
(foto: www.toriniofc.it)
Non c’è la tensione del dopo Torino-Fiorentina di un anno fa, quando l’esasperazione dei tifosi era arrivata al culmine e quando tutti capirono che sarebbe stata davvero dura evitare la retrocessione. Non c’è ma chissà se per rassegnazione, per incredulità o perchè nessuno vuole davvero fare i conti con una realtà amarissima, quella che vede il Torino ancora inadatto al campionato cui sta partecipando: anche il Crotone, dopo il Padova, l’Ancona, il Cesena ed il Piacenza, si è mostrato più organizzato di questo Torello, parente stretto del peggiore della storia, quello del 2004 che finì dodicesimo in serie B.
Si diceva che nel dopo-partita si respira sì tensione ma non come nelle stesse crisi degli scorsi anni, segno che ci si sta abituando anche alle continue delusioni. Come non c’è, rispetto alle precedenti quindici partite, Stefano Colantuono a metterci la faccia, a dire in fondo sempre le stesse cose ed a provare a vedere mezzo pieno un bicchiere in cui ormai non c’è più neppure l’acqua prodotta dalla difesa del Toro.
Il clima è ovviamente teso, Colantuono è virtualmente esonerato e la parola non può che prenderla il presidente Cairo che proprio come dopo Chievo-Torino del febbraio 2007, che fu fatale a Zaccheroni, Genoa-Torino di un anno dopo, che costò il posto al Novellino atto primo ed in tutte le altre occasioni in cui a pagare è stato il tecnico si trova costretto a commentare deluso ed incredulo l’ennesima crisi e ad ammettere implicitamente l’imminente ribaltone.
“Ci ritroviamo a commentare un’altra sconfitta, un’altra partita che abbiamo buttato via”. Immediate le domande sul futuro di Colantuono: “Dobbiamo valutare, lo farò attentamente con Foschi. Il mister era molto deluso nell’intervallo per aver preso due gol così assurdi, ma era anche molto motivato: eppure non siamo riusciti a risalire neppure con un’ora a disposizione”. Per chi non avesse ancora capito, il cerchio si stringe: “È chiaro che i problemi vanno al di là di una sconfitta: appena subiamo un gol, crolliamo, mentre quando ne segniamo uno non riusciamo a schiacciare sull’acceleratore. I problemi sono molto più profondi“.
Quindi arriva una discutibile analisi sulla squadra: “Siamo la squadra più costosa della serie B, certi nostri giocatori hanno mercato in A eppure stentiamo: e pensare che nel mercato non abbiamo lesinato sforzi e spese”. Dichiarazioni che lasciano sbigottiti: se le spese si chiamano Loviso e Belingheri, forse bisognerebbe pensare che quei soldi andavano spesi meglio.
Tra i giocatori si fa vedere solo Rolando Bianchi, ennesima dimostrazione, se ce n’era bisogno, che le vittorie hanno molti padri ma che nei momenti difficili il coraggio diventa merce rara. Il capocannoniere (raggiunto in vetta da Mastronunzio), appare visibilmente deluso ma cerca generosamente una difesa del tecnico: “Premetto che di parlare ho poca voglia, sarebbe il momento di lavorare più che di fare interviste. E di lavorare meglio, perchè evidentemente non abbiamo capito le intenzioni del mister”.
Il bomber non si da pace: “Siamo veramente giù di morale, la responsabilità è tutta nostra, eppure vorremmo dare soddisfazioni ai nostri tifosi. Il cambio di allenatore? Ne sono cambiati già tanti - sostiene Bianchi con l’aria di chi sembra aver già capito tutto in un anno e mezzo di Toro - ma la situazione non è mai migliorata. Il problema evidentemente siamo noi”. Parole dure che forse non piaceranno ad alcuni compagni ma che almeno forniscono una chiave di lettura condivisibile.

Davide Martini








