La storia del Toro in serie B: stagione 2003-'04

(foto: www.calciomercato.it) La marcia di protesta messa in atto dai tifosi il 4 maggio 2003, in occasione del 53° anniversario della Tragedia di Superga all’indomani della matematica condanna[...]

Allenatore Torino Calcio 2003-2005
(foto: www.calciomercato.it)

La marcia di protesta messa in atto dai tifosi il 4 maggio 2003, in occasione del 53° anniversario della Tragedia di Superga all’indomani della matematica condanna all’ennesima retrocessione, segna il definitivo tramonto dei sogni di tre anni prima e chiarisce che anche quella della gestione Camolese, con una promozione scandita a suon di record, altro non fu che un’illusione, resa tale da quella che il tempo avrebbe definito come la peggior gestione societaria nella storia del Torino Calcio 1906. I tifosi si mossero compatti verso il Filadelfia, Teatro di un Toro che fu, simbolo di una memoria imperitura ed il cui degrado rappresentava al meglio il triste momento vissuto dalla squadra.

Al termine della peggior stagione della storia del Torino, chiusa con un triste ultimo posto che sancì la quinta retrocessione in B solo un anno dopo il bel campionato che vide i ragazzi di Camolese capaci della storica rimonta nel derby dallo 0-3 al 3-3 ed anche della qualificazione all’Intertoto, ci si interrogava con angoscia sul futuro: Cimminelli sembrava il Dottor Frankenstein, sempre più infastidito dalla creatura di cui era entrato in possesso, acquisti come quello di Francesco Statuto, imposto da una potente agenzia di procuratori e mai impiegato, esprimevano chiaramente l’incompetenza ed il disinteresse che la proprietà aveva nei confronti del rendimento della squadra nonchè il fatto che forse la gestione societaria era di fatto derogata a terzi, magari dirigenti dell’altra squadra cittadina. Senza contare che la situazione economica non era delle più floride e che l’ennesima avventura in serie B avrebbe potuto fiaccare ulteriormente i conti.

La stagione della vergogna era stata contraddistinta da infiniti cambi in panchina: salutato già ad ottobre senza troppi scrupoli Camolese, esonerato forse con un pizzico di precipitazione sebbene la squadra sembrasse aver smarrito la brillantezza dei bei dì, l’agonia passò attraverso Renzo Ulivieri prima di affidarsi, per un congedo meno amaro, alla strana coppia Giacomo Ferri-Renato Zaccarelli. Proprio il popolare Zac tornò però presto dietro la scrivania con il ruolo di direttore generale per preparare insieme all’ex compagno Roberto Cravero come direttore sportivo la stagione del rilancio: per la panchina fu scelta un’altra ex bandiera degli anni ‘80, quell’Ezio Rossi che da allenatore stava bruciando le tappe ed era reduce da un ottimo campionato alla guida della Triestina. Un terzetto dall’indubbio Dna granata per provare a ricominciare da capo per l’ennesima volta: che non ci fossero le potenzialità economiche per allestire uno squadrone fu chiaro da subito, così ci si affidò alle indicazioni del tecnico ed alle intuizioni della coppia dirigenziale.

Un ciclo lungo e caratterizzato da continue promozioni e ricadute era finito: per Bucci, Fattori e Scarchilli arrivò il triste momento del congedo, dettato anche per dirla tutta da ingaggi troppo elevati ed insostenibili per una società che puntava all’ennesima promozione senza crederci più di tanto ed inaugurando forzatamente una linea verde che non poteva dare ottimi risultati per il semplice fatto che non tutti i giovani del vivaio erano pronti al grande salto. Alcuni tra essi comunque seppero ritagliarsi un posto da titolare, come il portiere Sorrentino, in rampa di lancio già dalla parte finale della scorsa stagione ed il terzino sinistro Balzaretti, che a furor di popolo rubò presto il posto a Castellini, mai troppo amato dai tifosi granata e poi ceduto a gennaio al Brescia. Grande fiducia poi era nutrita verso il duo d’attacco Tiribocchi-Pinga, di ritorno dal prestito al Siena dove avevano trascinato i bianconeri alla storica promozione in A.

Il vero problema, tuttavia, furono le altre operazioni, quelle che avrebbero dovuto completare la rosa: alcune di queste purtroppo furono avallate quando non richieste da Ezio Rossi, che si portò da Trieste l’anziano regista Masolini chiamato a fare da riserva a Johann Walem, metronomo belga in arrivo dall’Udinese che per la B sembrava un lusso. Dopo quattordici anni infine tornò in granata Diego Fuser, al termine di una fulgida carriera che gli aveva portato scudetti e coppe: con quale spirito si sarebbe potuto calare in B a 35 anni?

