
(foto: www.torinofc.it)
Lui da queste parti c’ha pure giocato, nel 1992, pertanto il calore del pubblico frusinate lo conosce bene, anche se rispetto ai tempi della serie D oggi il Frosinone è una realtà capace di imporsi all’attenzione generale del calcio italiano grazie alla programmazione ed alla lungimiranza societaria. Così il pareggio strappato su un campo sul quale passeranno in pochissimi non può essere accolto in maniera negativa da Stefano Colantuono che si presenta nella sala stampa del “Matusa” con il volto più disteso rispetto alla serataccia di martedì anche se sul suo viso si legge ancora la paura per il pericolo scampato allo scadere quando Basso si è divorato il gol vittoria. Perchè questa partita il Toro ha più rischiato di perderla che di vincerla dal momento che anche quando si è trovato in vantaggio non ha mai dato l’impressione di poter controllare gli attacchi avversari. E se fosse arrivata la seconda sconfitta consecutiva, hai voglia poi a parlare di buona prestazione…
“Non posso dire di essere completamente soddisfatto - esordisce il tecnico del Toro - Passare in vantaggio per due volte su un campo così difficile e farsi rimontare non è il massimo: è vero che il Frosinone gioca bene, era in casa e non aveva nulla da perdere, ma prendere due gol in contropiede in trasferta fa male. Se aggiungiamo pure che abbiamo sbagliato un rigore e preso una traversa, i rimpianti sono davvero grandi ma è un buon punto, la squadra ha prontamente reagito dopo la sconfitta col Padova dimostrando che si è trattato solo di un episodio. Il Frosinone è una squadra di valore ed assistita da una grande condizione atletica, un punto qui nel complesso può starci”.
Il tecnico evade poi le domande sulle difficoltà incontrate dalla squadra sulla fascia sinistra e sull’ennesima prova scialba di Loviso: “Dobbiamo anche considerare che ci sono gli avversari: il Frosinone punta molto sugli esterni, specialmente a destra, ed era da mettere nel conto un pò di sofferenza, poi un pò di stanchezza nei miei era normale (Pisano era al debutto stagionale, ndr). Loviso? Sono soddisfatto della sua prestazione, non l’ho sostituito per demeriti ma perchè c’era bisogno di un centrocampo di maggior protezione“.
Non cerca scuse invece Rolando Bianchi che, gol a parte, non ha certo brillato: ma più che la traversa o il rigore calciato sul palo, al capocannoniere del campionato brucia un altro errore. “Chiedo scusa a tutti, è colpa mia se abbiamo pareggiato: non posso perdere palla in quel modo (allude ad una palla persa al limite dell’area avversaria che ha azionato il contropiede del 2-2, ndr), il fatto è che nella nostra mentalità c’è l’idea di segnare sempre un gol in più mentre in quella circostanza avremmo dovuto essere più attenti. Brucia non aver raccolto tre punti che avremmo meritato, anche se occorre dire che il Frosinone non ha demeritato il pareggio: stanno bene ed hanno creato numerose occasioni, come noi del resto ma, come ci ha detto il mister a fine gara, noi siamo il Toro e certe partite, anche su campi difficili, dobbiamo portarle a casa se si mettono per il verso giusto come era successo”.
Sul rigore sbagliato: “Purtroppo i rigori si segnano e si sbagliano, il mister ha deciso di farlo calciare a me e non ho avuto problemi, se in futuro si ripresenterà l’occasione non mi tirerò indietro. Prendiamo questo punto anche perchè non molti usciranno indenni di qui, l’importante era superare in fretta la brutta serata di martedì. La classifica ora non conta, ciò che è importante è migliorare le prestazioni”.
In sala interviste compare anche Rino Foschi, che sembra soddisfatto della sua “creatura” ma non risparmia qualche critica: “Abbiamo fatto una buona partita, non dimentichiamoci che il Frosinone aveva appena maltrattato la Reggina mentre con noi ha rischiato di perdere: era importante mettersi alle spalle la partita contro il Padova ed infatti hanno tutti giocato meglio rispetto a martedì. Certo subire due reti in contropiede fa male, come sbagliare un rigore, per questo dispiace non avere ottenuto una vittoria che era alla nostra portata ma sappiamo tutti benissimo che dobbiamo ancora crescere: non è ancora il Toro che abbiamo costruito, tra qualche tempo saremo al massimo e correggeremo anche le ultime sbavature”.

Davide Martini








