli Carri, arrivato da poche settimane per dare solidità alla difesa. Il Toro si trova catapultato in una favola: cinque giorni dopo Stefan Schwoch firma il colpaccio a Cagliari. E di seguito cadono ai piedi dei granata anche Empoli, Pescara, Cosenza, Salernitana ed Ancona. Sette vittorie consecutive, eguagliato il primato del Grande Torino: sembra di sognare, il Toro è tornato in lotta per la promozione ma soprattutto è tornato una squadra. Merito di Camolese e dei giocatori che hanno creduto nelle proprie possibilità anche se qualche scelta dolorosa è stata fatta. Su tutte quella relativa alla difficile convivenza tra Ferrante e Schwoch, risolta nella maniera più imprevedibile: a gennaio super-Marco viene ceduto in prestito all’Inter dopo aver comunque realizzato otto gol in campionato.

È il primo capitolo del tormentato rapporto tra il miglior bomber della storia granata degli ultimi vent’anni e la nuova dirigenza, che non mostrò mai grande amore verso chi (emblematico anche il caso di Bonomi, osteggiato per tutta la stagione e costretto di fatto ad andarsene al termine del campionato) aveva dato tutto per la maglia granata in tempi di magra. Schwoch così è l’unico terminale del gioco d’attacco granata e può avvalersi delle valide sponde di Corrado Colombo, una seconda punta che segnerà solo due reti ma che tante ne farà fare con il suo sacrificarsi per i compagni. Ad ispirarli, in posizone di trequartista, c’è gloria anche per Riccardo Maspero, ex prodigio di Cremonese e Sampdoria che trova in maglia granata una seconda giovinezza: voluto dal suo mentore Simoni, diventa una colonna portante negli schemi di Camolese siglando gol pesantissimi (come quelli contro Crotone e Ternana) e disputando una stagione memorabile per brillantezza e costanza di rendimento.

Il 3-4-1-2 del nuovo tecnico è ormai stato mandato a memoria dal gruppo che si appresta ad entrare nella storia del club: il 4 febbraio contro la Pistoiese arriva l’ottava vittoria consecutiva, nuovo record assoluto nella storia del club. E neppure la sconfitta maturata nel recupero otto giorni dopo a Venezia pur interrompendo la lunga striscia d’imbattibilità abbatte le certezze del nuovo Toro che magari perde un pò di brillantezza (il 25 febbraio a Genova contro la Samp arriva una secca sconfitta nella peggior partita della gestione Camolese) ma che riesce a reggere senza problemi anche l’inevitabile calo. Sono le vittorie contro la Ternana, nell’infuocato posticipo del 12 marzo vivacizzato dalle proteste rossoverdi contro l’arbitro Farina, e quella sul Piacenza della domenica successiva a segnare la svolta definitiva: i granata sono ormai lanciatissimi.

Rispetto alle altre cavalcate vincenti in serie B, inoltre, abbondano le vittorie in trasferta: a fine anno saranno addirittura dieci, ennesimo nuovo record stabilito da una squadra destinata ad entrare nella storia. Così un girone dopo l’inizio della magnifica avventura il Toro si trova idealmente a chiudere il cerchio a Ravenna, dove Maspero firma al 91′ la vittoria della promozione virtuale che neppure la sconfitta di Empoli può cancellare. La festa matura il 27 maggio a Pescara: primo posto finale con 73 punti e grande abbraccio dei tifosi sette giorni dopo nell’ultima giornata in casa contro il Cosenza (nella foto Camolese portato in trionfo da Asta e Colombo). In Abruzzo la rete della vittoria è firmata da Ciccio Artistico, premio ideale per un giocatore frenato dagli infortuni e presente già due anni fa nella promozione firmata Mondonico: ma rispetto a quel giorno c’è la speranza che la nuova avventura in serie A parta con basi più solide. Quelle che svaniranno inesorabilmente in un biennio.

(6-continua)

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