La domanda nasconde dubbi ben più inquietanti ed all’esordio in campionato i tifosi si affacciano con tanta curiosità, ma con poca fiducia. Neppure la “solita” sconfitta al debutto, patita questa volta a Bari, aveva illuso l’ambiente nella speranza che la falsa partenza fosse di buon auspicio per ripetere il campionato dei record del 2001. Ma le cose sembrano funzionare bene già a partire dalla seconda giornata quando proprio un bel gol di Fuser nel finale piega il Genoa: seguiranno altre tre vittorie e con Walem ancora fermo ai box il rendimento generale potrà, si pensa, solo migliorare. Il 4-4-2 di Rossi sembra ben oliato seppur aggressivo con Pinga esterno sinistro alto ed una coppia gol Tiribocchi-Ferrante di primo livello in serie B ma l’8 ottobre la sconfitta interna contro la Salernitana, con Marco che sbaglia uno dei pochi rigori della sua carriera granata (ma non sarà l’unico quest’anno…), inizia a far notare qualche cedimento nel bel giocattolo granata. Per tutto il girone d’andata si continua sull’altalena: pochi pareggi, molte vittorie ma anche qualche inaspettato scivolone come quello di Venezia.

Il 23 novembre il 4-0 all’Albinoleffe è una salutare iniezione di fiducia ma sarà anche una data da tenere tristemente in memoria: da quel giorno infatti l’intermittente motore granata smette di funzionare. L’andata si chiude con sei pareggi ed una sconfitta ed una classifica che vede il Toro girare la boa di metà stagione a meno tre dal sesto posto, l’ultimo utile per la promozione (seppur da conquistare dopo spareggio con la quart’ultima di serie A) nella B più pazza della storia con ventiquattro squadre al via. Il mercato di gennaio porterà al divorzio dal capitano Vergassola, che finirà aggredito dai tifosi per il suo rifiuto di rinnovare il contratto, mentre in entrata arriveranno il terzino marocchino Abdelilah Saber, l’attaccante Raffaele Rubino e soprattutto il mediano conglese Gaby Mudingayi, pescato da Zaccarelli e Cravero per pochi soldi in Belgio: si rivelerà un colpo di mercato di quelli che il Toro non realizzava da tempo.

Eppure neanche il girone di ritorno segna il ritorno al successo che arriverà solo il 9 febbraio 2004, alla terza giornata, dopo due mesi e mezzo di digiuno: il sofferto 3-2 contro il Bari, nella giornata dell’esordio di Mudingayi, non sembra tuttavia in grado di poter far riavvolgere il nastro. Il treno per la serie A è ormai passato e questa squadra non gira più come ad inizio torneo. Qualcosa si è sbloccato perchè in casa si torna a vincere con regolarità ma senza successi esterni è impossibile rimontare: il 21 marzo la sconfitta interna contro il Napoli davanti ad appena 5.200 paganti spezza gli ultimi sogni di gloria. La squadra non ci crede più e chiude il campionato con due soli successi nelle ultime dodici partite. Le ultime tre gare interne si giocano di fatto nel deserto: 540 paganti il 15 maggio contro il Piacenza, 150 due settimane dopo contro il Treviso.

Sono un pò di più, 619, quelli che assistono all’ultima partita contro il Messina il 12 giugno, ma metà di questi arriveranno dalla Sicilia per festeggiare il ritorno in A dei siciliani dopo anni: non la cornice ideale per salutare l’ultima volta in maglia granata di Marco Ferrante, che lascia dopo 253 presenze e 123 gol, quarto marcatore di sempre insieme a Valentino Mazzola. Si congeda sbagliando un rigore ma nulla potrà cancellare le sue prodezze e la sua straordinaria interpretazione dello spirito granata che avrebbe meritato ben altre soddisfazioni e palcoscenici.

Il Toro non salva neppure l’onore chiudendo il campionato senza il paracadute: dopo i record positivi del 2001, arrivano quelli negativi in serie. Dodicesimo posto finale, quindici sconfitte complessive di cui ben undici in trasferta dove sono arrivati solo due successi: il Toro aggiorna il proprio libro nero toccando il punto più basso della sua storia appena un anno dopo l’ultimo posto in serie A. Con quali parole e quali speranze si potrà ricominciare? Ma soprattutto, con quali soldi?

(7- continua)

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